Finito il comunismo, la sfida è con l'Islam

Una ricca e avvincente raccolta di saggi:Dalla società chiusa alla società aperta, appena edita da Rubbettino. Ne è autore un professore di sociologia della LUISS, Luciano Pellicani, fertile scrittore di storia politica. Il politologo dimostra che il problema del nuovo secolo sarà il fondamentalismo musulmano. Il mondo arabo non rifiuta solo i nostri errori



di
GIANFRANCO MORRA


"Libero", 7 gennaio 2003



Che cosa attende l'Occidente? Il nuovo secolo si è aperto tragicamente, con la distruzione delle Twin Towers. Ne siamo stati sbigottiti non solo per l'inatteso e imprevedibile attacco, ma anche perché abbiamo capito che la più civile e ricca civiltà del mondo è vulnerabile. Un proletariato esterno straccione spinge dalle frontiere e un proletariato interno sazio e insoddisfatto collabora alla disgregazione della civiltà occidentale.

Chi volesse capire quali sono le sfide che attendono l'Occidente all'inizio del nuovo millennio, non ha che da leggere una ricca e avvincente raccolta di saggi: "Dalla società chiusa alla società aperta", appena edita da Rubbettino. Ne è autore un professore di sociologia della LUISS, Luciano Pellicani, fertile scrittore di storia politica. Già negli anni Settanta, con i primi saggi dedicati al marxismo, Pellicani demitizzò il "bestione trionfante". Erano gli anni del catto-comunismo e non era facile prendere posizione contro. Il filo di Arianna che lega i saggi ora raccolti è la superiorità dell'Occidente su ogni altra civiltà. Esso è una civiltà "aperta", dove il massimo di libertà è possibile sulla base del primato della persona sulla società, del pluralismo sociale, politico, religioso e culturale. Non bastano la scienza e la tecnologia per produrre ricchezza, è necessario anche un costume di libertà, che l'Occidente ha avuto in maniera eminente. Pellicani rifiuta quel relativismo culturale, di cui si nutrono i giottini solo per sputare sul piatto occidentale dove mangiano.

Fuori dell'Occidente c'è collettivismo e tirannia, intercalati da anarchia e rivolte. Anche il marxismo, che pure era una ideologia occidentale, figlia dell'illuminismo, di Hegel e dell'utopia socialista, finì per produrre il collettivismo asiatico, cioè sottosviluppo e sterminio (circa cento milioni). Ma il pericolo non si chiama più comunismo. Si chiama fondamentalismo islamico. Col quale l'Occidente dovrà combattere a lungo. Pellicani sa bene che non tutti gli islamici sono fondamentalisti, che anche in Islam esistono gruppi che vogliono aprirsi alla democrazia, anche se possono esprimere le loro idee solo con internet, che non mancano gruppi islamici assai avanti sulla via dell'integrazione, che la Turchia da quasi un secolo ha realizzato una difficile sintesi di islamismo e laicità. Ma sa anche che il conflitto tra Islam e occidente è più forte dei singoli musulmani, in quanto deriva da una antropologia religiosa incompatibile con quella cristiana.

Non di rado il bersaglio polemico di Pellicani è Franco Cardini, le cui posizioni neutraliste e terzo-mondiste si sono accentuate negli ultimi anni. Pellicani sa che gli islamici non combattono le perversioni dell'occidente, ma i suoi principi di libertà e tolleranza. Per questo non rifiutano solo la religione cristiana, ma anche quella laicità che il cristianesimo aveva nel suo DNA e che negli ultimi secoli della storia di occidente si è accentuata al punto da tradursi in tolleranza religiosa. Ecco perché i fondamentalisti islamici combattono ancora più dei cristiani quegli islamici non fondamentalisti che sono aperti alla modernizzazione. Come fece l'ayatollah Khomeyni nel 1979, quando cacciò in esilio lo scià "modernista" Reza Pahlevi, che aveva "venduto l'anima" al Grande Satana d'Occidente.

Ecco perché la spiegazione dell'antioccidentalismo islamico in chiave economica non quadra e quei cattolici che vedono nella povertà delle popolazioni musulmane la prima causa del conflitto ragionano da marxisti. Non è così. L'odio dell'islamico coinvolge la ricchezza degli occidentali non già in nome di una giustizia sociale, che non c'è in nessun paese del Dar al-Islam, ma proprio perché essa è fonte di corruzione e di ateismo. Come si è espresso il fondamentalista algerino Abbasi Madani, leader del Fronte Islamico di Salvezza, "l'Occidente, cieco e zoppo, ha rotto l'unità di rivelazione e ragione, ha adorato la materia". La guerra non è fatta dai poveri contro i ricchi, ma dai credenti contro gli infedeli: è una guerra santa, voluta da Dio che "ha rimesso la terra ai musulmani". Pellicani ritiene un errore quello di Cardini, che nel suo saggio "Noi e l'Islam" nega che sia la "jihad" degli islamici, sia le crociate dei cristiani siano state guerre sante.

Che, poi, anche la globalizzazione possa avere accentuato il fondamentalismo, Pellicani lo sa bene. Il mercato mondiale non si limita a produrre e vendere beni su scala planetaria, ma produce dei forti mutamenti antropologici nel senso dell'unica civiltà-di-mercato della storia, appunto l'occidentale. Diffusione della globalizzazione ed esplosione del fondamentalismo islamico vanno di pari passo. Tanto che non è difficile prevedere che i decenni futuri saranno caratterizzati da scontri violenti tra la civiltà cristiana e quella islamica. Due civiltà che difficilmente potranno convivere, dato che per l'Islam l'Occidente è ateismo e perversione morale, mentre per l'occidente l'Islam è un dinosauro fossile.

Che fare? Pellicani non si esime dal proporlo. Anzitutto va rafforzata la coscienza europea, diciamo pure l'orgoglio europeo. L Occidente, nonostante difetti e colpe, ha realizzato la forma più ampia di società "aperta", nella quale il benessere è stato figlio della libertà e del pluralismo. Società aperta non significa "società perfetta", ma "società meno imperfetta delle altre". Tale tradizione europea va difesa e fatta conoscere. Senza imposizioni e, se possibile, senza guerra. Il pacifismo è un abito che non costa niente e tutti possono indossarlo. Il vero problema è invece la pace. Che oggi è in pericolo soprattutto a causa delle violente reazioni dei fondamentalisti islamici contro i valori e le istituzioni dell'Occidente (separazione tra stato e chiesa, primato della coscienza, laicità, emancipazione femminile, democrazia), che si sono spesso tradotte in una guerra ideologica contro quella civiltà liberaldemocratica, che esiste solo nelle aree culturali cristiane.

Nessun razzismo, nessun imperialismo. Anzi, la ricerca della convivenza delle culture, sul fondamento della difesa della propria. Ma senza illusioni pacifiste o interetniche. La guerra dell'Islam contro l'Occidente non è scoppiata l'11 settembre 2001, era già in atto e in crescita da più di due decenni. Scrive Pellicani: "Con la Rivoluzione iraniana è iniziata l' "era islamica", caratterizzata da un impressionante proliferazione di movimenti fondamentalisti e di sette terroristiche che invocano la Guerra Santa contro l'America e ciò che essa simbolizza. Certamente, gli attivisti del "Jihad" non sono che una minoranza; ma, altrettanto certamente, essi esprimono il diffuso risentimento che anima i musulmani nei confronti dell'occidente". Dobbiamo cercare la pace, ma con realismo, consapevolezza e responsabilità.




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