Raffaele Prodomo

L'embrione tra etica e biologia (un'analisi bioetica sulle radici della vita), ESI, Napoli 1998


di Sebastiano Maffettone

Raffaele Prodomo offre un quadro lucido e intelligente della questione bioetica sullo statuto dell'embrione. Medico e filosofo insieme, egli dispone di una doppia competenza che è quantomai utile nell'affrontare un tema così complicato. La presentazione del problema, fin dalla sobria premessa, è indicativa di una strategia condivisibile, Prodomo presenta, infatti, la questione bioetica sullo statuto dell'embrione come un modo semplice per superare una falsa antinomia, costituita nell'occasione da due posizioni che, pur contrapposte, sono accomunate da un simile "sostanzialismo". Quest'ultímo è a sua volta costituito dal tentativo, destinato a rivelarsi infruttuoso, di entrambe tali posizioni dì rispondere al quesito fondamentalmente ontologìco su che cosa sia l'embrione. E, partendo da questa base comune, le due posizioni divergono: da una parte, si afferma che l'embrione è una persona, più o meno come noi; dall'altra, si propone di considerarlo una cosa, di cui si possa disporre liberamente. In questi terminì, Prodomo ha buon gioco a denunciare l'assurdità di entrambe le posizioni sostanzialistiche, e suggerire di rimando una via non sostanzíalistíca.
La tesi della prima metà del volume espone la critica, teorica ma anche pratica, del sostanzialismo. Le strategie sostanzialistiche, nel cercare la natura ontologica dell'embrione, perdono di mira quello che Prodomo chiama "il carattere dinamico dello sviluppo embrionale", cioè la sua storia e il contesto entro cui avviene. L'enfasi sul carattere dinamico dell'embrione serve poi anche per una sofisticata critica dell'argomento cosiddetto dei 14 giorni, argomento secondo cui il trattamento morale dell'embrìone dovrebbe cambiare radicalmente da prima a dopo i 14 giorni dal concepirnento. Per Prodomo. e mi sembra plausibilmente, il termine dei 14 giorni ha più significato pragmatico che valore teorico.
Meno convincente, invece, sembra l'itinerario della seconda metà del libro, in cui l'autore presenta la sua proposta filosofica. Questa parte dall'analisi di tre diverse scuole di pensiero, quella idealista, quella analitica e quella incentrata sul concetto di complessità (capitolo 3). Su questo sfondo appare discutibile la tesi filosofica non sostanzialistica, preferita di Prodomo, basata com'è su un cocktail quantomeno problematico tra storicismo e complessità.
Anche l'obiettívo critico, che era trasparente nella prima parte, diviene qui meno chiaro: c'è bisogno, per esempio, di smantellare tutta la logica classica per discutere la questione bíoetica sull'embrione? Op .pure, siamo proprio certi che la logica dell'identità abbia un rapporto con il problema metafisico dell'ídentítà, e che questo rapporto sia importante per la questione morale sull'embrìone? Tutto ciò - si potrebbe osservare - risulta forse, più superfluo che dannoso rispetto all'argomento centrale. Il che consente di salvare, da un punto di vista pragmatico, la tesi principale antisostanzialista e contestualista di Prodomo. Ma pagando un prezzo alto, che consiste nel ridurre il valore dell'argomento filosofico rischiando quindi di svalutare l'analisi bíoetica sull'embrione.

(Intervento apparso su Il Sole 24 Ore del 28 MARZO 1999 con il titolo : «Ma cos'è un embrione?»)




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