"La vera arma contro i tiranni del terrore"


di
SALMAN RUSHDIE

(La Repubblica, 3 ottobre 2001)


NEL gennaio dell'anno scorso scrivevo in un articolo che la "lotta della nuova epoca sarebbe stata fra il Terrorismo e la Sicurezza" e mi crucciavo del fatto che vivere secondo i peggiori scenari che gli esperti di sicurezza andavano ipotizzando avrebbe potuto voler dire sacrificare moltissime delle nostre libertà agli invisibili combattenti- ombra di un mondo segreto. La democrazia richiede visibilità, affermavo, e nella lotta fra sicurezza e libertà dobbiamo sempre eccedere sul fronte della sicurezza.

Martedì 11 settembre si è avverato il peggiore degli ipotetici scenari. Hanno distrutto la nostra città. Io sono nel numero dei newyorkesi da poco tempo, ma anche coloro che non hanno mai messo piede a Manhattan hanno sofferto per le sue profonde ferite, perché New York è il cuore pulsante del mondo visibile, che parla seriamente, che ha un vigore scintillante, la città, come dice Walt Whitman "delle orge, delle passeggiate, della gioia", la sua "città orgogliosa e appassionata... coraggiosa, matta, stravagante!". A questa luminosa capitale del visibile, le forze dell'invisibile hanno inferto un colpo terribile. Non c'è bisogno di dire quanto sia stato terribile. Lo abbiamo visto. Ne siamo stati cambiati. Ora dobbiamo soltanto essere sicuri che la ferita non sia stata mortale, che il mondo di ciò che è visibile trionfi su quello che si occulta, quello che si manifesta soltanto tramite i risultati dei suoi tremendi gesti.

Nel rendere le nostre libere società sicure, più sicure, inevitabilmente le nostre libertà civili risulteranno compromesse. Ma in cambio di questa parziale erosione della nostra libertà, abbiamo tutti il diritto di attenderci che le nostre città, la nostra acqua, i nostri aeroplani, i nostri bambini siano realmente protetti meglio di quanto siano stati finora.

La reazione occidentale agli attacchi dell'11 settembre sarà giudicata in larga misura da quanto e se la gente comincerà a sentirsi nuovamente sicura nelle proprie abitazioni, sul posto di lavoro, nella vita di ogni giorno. Questa fiducia l'abbiamo perduta e dobbiamo riguadagnarcela.

Poi, la questione del contro attacco. Sì, dobbiamo inviare i nostri soldati fantasma contro i loro, e augurarci che i nostri abbiano il sopravvento. Ma questa guerra segreta, da sola, non ci potrà portare la vittoria. Abbiamo anche bisogno di un'offensiva pubblica, politica e diplomatica il cui scopo deve essere la tempestiva risoluzione di alcuni dei più spinosi problemi del mondo: prima di tutto il conflitto fra Israele e il popolo Palestinese per la terra, la dignità, il riconoscimento e la sopravvivenza. In futuro occorrerà molto più discernimento, ovunque. Per favore, non bombardate più le industrie farmaceutiche del Sudan. E adesso che finalmente i saggi capi americani sembrano aver compreso che sarebbe sbagliato bombardare l'oppresso, impoverito popolo afgano in gesto di ritorsione per le malefatte dei loro tiranni, essi possono saggiamente riflettere, in retrospettiva, su quanto è stato fatto all'oppresso, impoverito popolo iracheno. È ora di smettere di inimicarsi la gente, è ora di stringere amicizia. Affermare ciò non equivale ad unirsi alla feroce critica dell'America compiuta da alcune sezioni della sinistra, una delle più spiacevoli conseguenze dell'attacco terroristico agli Stati Uniti. "Il problema degli Americani è che...", "Quello che l'America deve comprendere è che..." Recentemente si è manifestato un grandissimo moralistico ipocrita relativismo, solitamente anticipato da frasi come quelle che ho riportato. Un paese che ha appena subìto il più devastante attacco terroristico della storia, un paese che si trova in profondo lutto, che prova un terribile dolore, si sente accusare, spietatamente, di essere colpevole per la morte dei suoi stessi cittadini. ("Ma ci meritiamo tutto questo, sir?" ha chiesto uno sconvolto volontario a "ground zero" a un giornalista inglese. Trovo stupefacente la profonda cortesia di quel "sir")

Diciamo chiaramente perché questa furibonda e benpensante critica antiamericana sia una pessima porcheria. Il terrorismo è l'assassinio dell'innocente. Questa volta si è trattato di un assassinio di massa. Giustificare una simile atrocità biasimando la politica degli Stati Uniti significa ricusare l'idea stessa della moralità: che gli individui siano responsabili delle loro azioni. Inoltre, il terrorismo non è la ricerca di legittimi risultati per mezzo di mezzi illegittimi. Il terrorista si nasconde sotto il mantello del dolore del mondo per celare i suoi reali obiettivi. Qualsiasi cosa i killer cercassero di ottenere, sembra improbabile che l'idea di costruire un mondo migliore ne facesse parte.

Il fondamentalista cerca in tutti i modi di abbattere ben più di semplici edifici. Solo per elencarne alcune, queste persone sono contro la libertà di parola, il sistema politico multi partitico, il diritto di voto universale, gli stati democratici, gli ebrei, gli omosessuali, i diritti delle donne, il pluralismo, il secolarismo, le gonne corte, la danza, l'assenza di barba, la teoria evolutiva, il sesso. Questi sono tiranni, non musulmani. (L'Islam è molto severo con i suicidi, che sono condannati a ripetere il loro gesto per tutta l'eternità. Bisognerebbe in ogni modo che ci fosse un'accurata indagine, da parte dei Musulmani di ogni paese, sul perché la loro amata fede attiri così tanta progenie mutante. Se l'Occidente deve cercare di capire i suoi Unabomber e Mc Veighs, l'Islam ha bisogno di confrontarsi con i suoi Bin Laden).

Il segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan ha recentemente affermato che ora dobbiamo tutti definirci non soltanto in rapporto a ciò a favore di cui siamo, ma anche in relazione a ciò cui siamo contrari. Io capovolgerei la frase, perché in questo momento ciò per cui siamo decisamente contro è incomprensibile. Assassini suicidi scagliano aerei pieni di persone contro il World Trade Center e il Pentagono, uccidendo migliaia di persone. Be', certo che sono contrario. Ma noi per che cosa possiamo dirci a favore? Per difendere che cosa rischieremmo le nostre vite? Possiamo tutti unanimemente affermare che sarebbe giusto morire per ciascuna delle cose che ho elencato sopra, sì, anche le gonne corte e le danze?

Il fondamentalista crede che noi non crediamo in niente. Dal suo punto di vista egli ha certezze assolute, mentre noi siamo immersi in una sibaritica indulgenza. Per dimostrargli che ha torto, dobbiamo prima di tutto essere certi che ha torto. Dobbiamo metterci d'accordo su quello che ci sta veramente a cuore: baciarci in luoghi pubblici, i panini con la pancetta, il non essere sempre d'accordo, la moda ultimo grido, la letteratura, la generosità, l'acqua, una distribuzione più equa delle risorse della terra, i film, la musica, la libertà di pensiero, la bellezza, l'amore. Queste saranno le nostre armi. Li sconfiggeremo non facendo la guerra, ma con la maniera impavida con la quale sceglieremo di vivere.

Come sconfiggere il terrorismo? Non siate terrorizzati. Non permettete che la paura rovini le vostre vite. Anche se avete paura.

Copyright Salman Rushdie 2001
Traduzione di Anna Bissanti






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