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Timone

Altri eventi, commenti, riflessioni ...


12 novermbre 2003.

Non sarete dimenticati



novermbre 2003. Ambrogio e Agostino : le sorgenti dell'Europa

Ambrogio, Museo della Basilica di Sant'AmbrogioPuò capitare che uno legga le pagine culturali di un grande quotidiano e ne tragga una lezione politica assolutamente inaspettata? Ecco che cosa è capitato al titolare di questo blog. Sfoglio il Corriere della Sera e vengo a sapere che a Milano, a partire dal 7 dicembre, si volgerà una mostra che si propone di illustrare il rapporto tra Ambrogio e Agostino, il grande vescovo e il futuro Padre della Chiesa. Leggo tutto d’un fiato: l’argomento mi interessa. Oltretutto è ben trattato (da Marco Garzonio), con competenza e bello stile. Molto bene—mi dico quando sono a tre quarti—se posso vado alla mostra, dopo aver letto questa presentazione credo proprio ne valga la pena.

Arrivo alle ultime righe, ed ecco la lezione politica. Viene spiegato il titolo della mostra, che è suggestivo e raffinato : 387 d.c. - Ambrogio e Agostino Le sorgenti dell’Europa. E questo è ciò che si legge:

“Accade che la mostra si svolga nel mezzo delle polemiche circa la citazione delle radici giudaico-cristiane nella Costituzione europea. I promotori incominciarono a lavorare al progetto più di tre anni fa e nella fase di impostazione del lavoro finirono per preferire il termine «sorgenti» a quello di «radici», pur preso in esame. Sembrò che la parola «sorgente» esprimesse in modo efficace contenuti di vitalità, immediatezza e durata, fecondità e potenza generativa cui attingere. La scelta non è questione solo lessicale, ma di un criterio da offrire a chi si interroga culturalmente, scruta nel presente i segni del passato con lo sguardo rivolto al futuro. Sull’elemento sorgivo punta l’attenzione la Mostra, non su una rivendicazione di acquisizioni e meriti passati: se Ambrogio e Agostino, il loro incontro, meritano di essere ricordati per quello che possono continuare a dire, oltre a quanto pur di fondamentale hanno offerto nel 387 e dintorni.”
E’ stata una folgorazione. Più che discutere di «radici» bisognerebbe parlare di «sorgenti», con quel che ne consegue, come è stato egregiamente spiegato : occorrerebbe scrutare nel presente i segni del passato con lo sguardo rivolto al futuro.

L'articolo del Corriere? Lo abbiamo sottratto all'oblio e lo riproponiamo su questo sito :

Ambrogio e Agostino, l’incontro fatale



19 ottobre 2003. Madre Teresa di Calcutta : oggi la beatificazione

Madre Teresa, la felicità del coraggio
di Leonardo Zega
La Stampa, 19 ottobre 2003

Ho incontrato un paio di volte Madre Teresa, prima a Manila, sul finire degli Anni 60, ove le avevano assegnato un premio ben dotato di denaro, poi a «casa sua», a Calcutta. Mi hanno sempre colpito la sua semplicità, la capacità di andar diritto all’essenziale, il suo sano realismo. Diceva: «La buona notizia è che Dio ci ama. Dimostriamogli la nostra gratitudine amando gli altri». E anche: «Facciamo tutto il possibile per i poveri più poveri, facciamolo subito e bene».

A chi le rimproverava di disinteressarsi delle scelte politiche che condizionano la vita dei poveri, rispondeva: «Non spetta a me cambiare il mondo, io mi chino sul primo sventurato che incontro e gli do una mano». La logica del buon samaritano applicata alla lettera.

A Manila - ricordo - le dissero che il premio che avrebbe ricevuto l’indomani proveniva in larga misura da circoli borghesi in odore di massoneria. Lei sorrise e spiegò: «Non guardo mai da dove vengono i soldi, perché so dove vanno». Il giorno dopo si presentò sorridente come sempre, ricevette l’offerta, disse grazie e poi invitò tutti a recitare il Padre nostro.

