Una straordinaria provocazione (da raccogliere)



Un intervento degno del massimo rispetto, quello della Fallaci, sia in quanto riflette situazioni e problemi reali e concreti, sia per la sincerità e la passione che lo caratterizzano. E, lo voglio dire, una splendida provocazione. Che sia anche condivisibile, tuttavia, è una questione un po' più complessa e che non ha a che fare soltanto con le "opinioni" di chi legge. Troppe, infatti, sono le implicazioni che una riflessione come quella contiene, e che sono politiche, storiche, culturali, sociali, e persino filosofiche e teologiche.

Le opinioni che abbiamo affiancato al testo della Fallaci, riflettono punti di vista diversi, nel senso soprattutto che muovono da prospettive diverse e colgono pertanto aspetti che sono evidentemente lasciati in ombra dall'autrice della "provocazione". Alcuni testi, poi, non hanno a che fare, direttamente almeno, con quello da cui partiamo, ma non per questo sono meno pertinenti al tema.

Dal confronto tra queste idee, dialetticamente, si può forse pervenire ad un'opinione che sia meno condizionata da percezioni troppo soggettive (e anche comprensibili e giustificate sotto il profilo emotivo) per essere accolte come autentici contributi alla comprensione del momento che stiamo vivendo. Di certo non si può neanche lontanamente pensare di "leggere" un testo come quello della Fallaci senza "storicizzarlo" e senza dare il giusto peso al "genere letterario", alla componente appunto emozionale ed umanissima che tanta parte ha nell'appassionata e quasi dantesca invettiva della celebre giornalista-scrittrice.

Dice giustamente Salman Rushdie che questo non è il momento di ricordare all'America i suoi errori. Non è neppure il momento per noi, figli dell'Occidente, di cospargerci il capo di cenere meditando sui nostri "peccati". E' il momento di piangere i morti innocenti e di organizzare, con saggezza ed equilibrio, ma con tutta la necessaria fermezza, il giusto castigo per i colpevoli. Se è soprattutto di questo che si sostanzia, in ultima analisi, il grido della Fallaci, come darle torto? E se invece il cardine del ragionamento è il "patriottismo" italico (che non c'è)? Fate voi, ma personalmente sono d'accordo. Se invece il discorso ruota intorno alla persuasione che la cultura occidentale sia "superiore" a quella islamica, allora, molto più che al Presidente del Consiglio credo valga la pena di richiamarsi a colui che lo ha preceduto nella carica. Ha detto infatti Giuliano Amato (al Senato qualche giorno fa):

"Superiore non è questa o quella società nei suoi tratti originari, ma quella società che si sa aprire, che si sa integrare, che si sa arricchire dei contributi degli altri e che sa arricchire gli altri dei propri contributi. E' così che sono diventati universali i valori dei diritti umani ed è così che noi stessi, società europea, siamo diventati una società libera. Se secoli fa ci fossimo chiusi nei nostri valori, oggi forse trionferebbe l'intolleranza e non la libertà sul continente europeo."
In ogni caso, i toni esasperati della "lettera", la tracimante, viscerale antipatia verso il mondo islamico, anche se fossero da ascriversi essenzialmente all'eccezionalità e all'orrore della circostanza, credo siano da rifiutare in blocco.

Resta tuttavia la forza di una provocazione culturale che sarebbe sciocco e ipocrita ignorare. Così come l'attentato alle Twin Towers sta cambiando il mondo, certe polemiche, fatte le debite proporzioni, sono destinate a lasciare il segno. Forse mi sbaglio, ma credo che l'intervento di Oriana Fallaci lo ricorderemo negli anni a venire come una pietra miliare nella storia della nostra percezione del fattore-Islam. Mentre l'appello alla ragione lanciato da Umberto Eco -- per quanto sensato e doviziosamente argomentato -- difficilmente oltrepasserà le mura delle accademie. E questo, bisogna pur rilevarlo, può non essere un buon segnale.

Tra i contributi riportati, uno -- "L'ultima crociata" -- è dello scrivente. Un altro, si dirà, dopo questo! Mi giustifico sottolineando il fatto che qui, a differenza dell'intervento successivo, ho soltanto inteso presentare una raccolta di articoli, senza esprimere compiutamente quello che penso.

Roberto Piccoli
Centro "W. Tobagi" Online







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