La libertà salverà la globalizzazione

Il premio Nobel per l'economia, l'indiano Amartya Sen, indica limiti e prospettive del mercato planetario. Con un obbligo: difendere la democrazia.
Esce oggi Globalizzazione e libertà, raccolta di saggi di Amartya Sen, Premio Nobel per l'economia '98. Del volume (Mondadori, pagine 168, euro 14,60) anticipiamo due brani dal capitolo "La libertà e il nostro futuro".

di
AMARTYA K. SEN


"Il Tempo", 3 giugno 2002


Qualunque tipo di libertà analizziamo, dobbiamo prendere in esame sia l'importanza che ha in sé sia il suo ruolo strumentale. A proposito delle libertà politiche, si sente chiedere, a volte, se "contribuiscano allo sviluppo". Di fatto, una risposta negativa (che include l'obiezione, così spesso sostenuta, che la democrazia sia nemica della crescita economica) ha corroborato tendenze politiche autoritarie in diverse regioni del pianeta, dall'Asia orientale all'America latina. La prima cosa da osservare per valutare questa linea di argomentazione è che questo modo di porre la domanda disconosce un aspetto cruciale: le libertà politiche e i diritti democratici sono elementi costitutivi dello sviluppo. La loro rilevanza non deve essere stabilita indirettamente, per mezzo del loro contributo al Pil. Che siano ricchi o poveri, se non godono delle libertà politiche i cittadini sono deprivati di un elemento fondamentale per una buona vita. Tuttavia, una volta riconosciuta questa connessione, dobbiamo sottoporre la democrazia all'analisi che ne consegue, poiché esistono altri tipi di libertà. Vale la pena di notare, in questo contesto, che ampi studi comparativi non hanno fornito supporto empirico alla convinzione che la democrazia sia dannosa alla crescita economica. In effetti, l'evidenza indica, piuttosto incontrovertibilmente, che la crescita è favorita da un ambiente economico accogliente anziché dalla durezza del sistema politico.

Allo stesso modo sembra chiaro che la democrazia e i diritti politici e civili tendono a rinforzare libertà di altra specie (come la possibilità di sopravvivere e la sicurezza economica), dando voce alle persone in condizioni di deprivazione o più vulnerabili. Il fatto che nessuna grande carestia si sia mai verificata - persino nel caso di nazioni molto povere nel corso di gravi crisi alimentari - in un paese democratico con elezioni regolari, partiti di opposizione e un'informazione relativamente libera, illustra in modo semplice l'aspetto più elementare della forza protettiva delle libertà politiche. Nonostante le sue molte imperfezioni, la democrazia indiana ha generato incentivi politici sufficienti a evitare carestie di grandi proporzioni (l'ultima delle quali si verificò quattro anni prima dell'indipendenza, nel 1943), mentre la maggiore carestia di cui si ha memoria si è verificata in Cina nel 1958-61 e ha provocato quasi 30 milioni di morti. Proprio ora, i due paesi colpiti dalle carestie di maggiore entità sono tra i più nettamente dittatoriali, vale a dire Corea del Nord e Sudan.

La forza protettiva della democrazia è in effetti capace di fornire sicurezza in misura molto più estesa di quanto riescano a farlo i tentativi di prevenzione delle carestie. Il povero nella Corea del Sud o in Indonesia potrebbe non essersi preoccupato troppo per la democrazia nel periodo del boom economico, quando le condizioni di vita di tutti sembravano migliorare nella loro totalità. Ma quando l'economia è entrata in crisi, la democrazia e le libertà politiche e civili hanno cominciato a mancare disperatamente a chi vedeva cambiare i propri mezzi economici e la propria vita in maniera del tutto inaspettata. Da un punto di vista generale, una riduzione del Pil del 5 o del 10% non è certo una calamità, se fa seguito a decenni di tassi di crescita annuali tra il 5 e il 10%. Se tuttavia la riduzione grava iniquamente sulle fasce più svantaggiate, queste ultime potrebbero trovarsi in serio pericolo e aver bisogno di sostegno sociale. La democrazia è diventata ora un tema centrale in Corea del Sud e in Indonesia. Non vorremmo dover aspettare una crisi economica per apprezzare la forza protettiva della democrazia.(...)

Per guardare alle prospettive e ai bisogni futuri con adeguata chiarezza e profondità, una concezione incentrata sulla libertà presenta molti vantaggi rispetto a punti di vista più convenzionali. Primo, fornisce il contesto per interpretare il progresso individuale e sociale sulla base dei suoi obiettivi fondamentali piuttosto che dei suoi strumenti più immediati. L'aumento delle capacità di vita e delle libertà ha un rilievo intrinseco che lo distingue, ad esempio, dall'incremento della produzione di merci o dalla crescita del Pil.

Secondo, una concezione incentrata sulla libertà offre anche lucide indicazioni strumentali, perché libertà di diversa specie si sostengono vicendevolmente. Mettere a fuoco le connessioni fra libertà di diverso tipo ci conduce molto oltre la prospettiva limitata delle singole libertà isolate. Viviamo in un mondo di molte istituzioni (tra le quali il mercato, il governo, la magistratura, i partiti politici, i media, ecc.) e dobbiamo fare in modo che si possano supportare e rafforzare tra loro, anziché ostacolarsi a vicenda.

Terzo, questa prospettiva più ampia ci consente di distinguere tra 1) gli interventi repressivi dello stato che soffocano la libertà, l'iniziativa e l'impresa, e depotenziano l'agire individuale e la cooperazione e 2) il ruolo di supporto dello stato nell'allargamento delle libertà di fatto degli individui (ad esempio, garantendo l'istruzione pubblica, le cure sanitarie, le reti di sicurezza sociale, le agevolazioni del microcredito, buone politiche macroeconomiche, salvaguardando la concorrenza industriale e assicurando la sostenibilità epidemiologica e ambientale).

Quarto, un approccio incentrato sulla libertà può concorrere a fornire una visione adeguatamente ampia ed estensiva delle esigenze degli esseri viventi. La libertà in senso largo comprende i diritti civili e le opportunità economiche e sociali da un lato e, dall'altro, l'eliminazione di fondamentali illibertà come la fame, l'analfabetismo, le malattie non assistite e altre situazioni di assenza di garanzie sociali. Abbiamo bisogno di un approccio integrato ai problemi e alle prospettive del mondo futuro. É di importanza cruciale superare la visione frammentata di chi sostiene solo libertà di natura particolare, negando l'importanza delle libertà di altra specie (in alcuni casi considerando in effetti dannosi altri tipi di libertà). Occorre una nozione chiara dell'interdipendenza di libertà di diversa specie e del loro ruolo di reciproco sostegno.

Infine ho sostenuto, nei termini della distinzione medievale fra "agente" e "paziente", un diverso punto di vista sullo sviluppo e il cambiamento sociale. Questo approccio è radicalmente diverso da quelli che considerano le persone beneficiarie passive di ingegnosi programmi di sviluppo.

La possibilità di risolvere problemi antichi (ereditati dal passato, come disuguaglianza e povertà) e nuovi (come il degrado dell'ambiente o il sovraffollamento) dipende innanzitutto dalla capacità di rafforzare le diverse istituzioni a presidio delle differenti ma interrelate libertà. (...) In tal senso, il nostro futuro dipenderà soprattutto dal successo nell'ampliamento delle rispettive libertà, ottenuto attraverso il rafforzamento delle diverse istituzioni che sostengono e favoriscono le nostre capacitazioni umane. In questo, ritengo, risiede la più importante indicazione per il nostro futuro.




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