A Calcutta era la «madre» e basta, per tutti i miserabili della città; ma sempre con un occhio di riguardo per le sue «figlie», perché non si sentissero sole e non si perdessero di coraggio. «Lo facciamo per Dio», le rincuorava. Franca Zambonini, la biografa di Madre Teresa più gettonata, ama ricordare una risposta che le diede la Madre quando le chiese se si riconosceva in ciò che di lei dicevano e scrivevano ormai tutti: Madre Teresa è una santa vivente. La guardò divertita - racconta - e le disse: «Ma no, il mondo è pieno di santi viventi. La santità è un dovere semplice, per tutti. Il tuo lavoro è scrivere, no? E allora, se non scrivi bugie o cose che deprimono la gente, puoi diventare anche tu una persona molto santa. Ogni lavoro può trasformarsi in preghiera».

Un amico spagnolo, che l’ha seguita e conosciuta da vicino, mi scrive: «Di Madre Teresa si parla tanto, forse troppo. Ma per lei vale quel che dice San Luca: “Se taceranno costoro, parleranno le pietre” (19, 40)». Perché con lei si è rinnovato ogni giorno il miracolo della Provvidenza che nutre gli uccelli dell’aria e veste i gigli del campo. E non si sono moltiplicati solo pani e pesci nelle sue scarne mani, ma riso, patate, yogurt, cipolle, carote, marmellate, medicine…

Di Gesù, durante la sua vita terrena, la gente affermava: «È passato facendo del bene a tutti». Leggera e felice, con quegli occhi ridenti sul volto scavato, che una volta visto non scordavi più, Madre Teresa ha camminato sulle orme di Cristo, compiendo il miracolo di evangelizzare la gioia in mezzo alla disperazione, di fare di una delle più doloranti metropoli della Terra «la città della gioia». È una santità, la sua, alla portata di tutti, produce la vera felicità, è impedita solo dall’egoismo, dalla mancanza di fede e di coraggio. Madre Teresa di Calcutta viene elevata agli onori degli altari per ricordarci questa verità e aiutarci a metterla in pratica.

11 settembre 2003. September Eleven: due anni dopo

Da "allora" quella foto è rimasta sul frontespizio della nostra homepage. Diciamo che lì resterà, e ancora per molto. Non perché si debba essere ossessionati a tutti i costi da ciò cui ci rimanda. Anzi, noi tutti abbiamo il dovere morale di guardare avanti, di coltivare la fiducia nel domani, la speranza e la volontà di costruire un futuro migliore.

Piuttosto, la verità è che da quegli avvenimenti, compresa la somma di eroismi e di abnegazione di tante vittime e di tanti scampati, con tutto ciò che ci possono insegnare, dall'ammonimento che da essi ci viene, non siamo ancora usciti. Al contrario, quella è una storia appena cominciata. Lo sappiamo e soprattutto lo sentiamo, lo intuiamo. L'11 settembre è un segno dei tempi. Nel male, ma anche nel bene che ne può nascere -- la storia, si sa, percorre sentieri tortuosi--, il bene cioè che possiamo e dobbiamo ricavarne se vogliamo sopravvivere all'abominio.

Né la condanna più ferma e inequivocabile del terrorismo, da una parte, né il più sconfinato sentimento di solidarietà per le vittime, i loro cari, il grande Paese, la straordinaria metropoli, dall'altra, come neppure l'ammirazione commossa, l'affetto per i poliziotti e i vigili del fuoco più popolari del mondo, o per Rudy Giuliani -- nulla può distoglierci dalla necessità di guardare all'oggi e all'immediato domani con gli occhi asciutti di chi sa di dover prendere decisioni, assumere orientamenti, effettuare "svolte epocali". Costretti a rivedere quasi tutto, sia pur nel proprio quotidiano e anche senza essere il Presidente Bush o Kofi Annan (è questo ciò che a nostro avviso trapela da un dibattito di cui abbiamo qui conservato le tracce, quello suscitato dal pamphlet di Oriana Fallaci, La rabbia e l'orgoglio).

Quella foto parla da sola. E' super partes, perché ci ricorda cosa vuol dire essere uomini. Semplicemente, senza commenti. Non è nemmeno necessario «il nemico». E' un simbolo «per», non «contro». Incidentalmente e tragicamente si può e si deve combattere chi porta con sé l'orrore. Ma per essere uomini bisogna dimostrarsi prima di tutto «per».

