Scienza & Democrazia

di
Luigi Dell'Aglio

(Avvenire 20 settembre 2000)



"La gente ha diritto a più informazione". La situazione italiana dalla bioetica alla salute: interviene Antonio Spagnolo. "Preoccupazioni ora più che mai giustificate"


"Mi pare che, nel rapporto scienza-cittadini, si debba arrivare a quella condizione di parità che, nella medicina, tende ormai a stabilirsi tra medico e paziente. Si è passati da una posizione di "paternalismo" del medico, a un rapporto paritario con il paziente, sul piano della dignità e dei diritti". Il professor Antonio Spagnolo è docente di bioetica all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. Una volta - spiega - il medico si sentiva autorizzato a intervenire anche senza informare il paziente o addirittura ingannandolo "per il suo bene", come si diceva. Oggi l'informazione e il consenso del paziente sono diventati requisiti, giuridici oltre che etici, di un corretto rapporto medico-paziente.

"Allo stesso modo, occorre arrivare a un rapporto più adulto tra scienziati e cittadini", sostiene Spagnolo. Le cose andrebbero meglio se la scienza si facesse capire di più dalla gente. La "democrazia della scienza", di cui parla Bruno Latour, è anche questo. Nei confronti della scienza, infatti, l'opinione pubblica reagisce in due modi. "Da una parte spera che la ricerca possa un giorno eliminare le malattie, dall'altro teme che un uso incontrollato della scienza - o meglio: delle tecnologie prodotte dalla scienza - possa ritorcersi in qualche modo contro la stessa umanità, portando a una dominazione di uomini su uomini, fino a un'autodistruzione del genere umano". Perciò, dall'interno del mondo della scienza, più che da quello dei moralisti, è nato negli anni '70 il movimento della bioetica, come "scienza della sopravvivenza" (dal titolo di un articolo di Van Rensselaer Potter, pioniere della bioetica). "Ora le preoccupazioni sono più giustificate che mai: per la prima volta nella storia, c'è il pericolo concreto di arrivare ad autorizzare per legge l'uccisione di alcuni esseri umani a vantaggio di altri esseri umani", rileva Spagnolo riferendosi all'uso degli embrioni. A volte, le paure nei confronti della scienza non sono giustificate, derivano soltanto da reazioni emotive. A questo punto è evidente che la "democrazia della scienza" comporta anche una corretta comunicazione. "Spesso le informazioni fornite al pubblico su una scoperta scientifica sono o troppo semplicistiche (e allora alimentano false aspettative) o troppo complesse e, per conseguenza, impossibili da comprendere", interviene Spagnolo. E' lecito ed opportuno un controllo della società sulla scienza?

"Certo", risponde il professore, "la società ha tutto il diritto di esercitare un controllo sull'operato della scienza: le conseguenze disastrose ricadrebbero sulla società stessa". Un controllo può essere attuato con i Comitati etici, istituiti per legge in molti Stati. In questi organismi, a valutare le sperimentazioni scientifiche sono anche rappresentanti dell'opinione pubblica, dei cittadini-utenti e esponenti di diverse aree di pensiero. Oltre al controllo pubblico, secondo Spagnolo, è possibile - e dovrebbe essere regola per tutti gli scienziati "intellettualmente onesti" - un autocontrollo già nella fase in cui viene ideato e attuato il primo esperimento. "Lì, specie di fronte al rischio di conseguenze gravi per le generazioni future, la scienza dovrebbe avere il coraggio di fermarsi".






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