La sinistra orfana di Rawls, il liberale che prese il posto di Marx

Da Clinton a D’Alema, da Schmidt ad Amato, i protagonisti della politica che hanno subito l’influenza del pensatore americano

di
DINO MESSINA


Corriere della Sera, 27 novembre 2002


John Rawls Schivo, riservato, devoto alla missione di teorico al punto da dimenticare sotto il tavolo le scarpe che si era tolto durante un dibattito all’Istituto Suor Orsola Benincasa di Napoli, John Rawls, il grande filosofo della politica scomparso domenica a 81 anni a Lexington, non lontano da Harvard, nel Massachusetts, lascia un’eredità intellettuale enorme.

La sua importanza nella storia del pensiero contemporaneo si misura certamente con le migliaia di articoli e discussioni che ogni sua opera ha suscitato e con il seguito avuto nella comunità scientifica internazionale. In Italia Norberto Bobbio ha dato l’avallo per la diffusione delle sue opere. E il massimo filosofo tedesco vivente, Jürgen Habermas, ha scelto Rawls nel 1995 per ingaggiare sul Journal of Philosophy una disputa leggendaria. Ma come ci racconta Sebastiano Maffettone, docente di Filosofia politica alla Luiss, curatore di Una teoria della giustizia , uscito nel 1971 in edizione inglese e nell’82 in italiano da Feltrinelli, l’influenza del pensatore americano si misura anche con la schiera di politici che si sono cimentati nella non facile lettura dei suoi testi.

Emblematico il caso di Bill Clinton, il presidente democratico che durante una premiazione confidò a Margaret, la moglie del filosofo: «L’opera di suo marito, che ho letto all’università, mi ha continuato a influenzare per tutta la vita». E’ in Europa, continua Maffettone, che Rawls ha però incontrato un grande interesse tra i politici: «Nei primi anni Ottanta lo lessero Claudio Martelli e Valerio Zanone. Alla presentazione romana dell’opera c’erano Giuliano Amato e Luciano Pellicani. Mi dissero che anche De Mita e Craxi erano estimatori di Rawls. Sicuramente l’aveva letto il raffinato cancelliere tedesco Helmut Schmidt. E per passare a oggi, nell’area diessina lo conoscono certamente Furio Colombo e Claudio Petruccioli». Per non parlare di Nicola Rossi, il consigliere economico di Massimo D’Alema che si è certamente ispirato ai testi di Rawls.

Perché tanto successo nella sinistra italiana di questo filosofo contrattualista americano che amava Immanuel Kant e Abramo Lincoln? Una spiegazione immediata la fornisce l’altro grande conoscitore italiano dell’opera di John Rawls, Salvatore Veca, preside della facoltà di Scienze politiche a Pavia: «Mi imbattei nel capolavoro di Rawls mentre lavoravo al Saggio sul programma scientifico di Marx , uscito nel ’77 dal Saggiatore, dove sostenni una tesi scandalosa per la sinistra dell’epoca: che il filosofo tedesco era da considerare un classico. E basta. Avvertivo la necessità di un altro punto di riferimento e lo trovai in Rawls. A metà degli anni Settanta non era facile lavorare nella prospettiva minoritaria di una sinistra liberale e riformista. E se l’attuale centrosinistra ha imparato a riconoscere che le libertà individuali sono una priorità e a parlare di eguaglianza delle opportunità e non dei risultati lo deve in gran parte alla lezione del filosofo americano».

Riconosciuto come un maestro dalla sinistra in Francia, Germania e Italia, Rawls ha avuto meno successo in Gran Bretagna. Anche se è proprio alla London School of Economics che Maffettone ha letto i primi testi di Rawls. I libri importanti di Rawls, spiega Maffettone, sono tre: Una teoria della giustizia del ’71, Liberalismo politico del ’93, tradotto in italiano da Comunità-Mondadori e Il diritto dei popoli del ’99 (Comunità-Einaudi): «Queste opere rappresentano tre fasi e formano tre cerchi concentrici attorno allo stesso tema, quello della giustizia sociale. La prima è una teoria della giustizia basata sui principi di libertà e uguaglianza. La seconda si pone un problema ricorrente: come conciliare con il liberalismo quegli spiriti che liberali non sono. Un esempio classico è il religioso che non crede al liberalismo come fine ma contribuisce con la sua azione pubblica al rafforzamento della democrazia. La terza opera affronta il rapporto delle democrazie occidentali con le altre culture. Rawls parla di "popoli decenti", che pur non avendo una cultura liberaldemocratica garantiscono tuttavia un certo rispetto dei diritti umani».

Dopo la grande svolta dell’89 Rawls è addirittura diventato un nome alla moda per la sinistra in cerca di punti di riferimento, le sue opere sono state immediatamente tradotte in italiano: l’ultima è La giustizia come equità - Una riformulazione , uscita da Feltrinelli, lo stesso editore che proporrà le Lezioni di storia della filosofia morale , a cura di Barbara Herman. Tanta attenzione, lamenta però Maffettone, «mal si concilia con il fatto che Una teoria della giustizia continui a uscire nell’edizione originale. Io stesso ho raccolto da Rawls e da sua moglie cinquecento piccole correzioni e spero che ora la Feltrinelli accolga la mia richiesta di aggiornare quel classico della filosofia contemporanea».





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