Prendere in mano la bandiera dell'Umanità e sventolarla sulle macerie -- quei tre Firemen ci hanno ricordato il significato più nobile della parola «Vittoria».

28 maggio 1980 / 28 maggio 2003   —   23 anni fa, Walter Tobagi

Un ricordo di Dario Di Vico sul Corriere della Sera :
Tobagi, alle radici del riformismo possibile



14 novembre 2002. Il Papa a Montecitorio

Il teso integrale del Discorso di Giovanni Paolo II al Parlamento italiano. Uno evento storico, un memorabile discorso, un grande giorno per l'Italia, che scopre di avere una missione da compiere...



11 ottobre 2002.

  • Ancora sul libro della Fallaci
    Oriana Fallaci «La rabbia e l'orgoglio» non smette di essere d'attualità. Se ne parla un po' ovunque, ma soprattutto in Francia, dove gli è stata scatenata contro una micidiale campagna mediatica, giudiziaria, ecc.

    Nel giugno scorso il Tribunale di Parigi aveva "assolto" il libro, ma in questi giorni è in corso un altro processo. Processare i libri è una novità, crediamo, nella democratica Francia, di solito garantista fino all'estremo. Forse le cose cambiano anche da quelle parti. In peggio, s'intende.

    Ma non è di questo che vogliamo occuparci, nè vogliamo perorare la causa dell'Oriana. Vogliamo solo rinviare il lettore (giustamente) curioso ad un dibattito sul libro in questione di cui noi abbiamo conservato memoria. Ci sono i favorevoli, i contrari, i dubbiosi, tutto, o quasi. Dunque, se volete, seguite il link, leggete, e traete le vostre conclusioni.

    Non c'è tribunale migliore, per la parola scritta, che il giudizio di ogni singolo lettore. Se fu (è) vera gloria oppure no, lasciamolo decidere a chi di dovere...


  • Da oggi nelle sale il nuovo film di Roberto Benigni
    Se ne parla da tempo e se ne parlerà ancora a lungo, quindi è meglio tenersi aggiornati. In attesa di andare a vedere il film, che cosa è meglio di una "bella" recensione? Tra le tante in circolazione vi proponiamo questa:
    "Un divino pezzo di legno" (il manifesto - 11 ottobre 2002)

15 settembre 2002. Ancora sul XXXIII canto del «Paradiso»

Dopo Roberto Benigni (vedre poco più sotto), "uno strano laico", ecco don Giussani, un "cattolico a tutto tondo", cimentarsi alla grande con il XXXIII canto del «Paradiso». Vi è qui una coincidentia oppositorum , che poi tanto strana non è, se pensiamo che Dante stesso era un fervido credente ma aveva una sua granitica concezione laica dello Stato, ad esempio -- e forse per questo è sempre stato amato più dai "ghibellini" che dai "guelfi".

Comunque, non mettiamo questo testo a disposizione dei nostri affezionati visitatori per indurli a convertirsi... sia ben chiaro. Questa è cultura, sta a ciascuno trarne profitto secondo le proprie aspettative, sensibilità e preferenze. E cultura vuol dire libertà: anche dal "bigottismo", però, che come si sa qualche volta non risparmia neppure quelli che in chiesa, se va bene, ci entrano solo per le visite turistiche ...

Saluto conclusivo di don Luigi Giussani al Meeting 2002
Videoconferenza, sabato 24 agosto 2002, ore 16.45

«Quello che voglio dirvi è come una rivincita più chiara e più profonda di quanto si possa pensare sull'apparente inutilità della vita, sull' apparente negatività dei progetti.

