Ricerca sugli embrioni, Veronesi «apre» al Vaticano

Intervista al Ministro della Sanità, Umberto Veronesi


di Margherita De Bac
Corriere della Sera, Martedì 9 Gennaio 2001




ROMA - Il ministro della Sanità Umberto Veronesi aspettava un segnale. E il segnale gli è arrivato lo scorso venerdì, sotto forma di un articolo sull’ Osservatore Romano, firmato dai due personaggi di maggior rilievo dell’Accademia Pontificia per la vita, Juan De Dios Vial Correa e monsignor Elio Sgreccia. Il professore lo ha letto e si è sentito rinfrancato: «La Chiesa si è aperta, non considera chiuso il dibattito sulla tecnica italiana che consentirà di ottenere cellule staminali senza passare attraverso l’embrione».
Le cellule staminali sono quelle originarie, primordiali, che ancora non si sono differenziate nella formazione di organi o tessuti e serviranno a curare malattie molto gravi. Il ministro aveva nominato una commissione per trovare una via che fosse accettata dai cattolici. Ora dal Vaticano, una mezza fumata bianca. E come per rassicurare ancora la Santa Sede, Veronesi annuncia un provvedimento che limiterà il congelamento di nuovi embrioni: «I centri dovranno ricorrere al congelamento degli ovociti, le cellule riproduttive femminili».

Ministro, nell’articolo comparso sull’Osservatore Romano traspare ancora una certa diffidenza sul trasferimento nucleare da cellule somatiche (Tnsa), la tecnica che permette, secondo le conclusioni della Commissione coordinata dal premio Nobel Renato Dulbecco, di ottenere cellule staminali attraverso il trasferimento di nucleo: si prende un ovocita, si svuota del nucleo, e lo si sostituisce col nucleo della cellula adulta dello stesso paziente da curare. In coltura, poi si otterranno cellule staminali compatibili con quelle del malato. E tutto questo senza arrivare alla creazione di un embrione. L’Accademia Pontificia però parla di dati empirici, di ipotesi non corroborate da evidenze sperimentali. Il giudizio viene sospeso anche se «non si esclude in linea di principio che la via alle staminali possa dimostrarsi effettivamente percorribile nei termini proposti». Quest’ultima frase può far ipotizzare un cambiamento di rotta ?
«La Chiesa in un certo senso è possibilista. Il trasferimento di nucleo è stato indicato dai nostri esperti come soluzione per non creare embrioni. Ed escludo che celebrità mondiali come Rita Levi Montalcini e Dulbecco abbiano detto il falso. L’articolo dell’ Osservatore Romano non mette sufficientemente in rilievo che questa tecnica, a differenza della scelta fatta dagli inglesi, punta sul trasferimento di nucleo in un ovulo non fecondato. L’ovulo fecondato contiene in effetti messaggi biochimici che portano all’embrione. Noi lo guidiamo invece verso una proliferazione cellulare da cui ottenere cellule staminali. È un principio accettato da tutta la Commissione. Questo concetto, per l’ Osservatore è da dimostrare. Per noi è un fatto scientifico. E il dibattito rimane quindi scientifico, non etico. Sono comunque d’accordo che sia ancora necessario fare sperimentazioni per ottenere dati certi. E sono convinto che questa strada, cioè non toccare l’embrione, sia giusta. Parte da un presupposto di carattere non etico, non politico, ma strettamente scientifico: l’embrione è finalizzato alla procreazione. Non serve fare embrioni in sovrannumero per rinchiuderli in frigorifero».

Monsignor Sgreccia è in ambito ecclesiastico uno dei personaggi più intransigenti sul ricorso al trasferimento di nucleo. Si dice sia stato lui a richiamare all’ordine i sette membri cattolici della commissione, inizialmente disponibili ad accettare la tecnica. L’articolo dell’«Osservatore» può dunque essere interpretato come un ammorbidimento?
«È un segnale positivo. Vuol dire che la Chiesa non considera chiuso il dibattito, che il discorso non deve essere considerato un tabù, ma è un punto di inizio. La Commissione Pontificia non dichiara l’inaccettabilità del principio, ma pone come condizione la certezza di quanto affermiamo. E io ripeto che possono essere tranquilli. Non è un trucco. Non mi permetterei mai di avallare una tecnica che porti alla formazione dell’embrione. C’è da parte nostra la genuina volontà di evitare questo passaggio».

Il senatore Marcello Pera, filosofo della scienza di Forza Italia, personalmente favorevole al Trasferimento di nucleo, ha detto che avreste potuto utilizzare meno sottigliezze e parlare esplicitamente di clonazione umana. È la stessa cosa?
«Apprezzo l’onestà intellettuale di Pera. È vero, si può parlare di clonazione. Ma se lo avessimo fatto, la gente avrebbe capito una cosa diversa. Avrebbero subito pensato alla pecora Dolly, alla creazione di un organismo identico ad un altro. Qui si tratta solo di riproduzione cellulare».

