Sulle elezioni in Francia


di
Roberto Piccoli


(Caffé Europa, N. 177, 3 maggio 2002)



E' impressionante quanto i toni della campagna elettorale della mitica "gauche" siano stati simili a quelli delle polemiche girotondiste e noglobaliste di casa nostra. Lo slogan della trotzkista Laiguillère, infatti, era "sempre dalla parte dei lavoratori", mentre quelli di Robert Hue del PCF e di Olivier Besancenot, Comunista rivoluzionario, erano rispettivamente: "dobbiamo far restare a sinistra la sinistra" e "le nostre vite valgono più del profitto".

Penso che vi sia ormai una sorta di riflesso condizionato dell'elettore medio nei confronti di certi slogans (e ancor più, forse, di certe polemiche esasperate): andare nella direzione opposta.

Le varie sinistre d'oltralpe avevano scordato "la Francia reale", la "Francia profonda", è stato scritto da più parti. Come non notare che un errore analogo lo hanno fatto e lo stanno facendo le nostre? Chi ha perso, in qualche modo ha descritto agli elettori un paese "chiuso in una sorta di ammuffita bolla d'aria", per citare una felice espressione di Barbara Spinelli (su La Stampa del 22.04.2002).

Ma "Pancho" & Ginsborg accusano i diesse di aver scordato "la Sinistra reale". Io dico solo che, per una volta, si potrebbe non essere realisti! O meglio: tra l'Italia reale e la Sinistra reale, meglio la prima. Che oltretutto non soffre del complesso di infallibilità.

A D'Alema Moretti non avrebbe dovuto chiedere di "dire una cosa di sinistra", ma di "fare la cosa giusta per l'Italia", che se poi è anche una cosa di sinistra -- e questo è più che probabile -- tanto meglio. Non è un gioco di parole: non può essere un caso che fra tutte le sinistre europee quella francese sia stata la più tenacemente "identitaria", e dunque la più scettica sulla "Terza Via", la meno blairista.

E non può essere ovviamente un caso che l'unica sinistra vincente in Europa, da un po' di tempo in qua, sia proprio il Labour di Tony Blair, che con la retorica dell'identità e delle radici ha dimostrato di non avere più nulla da spartire.





Risposta del direttore di "Caffè Europa", Giancarlo Bosetti:
Anche lei ha buone ragioni dalla sua parte. Ma attenzione a conclusioni sbrigative e troppo rotonde. Anch'io simpatizzo per la Terza via di Blair, ma come "ogni giorno la sua pena", così "ogni sinistra... ha le sue gioie e i suoi dolori". Jospin, sulla linea di Blair, le elezioni le avrebbe perse anche l'altra volta. Qui, se avesse convinto almeno uno dei candidati suicidi, anche quelli da 1%, a non presentarsi, non ci sarebbe da stracciarsi le vesti. No, non basta neanche da noi dar torto ai no global e ai girotondisti perche il centrosinistra trionfi sul centrodestra. Da troppo tempo nella sinistra si coltiva l'illusione che assestando un colpo a questo o a quello dentro il proprio perimetro si trovi la magica soluzione. Ahinoi, non basta. Per trascinare la maggioranza degli elettori non basta dar sulla voce a quelli che non ci piacciono (che siano no-global, amici di Pancho o amici di D'Alema). Ci vuole molto di più.






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