La Lactatio di San Bernardo, affresco nella chiesa abbaziale di Rivalta Scrivia (Alessandria) 
Chi non l'ha provato, chi non l'ha mai sentito e quindi chi non l'ha mai fatto, dà adito di continuo nella vita a cose proprio brutte. La poesia più bella che c'è al mondo è quella di Dante Alighieri nel Paradiso, l'Inno alla Vergine, che non è interessata a nessuno per secoli e adesso è ricordata forse da qualche devoto discepolo di Benigni: «Vergine Madre figlia del tuo figlio,/ umile e alta più che creatura,/ termine fisso d'etterno consiglio», indicazione ineluttabile di Chi ha fatto il disegno di tutto, del disegno di tutto l'universo, che ne è l' espressione. Infatti «tu se' colei che l'umana natura/ nobilitasti sì, che ' l suo fattore/ non disdegnò di farsi sua fattura./ Nel ventre tuo», questi sono gli aspetti più affascinanti dell'espressione dantesca, «nel ventre tuo si raccese l'amore,/ per lo cui caldo nell'etterna pace/ così è germinato questo fiore», per lo cui caldo nell'eterna pace, senza pusillanimità, senza vergogna di bugia, senza inganno di nessun tipo. «Per lo cui caldo», caldo è la parola con cui è indicato tutto il fascino profondo e ineffabile di questa vita dell'universo a cui lo spirito dell'eterno ha dato inizio. «Qui» continua la poesia di Dante, «qui se' a noi meridiana face/ di caritate», sei il punto sicuro di amore, «e giuso intra 'mortali,/ se' di speranza fontana vivace».

Ho voluto leggere queste righe o rileggerle -- chissà quanti di voi le avranno già lette in questi giorni --, ho voluto leggerle proprio per questa idea, il mio augurio è tutto in questa idea: «Qui se' a noi meridiana face/ di caritate e giuso intra 'mortali sei di speranza fontana vivace». Fra tutte le genti dell'universo sei fontana vivace di speranza, sei una sorgente continua della speranza, riproponi di continuo la speranza come significato del tutto, come luce della luce, come colore del colore, come l' altro dell'altro.

Sei di speranza fontana vivace: la speranza è l'unica stazione in cui il grande treno dell'eterno si ferma un istante. Sei di speranza fontana vivace. Senza speranza, infatti, non esiste possibilità di vita. La vita dell'uomo è la speranza, perché è alla speranza che io invito i vostri occhi a guardare. I vostri occhi che sono stati drizzati in questi giorni da tante voci sentite. Tra i mortali Tu sei di speranza fontana vivace. La figura della Madonna è proprio la figura della speranza, la certezza che dentro i padiglioni -- direbbero i medioevali -- dell'universo sei la sorgente di acqua che si sente, che va giorno e notte, notte e giorno.

Che questa fontana vivace di speranza abbia ad essere ogni mattina, ogni mattina il senso della vita immediato più mordace e più tenace che ci possa essere. Siamo amici per questo. Restiamo amici; come restiamo amici? Non possiamo essere che amici per questo. Anche nella decrepitezza dei miei anni volevo dirvi che la speranza è una -- una! --, quella che ha come contenuto totale nella sua oggettività l'imposizione che dà di sé al mondo la Madonna: Tu sei di speranza fontana vivace. Che questa fontana sia vivace tutte le mattine, la mattina. Da un po' di anni mi sono diventati abituali questi pensieri: spontaneamente uno è come assalito dalla gioia che se anche dura qualche istante, dura qualche istante, ma come emergenza della verità di tutta la vita.

Sei di speranza fontana vivace. Vi auguro che abbiamo ad essere compagni, sentirci amici fino nel fondo del cuore anche se non ci conosciamo direttamente. Ci conosciamo indirettamente, ma ancora di più che se fosse direttamente. Fontana vivace, Vergine Madre, termine fisso d'etterno consiglio. Che roba! Dirlo dopo settant'anni è veramente impressionante. E' evidente che non esiste niente di sicuro al mondo se non in questo. Ciao e scusate l'impertinenza.»


28 maggio 2002. Messaggio del Presidente Ciampi in occasione dell'anniversario dell'assassinio di Walter Tobagi

