"OSAMA, LA MASCHERA DEL FALSO PROFETA"


di
TAHAR BEN JELLOUN

(La Repubblica, 23 ottobre 2001)


TORNO ora dal Marocco, dove ho sentito parlare molto di Bin Laden. Passata l'ondata di simpatia per «il giustiziere degli umiliati», «colui che è riuscito a fare del male all'America», le lingue si sciolgono e piovono critiche. Quando Bin Laden ha fatto la sua dichiarazione attraverso l'emittente televisiva Al Jazeera, il tono, la calma, la sicurezza e l'indice leggermente curvo e alzato in segno di minaccia hanno impressionato la gente e fatto paura a molti.

Quest'uomo fa tremare il pianeta e sfugge all'esercito e alla polizia più grandi del mondo. Ma, se questo suscita l'ammirazione dei popoli musulmani, alcuni hanno osservato che Bin Laden ha appena commesso il suo primo errore teologico. Facendosi riprendere davanti a una roccia, voleva suggerire di trovarsi in prossimità di una grotta nella montagna. Così facendo, però, riproduce l'immagine del profeta Maometto che ha ricevuto la Rivelazione nella grotta del monte Hira. In questo modo Bin Laden confonde le acque e scandalizza i veri musulmani. Ho sentito parlare di eresia e di impostura.
Allah ha detto che Maometto è l'ultimo dei profeti e che chiunque sosterrà d'essere un profeta sarà un bugiardo e un usurpatore. Come osa quell'exagente degli Americani, che indossa una giacca dell'esercito americano e un orologio sofisticato, lanciare una fatwa come se fosse il profeta di tutti i musulmani, il loro rappresentante e la loro guida? Con quale diritto scaglia una fatwa contro l'America e l'Occidente? Una fatwa è un'indicazione religiosa, non una legge. La può emettere un saggio, un teologo di rango elevato, un uomo dalla moralità perfetta, una guida rispettata e profondamente religiosa.
Originariamente, tale indicazione veniva espressa dai Compagni del Profeta, persone di grandi qualità. Non certo guerrieri che mandavano terroristi a seminare la morte in giro per il mondo. La fatwa più celebre è quella lanciata da Khomeini contro lo scrittore Salman Rushdie. Khomeini era il capo degli sciiti. Gli sciiti hanno un clero gerarchizzato che i sunniti, cioè l'islam tradizionale e ortodosso, rifiutano. Bin Laden è sunnita e appartiene al rito wahabita nato in Arabia Saudita. Questo rito prescrive la distruzione dei marabut (le tombe dei santi) e un rigorismo molto severo. Sono stati i wahabiti a finanziare il fondamentalismo islamico in paesi come l'Algeria. Le prime azioni dei fondamentalisti algerini sono state proprio la demolizione dei marabut e dei luoghi di culto non ortodossi.
È stato detto che Bin Laden padroneggia perfettamente la scienza della comunicazione e fa la guerra anche attraverso la manipolazione delle immagini. Di fatto appartiene al lato più oscuro della società dello spettacolo. Il suo scopo è evidentemente quello di consumare una vendetta personale contro l'America, il suo vecchio padrone, e di destabilizzare il regime saudita che ospita soldati americani sul suo territorio. Cerca, inoltre, di alimentare il risentimento dei musulmani, un risentimento che nel mondo arabo è molto diffuso, soprattutto dopo i bombardamenti sulla popolazione irachena e la repressione dei Palestinesi. Questo risentimento rischia di annebbiare i pensieri dei musulmani e impedire loro di dubitare e aprire gli occhi sulla realtà del male immenso che Bin Laden sta facendo all'islam e agli Arabi in tutto il mondo.
L'Islam ha le sue malattie, che sono le cattive interpretazioni. I Taliban rispecchiano tutte le malattie religiose costituite dall'ignoranza, dal fanatismo e dal terrore. Non è un caso che Bin Laden, un uomo che ha frequentato l'Occidente e ne conosce i meccanismi, ha scelto di circondarsi di guerrieri nevrotici e dementi. Cerca di seminare il terrore nel mondo e per questo applica quella logica dell'oscurantismo che fa accapponare la pelle. Tutto ciò è lontano dall'Islam, ma occorre che gli Stati musulmani diano inizio a una rivoluzione culturale separando la religione dall'ideologia, e cioè dalla politica. Purtroppo ne siamo ancora lontani. In Marocco, la figlia dello sceicco Yassine, leader di un movimento fondamentalista islamico, ha recentemente criticato con durezza l'atteggiamento del governo, che ha condannato il terrorismo e chiesto giustizia per le popolazioni irachene e palestinesi.
(traduzione di Elda Volterrani)






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