Ma sulla questione dell’uso di embrioni congelati e conservati nei frigoriferi dei centri di procreazione assistita, una mediazione con i cattolici sembra impossibile. Come si muoverà?
«Ripeto, l’embrione per la scienza è finalizzato alla procreazione. Bisogna allora impedire che vengano impiegati embrioni prodotti in sovrannumero, orfani, non più necessari alle coppie sterili. A mio parere è un problema che deve assolutamente essere risolto prima che si arrivi all’embrione. La mia proposta è questa. Si devono congelare gli ovociti nel numero necessario alla fecondazione ma anche per avere una scorta nell’eventualità che non raggiungano l’attecchimento. Gli ovociti sono cellule normali e il loro uso non pone problemi morali. Interveniamo a monte, così eviteremo di riempire i frigoriferi di embrioni orfani. È un principio di buona pratica clinica, non solo di etica».

In concreto, cosa farà?
«Ho incaricato il professor Carlo Flamigni, pioniere nel campo della conservazione di ovociti, di preparare un programma di ricerca e fattibilità del congelamento di ovociti in tutti i centri di fecondazione assistita. Gli uffici ministeriali stanno verificando gli strumenti normativi idonei e sono già a buon punto. Credo, come ministro della Sanità, di poter prendere un’iniziativa del genere, perché ha un senso pratico. Tutti sarebbero d’accordo, compresi i cattolici, felici di risolvere il problema alla radice».

E gli embrioni già congelati, quelli orfani? In Italia si stima ce ne siano a migliaia.
«I cattolici sostengono che non vadano toccati. In questo modo gli embrioni morirebbero a 80 gradi sotto zero e poi verrebbero buttati. Mi chiedo se questa sia una morte nobile e gloriosa per entità che vengono considerate persone. Secondo me è una morte crudele, innaturale. La maggioranza della Commissione ritiene invece che impiegare questi embrioni per la ricerca risponda a un principio di beneficiabilità, cioè che sia preferibile il loro impiego a beneficio di una causa nobile come una prospettiva di cura per tanti malati piuttosto che abbandonarli a un destino mortale, dettato dal determinismo biologico».

Immagini di dover convincere un cattolico a sposare la sua tesi. Che cosa gli direbbe?
«Ecco il mio ragionamento. Se gli embrioni fossero persone e li interrogassimo sulla fine che vorrebbero fare credo non avrebbero dubbi nel rispondere che è meglio essere sacrificati per la ricerca».

Sugli embrioni congelati la commissione non ha espresso un giudizio unanime. Soltanto 18 su 25 hanno detto di sì all’uso per la ricerca.
«Io sono solidale con la maggioranza. Utilizziamoli come sorgenti di cellule staminali. Quando li avremo esauriti almeno potremo chiudere questo annoso dibattito che per fortuna adesso si è rasserenato. Sono molto tormentato. I direttori dei centri mi telefonano e chiedono come devono comportarsi con gli embrioni con più di cinque anni. Mi sento umiliato nel non poter dargli risposta. Per me utilizzare gli embrioni congelati per la ricerca è il male minore».

Lei recentemente ha dichiarato: sugli embrioni la Chiesa deve decidere una volta per tutte. Il realtà lo ha già fatto con un no perentorio al loro impiego come sorgenti di cellule staminali.
«I cattolici sono divisi. Parlando loro a tu per tu ho riscontrato maggior possibilismo di quello manifestato ufficialmente. Capisco che è difficile conciliare la teologia severa con la pratica clinica».

Qual è il futuro del rapporto Dulbecco?
«Chiederò al Governo (il ministro lo farà oggi stesso al Consiglio dei ministri, dove ha presentato il rapporto Dulbecco, ndr ) che venga inviato al Parlamento europeo. Penso che la via del Trasferimento di nucleo, novità nella ricerca scientifica, verrà accettata favorevolmente nel mondo culturale della vecchia Europa. Nella traduzione in inglese il principio rimane sostanzialmente inalterato. Dai miei sondaggi presso i centri di ricerca europei la via italiana è stata accolta molto positivamente».

E in Italia quale sarà il percorso del rapporto?
«È una questione che porterò al Consiglio dei ministri, voglio sentire le reazioni del Governo. Penso che sul divieto di creare embrioni sovrannumerari e sul ricorso a ovociti e spermatozoi congelati si possa prendere una decisione governativa. Sul resto qualcosa si può fare, ma è molto più complicato. Manca ogni riferimento legislativo. Oggi chiunque potrebbe fare ricerca sull’embrione e nessuno potrebbe fermarlo».

Lei però aveva annunciato che avrebbe passato il testimone al Parlamento italiano. Ci ha ripensato?
«Ora c’è troppa emotività, forse è consigliabile far decantare. Il mio intendimento è emanare linee guida contenenti i requisiti minimi tecnici di cui devono disporre i centri di procreazione assistita per avere l’autorizzazione. Requisiti molto semplici. Il testo è pronto. Lo abbiamo lì, basterebbe aggiustare qualche parola. Ma non voglio dare l’impressione di voler bypassare il Parlamento, sono rispettoso delle regole democratiche».


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