Comunicato del Quirinale

Il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha inviato al Dott. Ferruccio De Bortoli, Direttore del Corriere della Sera, il seguente messaggio:
"Il 28 maggio del 1980 veniva ucciso, a soli 33 anni, Walter Tobagi, giornalista e inviato speciale del Corriere della Sera. "Ricordarne la figura significa onorare il suo impegno quotidiano, la sua motivazione profonda al miglioramento della società in anni difficili della nostra repubblica.
"Nel suo lavoro ricercava 'Una ragione molto forte. La ragione di una persona che si sente intellettualmente onesta, libera e indipendente e cerca di capire'. "Quel suo sforzo di comprensione, ne fece un avversario inflessibile e temuto del terrorismo, che lo colpì come simbolo di un giornalismo militante, rigoroso e consapevole dei valori dell'etica repubblicana.
"Con questi sentimenti, rendo omaggio alla sua memoria e ne ricordo il sacrificio insieme a tutti gli italiani."
Roma, 28 maggio 2002


19 marzo 2002. Marco Biagi

Per tutti gli uomini liberi, e in qualche modo a maggior ragione per chi ha creato un'Associazione e un sito web intitolati ad una vittima del terrorismo, la morte di Marco Biagi è un evento sconvolgente e tristissimo.

Onorando la memoria di quest'uomo buono e giusto, non possiamo fare a meno di constatare amaramente che la storia si ripete, e che si ripete con tragica "monotonia", se ci si passa il termine. Tanto che si fa fatica anche a formulare ragionamenti che non siano scontati. E' come cercare un senso nell'assurdo, una logica nella stupidità, un cuore in una pietra. Ammesso che le pietre non debbano avere un cuore.

Su La Stampa di oggi, 21 marzo 2002, il bravo Gianni Riotta scrive: «Le vecchie Br uccisero il vicedirettore di questo giornale, Carlo Casalegno, nel 1977. Spiegando le ragioni dell’agguato, il capo Br Patrizio Peci scrisse anni dopo: "Casalegno era maestro nello sminuire e nel ridicolizzare l’Organizzazione. E l’Organizzazione non tollera né l’ironia né sopporta di essere sbeffeggiata". La morte tragica di Biagi ci ricorda il nostro comune dovere di cittadini: portare l’Italia nel futuro. Ai terroristi che leggono queste righe mostriamo ancora l’ironia di Casalegno: voi vivete relegati nel passato peggiore, una galera di idee vi rinchiude oggi, anticipando quella di mattoni che vi prenderà domani. Il vostro programma per l’Italia è un gulag di 60 milioni di prigionieri, che avrebbe voi come kapò. Chi mai vi seguirà?»

Ci associamo, augurandoci in aggiunta che una buona dose d'ironia -- o almeno di senso della misura -- venga in soccorso di un dibattito politico che in questo Paese è andato diventando sempre più cupo, greve, violento. E questo sia detto senza allusioni ...

9 marzo 2002. Preghiera

Roberto BenigniRoberto Benigni non è solo il magnifico autore-attore di film indimenticabili, nei quali la poesia ha trionfato sullo "star sistem" e l'amore ha beffato l'orrore. Da questo 9 di marzo -- dopo una imprevedibile e incredibile performance a Sanremo -- lo potremo considerare, con pari diritto, il bardo della sola "Terza via" possibile per quella che dovremo considerare la "nuova politica", nel senso più completo, alto e universale di una parola già screditata, e ora risollevata ad altezze vertiginose.

Ripetiamo con lui la preghiera di San Bernardo alla Madre di Dio (XXXIII canto del Paradiso):

«Vergine Madre, figlia del tuo figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d'etterno consiglio,
tu se' colei che l'umana natura
nobilitasti sì, che 'l suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura.
Nel ventre tuo si raccese l'amore,
per lo cui caldo ne l'etterna pace
così è germinato questo fiore.
Qui se' a noi meridiana face
di caritate, e giuso, intra ' mortali,
se' di speranza fontana vivace.
Donna, se' tanto grande e tanto vali,
che qual vuol grazia e a te non ricorre
sua disianza vuol volar sanz'ali.
La tua benignità non pur soccorre
a chi domanda, ma molte fiate
liberamente al dimandar precorre.
In te misericordia, in te pietate,
in te magnificenza, in te s'aduna
quantunque in creatura è di bontate.»



E' successo un po' di tempo fa...

(Una selezione delle notizie più importanti di cui ci siamo occupati nel 2001)


Ottobre 2001. «LA RABBIA E L'ORGOGLIO», di Oriana Fallaci: raccogliamo la "provocazione".

