IN AMERICA SI MAPPA IL GENOMA, MA NOI SIAMO GLI ULTIMI DELLA CLASSE

di
Alberto Oliverio

(Il Messaggero, 12 febbraio 2001)


MENTRE si annuncia il completamento della mappa del genoma, in Italia gli scienziati si vedono costretti a scendere in piazza, domani, per chiedere una maggiore libertà per la ricerca scientifica e una maggiore attenzione nei riguardi di un settore che continua ad essere sottovalutato rispetto agli altri paesi industrializzati ed europei. Per rendersi conto del ruolo di cenerentola ricoperto dalla scienza nel nostro paese basta consultare il rapporto che la Commissione Europea ha pubblicato lo scorso anno: siamo al terz'ultimo posto tra i paesi industrializzati per investimenti in ricerca e sviluppo (dopo Grecia e Portogallo), all'ultimo posto tra i paesi membri dell'Unione Europea per investimenti nel settore scientifico-tecnologico. L'Italia si situa al livello di Malta, per la percentuale investimenti in ricerca e sviluppo, il che è indicativo del divario che si sta creando tra il nostro paese e quelli più industrializzati. In questo contesto di scarsa attenzione nei confronti della scienza e delle tecnologie, la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato il blocco imposto dal ministro per le Politiche agricole, Pecoraro Scanio, sostenuto dalla maggior parte dei Verdi, alla sperimentazione nei campi (protetti) di vegetali geneticamente modificati. Il ministero non finanzia più progetti che implichino la sperimentazione scientifica in un settore di grande rilievo, non soltanto per i cibi geneticamente modificati ma anche per altri tipi di biotecnologie utili alla produzione di principi attivi, ad esempio sostanze terapeutiche: ciò che va notato è che il blocco non riguarda l'utilizzo o la commercializzazione degli organismi geneticamente modificati ma la semplice ricerca in questo settore, il che significa che interi gruppi di ricercatori dovrebbero restare con le mani in mano o riconvertirsi ad altri temi nel caso in cui l'unica fonte di finanziamento fosse quella ministeriale. Per spiegarmi, sarebbe come se dei filosofi dovessero smettere di pensare e dibattere su un tema, poniamo un problema di bioetica, in cui un qualche politico individuasse pericolose interpretazioni e ricadute.

Finora non si era mai verificata una tale ingerenza della politica nel campo della ricerca, e per di più sulla base di ideologie, non di pareri degli addetti ai lavori, cioè degli scienziati. Per la prima volta nella vita politica di questo Paese, almeno credo, più di 1.500 scienziati hanno firmato un manifesto e scenderanno in piazza per chiedere un atteggiamento meno penalizzante nei confronti della ricerca scientifica. Questo si verifica in mancanza di un ministro per la Ricerca — dopo le dimissioni del ministro Zecchino l'interim è stato assunto dal presidente del Consiglio — e in una situazione di blocco di finanziamenti già stanziati ma non disponibili come, ad esempio, quelli per le neuroscienze. Gli scienziati chiedono quindi un atteggiamento più illuministico, al di fuori di preconcetti ideologici e di posizioni politiche che, facendo leva sulle paure dell'opinione pubblica, tendono a presentare la ricerca scientifica come il male, la violazione di presupposte alleanze tra l'uomo e la natura. Purtroppo le ricadute della scienza non sono immediate e gli investimenti in questo settore pagano meno in termini elettorali di dichiarazioni o di opere pubbliche: ma è qui che sta la differenza tra la governance scientifica, vale a dire una politica basata sul ruolo degli esperti, tecnici e scienziati, nelle decisioni pubbliche e un governo basato su scelte essenzialmente "politiche" che spesso sono scelte che assecondano gli umori pubblici del momento o i preconcetti degli amministratori.

Il dibattito sulla politica della ricerca in Italia, che è stato ripreso da riviste internazionali del calibro di Science o Nature, sarà utile se non si radicalizzerà su posizioni estremiste, ad esempio invocando una opposizione tra mondo laico e mondo cattolico, come spesso avviene nel nostro paese. Non solo gli ambientalisti ma anche la Chiesa cattolica, è stato detto, fermerebbe la ricerca, opponendosi, ad esempio, alle ricerche sugli embrioni. Mi pare però che la Chiesa abbia espresso di recente posizioni di apertura nei riguardi delle biotecnologie, dell'ingegneria genetica e di alcuni approcci in tema di ricerca sulle cellule staminali: la sua posizione è invece negativa per quanto riguarda la ricerca sugli embrioni ma su questo tema anche i laici possono avere qualche perplessità. Protestare contro le posizioni dei cattolici e degli ambientalisti più radicali, confondendo scienza ed etica non è corretto e rischia di spingere un problema concreto in alto mare: gli scienziati devono però richiedere una maggiore razionalità in tema di decisioni e politiche della scienza, spingere nella direzione della governance, altrimenti si rischia di opporre ideologia a ideologia.






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