Appello per la libertà della ricerca


Il manifesto degli scienziati


La ricerca italiana in campo agrobiotecnologico versa in una situazione drammatica. La sua stessa sopravvivenza è messa a repentaglio da alcune iniziative dell'On. Pecoraro Scanio, Ministro per le politiche agricole e forestali (Mipaf).

Dopo aver promosso una lunga campagna contro l'utilizzo della genetica moderna in campo agricolo, il ministro è passato alle vie di fatto promulgando direttive volte a far chiudere tutte le ricerche che utilizzano organismi geneticamente modificati (Ogm).

La decisione ministeriale di annullare le sperimentazioni con Ogm in Italia non ha nulla a che vedere con considerazioni di tipo precauzionale: l'attività di studio e ricerca con Ogm da un lato già rispetta norme precise e specifiche direttive europee, dall'altro non riguarda affatto la commercializzazione di prodotti Ogm, materia che ricade sotto la giurisdizione delle parti sociali.

Il Mipaf ha deciso di utilizzare i finanziamenti per la ricerca e la sperimentazione in campo agricolo come uno strumento per imprimere una svolta repressiva alla ricerca pubblica. Ai ricercatori del Mipaf, ma anche di Cnr, Enea e Università, infatti, è stato esplicitamente richiesto, per poter accedere ai finanziamenti, di rivedere i programmi di ricerca per il 2001.

Di fatto, chi intenda continuare a lavorare nell'ambito dei Progetti di Ricerca del Mipaf è tenuto ad eliminare "volontariamente" dalle sue attività di ricerca qualunque sperimentazione con Ogm.

La pressione imposto ai ricercatori del settore risulta tanto più grave in quanto i ricercatori dovranno interrompere programmi già proposti al Mipaf e da questo approvati a partire dal 1996 e per i quali avevano già ricevuto una prima tranche di finanziamenti. Tra i progetti finalizzati a rischio sono, ad esempio: "Biotecnologie vegetali" e "Biotecnologie in animali in produzione zootecnica" oltre a progetti di settore come i Piani Nazionali "Orticoltura", "Floricoltura" e "Frutticoltura", ma anche Programmi Ordinari di Ricerca di almeno 10 Istituti del Mipaf con applicazioni in settori di ricerca interessanti come quelli della resistenza a patogeni, a stress abiotici e qualità del prodotto.

Ai ricercatori viene insomma chiesto di rinnegare la propria professionalità e la propria identità intellettuale, ovvero di modificare attività di ricerca da loro proposte e svolte negli ultimi quattro anni e, vale la pena ribadirlo, già approvate dal Mipaf.

Interrompere questi progetti di ricerca significa anche rinunciare a raccogliere i frutti dei fondi già investiti, sacrificando le prospettive di sviluppo della ricerca agroindustriale italiana, che pure vanta una considerevole tradizione e recenti successi proprio nel campo della genetica agraria innovativa. Questa decisione ne rincorre un'altra dello stesso stampo dell'ex assessore verde della regione Marche che ha emanato un decreto in cui si chiede ai centri di ricerca che dichiarino di non eseguire ricerche sugli Ogm se vogliono accedere a qualsiasi finanziamento. Difficilmente si può ritenere che l'on. Pecoraro Scanio, che ha fatto dell'opposizione ad alcuni strumenti biotecnologici una bandiera politica, interpreti correttamente le linee espresse dal Governo. Mai gli attuali Ministri del MURST (che comprende CNR ed ENEA), della Sanità e dell'Industria hanno pensato di strangolare la ricerca biotecnologica che preveda anche lo studio di Ogm.

Anzi le istituzioni pubbliche italiane hanno ben dimostrato che le biotecnologie agroindustriali non sono monopolio delle multinazionali, ma patrimonio collettivo nazionale.

Impegnarsi nella ricerca agroindustriale senza pregiudizi di sorta è un requisito indispensabile per difendere la competitività del settore agricolo italiano a livello europeo e internazionale.

Perseguire la strada della ricerca e dell'innovazione, infatti, è il modo più efficace per difendere la ricchezza delle varietà agricole e dei prodotti tipici dell'agricoltura italiana che altrimenti sono destinati a soccombere nel confronto internazionale. Da nessuna parte in Europa si sta commettendo l'errore di credere che le legittime istanze di tutela dell'agricoltura tradizionale e dell'ambiente debbano essere accompagnate dalla penalizzazione della ricerca.

In Germania il BML (Bundesministerium fuer Ernaehrung, Landwirtschaft und Forsten), riconosce esplicitamente che "i metodi di produzione tesi a tutelare l'ambiente e il benessere animale, non implicano la rinuncia all'uso e all'ulteriore sviluppo delle moderne tecnologie come l'ingegneria genetica e le nuove tecnologie dell'informazione. Semmai è vero il contrario: esse sono indispensabili per raggiungere questi scopi".

La ricerca pubblica francese, infine, sta investendo pesantemente nel campo degli Ogm e della genomica vegetale per garantire alla Francia un ruolo di primo piano nel mercato agricolo del prossimo futuro.

Vale la pena di notare che tanto la Germania quanto la Francia in sede comunitaria hanno assunto posizioni di estrema cautela per quanto riguarda la commercializzazione di prodotti transgenici in campo agroalimentare, non diversamente da quanto ha fatto l'Italia. Ciononostante, non intendono porre vincoli pregiudiziali alla ricerca come invece intende fare il Mipaf in Italia, e anzi stanno promuovendo con grande impegno la ricerca in questo settore di importanza strategica.

La comunità scientifica italiana non può accettare questi attacchi intimidatori, ovvero che alcune metodiche scientifiche siano giudicate pericolose o irrilevanti sulla base di pregiudizi ideologici. Questo appello è rivolto alle Istituzioni e alla Società Civile perché vengano ristabilite quelle condizioni nelle quali soltanto può fiorire la libertà di ricerca, uno dei cardini irrinunciabili di una società emancipata e moderna.






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