Si può essere più o meno in sintonia, parzialmente o totalmente d'accordo (o in disaccordo), ma vale la pena di mettere a confronto questo testo con alcuni altri. Le opinioni che abbiamo affiancato all'intervento della Fallaci riflettono punti di vista diversi, nel senso soprattutto che muovono da prospettive diverse e colgono pertanto aspetti che sono evidentemente lasciati in ombra dall'autrice della "provocazione". Alcuni testi, poi, non hanno a che fare, direttamente almeno, con quello da cui partiamo, ma non per questo sono meno pertinenti al tema :

r. p. Una straordinaria provocazione ottobre 2001
Oriana Fallaci "La rabbia e l'orgoglio" Corriere della Sera,
29 settembre 2001
Rino Cammilleri "Saggezza cinese" Il Giornale
2 ottobre 2001
Salman Rushdie "La vera arma contro i tiranni del terrore" La Repubblica
3 ottobre 2001
Umberto Eco
"Le guerre sante. Passione e ragione" La Repubblica
5 ottobre 2001
Adriano Sofri "L'illusione di vivere senza nemico" La Repubblica
6 ottobre 2001
Khaled Fouad Allam "Non ci avete lasciato nemmeno la speranza" La Stampa
6 ottobre 2001
Tiziano Terzani "Lettera da Firenze"
(Risposta a Oriana Fallaci)
Corriere della Sera
8 ottobre 2001
Giovanni Sartori "Uditi i critici ha ragione Oriana" Corriere della Sera
15 ottobre 2001
Massimo Introvigne "Terroristi da fanta-romanzo" Avvenire
19 ottobre 2001
Vittorio Messori "Ossessione Islam" Jesus
n. 19 -- ottobre 2001
Giuliano Zincone "I coltivatori di dubbi e la spada di Oriana" Corriere della Sera
18 ottobre 2001
Tahar Ben Jellun "Osama, la maschera del falso profeta" La Repubblica
23 ottobre 2001
Giuseppe De Rita "Ruolo della Chiesa e rifiuto delle rivalità" Avvenire
25 ottobre 2001
Enzo Bianchi "Le apocalissi dell'11 settembre" La Repubblica
27 ottobre 2001
Lucia Annunziata
Carlo Rossella
"Ritratto inedito di Oriana Fallaci" Panorama
4 gennaio 2002

Interventi inediti

Rocco Santoro "Una riflessione sulle parole della signora Fallaci"
Roberto Piccoli "L'ultima crociata"


16 settembre 2001. AMERICA, CIOE' NOI.

Quel che si fa fatica ad esprimere con le parole, lo diciamo con le due foto che abbiamo messo in testa a questa pagina. E con un canto che è quasi un inno nazionale per gli americani: America The Beautiful


24 maggio 2001. "SOCIALISMO RIFORMISTA".

«Ora che la campagna elettorale è finita, si può finalmente ricominciare a parlare di politica». Così i soliti bene informati raccontano di aver sentito dire alcuni giorni fa da un famoso uomo politico che, però, non ci tiene a far sapere in giro quello che realmente pensa di molti suoi colleghi (anche della sua parte).

D'accodo, di politica in senso stretto, su questa pagina, non si parla mai. E tuttavia, verrebe appunto da pensare: se non ora, quando? Se non ora, insomma, che le "le armi tacciono" -- tranne che per qualche "giapponese" che non si è ancora accorto che la guerra è finita ... -- e che si può quindi tornare a ragionare in maniera pacata senza essere presi per pazzi (con manie autolesionistiche e suicide), per traditori, o nella migliore delle ipotesi per fessi.

E allora, nel massimo rispetto delle opinioni di ciascuno dei nostri visitatori il vostro affezionatissimo Webmaster si permette di informarvi che presso il sito web che ha dedicato all'ex-premier Giuliano Amato (http://www.geocities.com/giulianoamato/) ha creato un Comitato online per la "sinistra riformista". In questo modo ha inteso rispondere all'appello lanciato dal presidente del Consiglio uscente a far nascere "dal basso" una nuova formazione politica che riunisca tutte le componenti che si riconoscono negli ideali del socialismo europeo e riformista -- ideali che, ricordiamolo una volta tanto, erano anche quelli di Walter Tobagi.

Se la cosa vi può interessare, amici visitatori del Centro "Tobagi" Online, valutate la possibilità di dare la vostra adesione! E in ogni caso, in qualunque concezione della società, della politica e della vita ci si voglia riconoscere, non smettiamo di pensare che ci siano idee per le quali varrà sempre la pena di battersi. Lealmente, con spirito di tolleranza, con senso della misura, e anche con un filo di ironia (che è una medicina potente contro stupidità, fanatismi e sete di potere). Ma anche con una certa testardaggine.

1° maggio 2001. TRAPIANTI: SI RIAPRE IL DIBATTITO.

Adriano Celentano non ha bisogno di essere difeso, ci riesce benissimo da sé. Inoltre le sue strategie mediatiche, il suo stile di comunicazione, sono molto lontani dai nostri. Ma che abbia fatto bene a sollevare il "caso", a nostro avviso, non ci sono dubbi. Su quella legge -- (legge 1 aprile 1999, n. 91) -- dalle pagine di Bioetica & Bioetiche, nei primi mesi dell'anno scorso, avevamo sollevato un dibattito e fornito tutti gli elementi essenziali per farsi un'opinione in materia.

Non abbiamo molto da aggiungere, se non rinviare i visitatori alla sezione Trapianti della pagina menzionata e auspicare che dal polverone possa uscire qualcosa di buono e di utile.

Celentano avrà probabilmente, e forse volutamente, calcato i toni e usato un linguaggio provocatorio e irritante, ma sul merito della questione ha perfettamente ragione. E bisogna anche dirgli grazie. Come "re degli ignoranti" -- è lui a definirsi così -- dimostra più sensibilità "politica" e "civile" di tanti presunti dotti, saggi, esperti, addetti ai lavori e, soprattutto, cavalcatori di luoghi comuni.

Si può benissimo essere convinti sostenitori della donazione di organi -- come chi scrive, ad esempio -- senza diventare per questo nemici giurati del diritto di ciascuno a decidere da solo cosa sia giusto fare del proprio corpo, cioè senza accettare un principio aberrante e pericoloso come quello del "silenzio assenso".

L'offesa alla nobiltà del gesto di donare gli organi non l'ha inferta il "molleggiato", ma chi ha escogitato un marchingegno legislativo che non rappresenta di certo , checché ne dicano i paladini di quella legge, un passo avanti sul piano della civiltà giuridica, tanto è vero che le legislazioni in vigore nei paesi più civili parlano lingue completamente diverse. Anche questo è testimoniato nelle pagine alle quali rinviamo i nostri visitatori.

Inoltre ...

  • Giovanni Paolo II. Il Papa in ginocchio che chiede perdono per le colpe commesse dai cristiani. E' successo all'inizio della Quaresima, e su molti giornali ci si è interrogati, con un misto di fastidio e di ammirato stupore, sul significato del gesto. Anche Eugenio Scalfari - su "Repubblica" - disse la sua. Gli rispose, con una lettera al quotidiano romano, Luigi Giussani. Abbiamo scovato, nel sito della rivista "Tracce", il testo dell'intervento. Vale la pena di leggerlo (o di rileggerlo), per aiutarsi a capire un po' meglio cosa vuol dire essere cristiani: Quella grande forza del Papa in ginocchio ("la Repubblica", 15 marzo 2000).

  • Walter Tobagi. Sempre nel sito di cui sopra abbiamo trovato il testo di un articolo scritto da Walter Tobagi nel marzo del 1980, qualche settimana prima di essere ucciso dalle BR. Ve ne raccomandiamo la lettura, non solo per ricordare l'autore, ma anche per riflettere sul nostro tempo e sui mali che lo affliggono: Nell'ateneo milanese non si arrendono alla paura , ("Corriere della Sera", 21 marzo 1980).

    Continua la battaglia di Greenpeace:
    Gli alimenti geneticamente manipolati: la vita in gioco.
    Una nuova offensiva in grande stile. A colpi di indagini e ricerche condotte con meticolosità e rigore scientifico. Una visita (e una seria riflessione) è d'obbligo.

    Greenpeace




    Infine ...


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    Ultimo aggiornamento: 21 aprile 2004