OLTRE L'UOMO?

di
Claudio Magris

(Corriere della Sera, 13 febbraio 2001)


L’uomo - annuncia Zarathustra, il profeta del vangelo di Nietzsche - è un ponte che dev’essere superato. È discutibile che debba esserlo, come imperiosamente proclama Nietzsche, talora insopportabile come tutti i moralisti che pretendono di insegnare agli altri ciò che devono fare. Ma Nietzsche aveva capito, con un genio ineguagliato, che l’uomo può essere superato e che forse ciò sta già accadendo ossia che l’individuo, così come lo conosciamo da millenni - e che siamo propensi a ritenere eterno e immutabile - si trova in una fase di transizione e sta cambiando, sta diventando un altro. Forse sta avvenendo, in tempi incredibilmente più rapidi che in passato, una mutazione antropologica della nostra specie.

Ci sono voluti milioni e milioni di anni perché da forme di vita lontanissime dalla nostra umanità si arrivasse all’uomo; siamo pronti a riconoscere, pensando all’evoluzione, che i nostri antenati erano scimmie, roditori e tante altre cose ancor più diverse da noi, ma riluttiamo ad ammettere che i nostri pronipoti possano essere altrettanto diversi da noi e per noi inimmaginabili. Processi e metamorfosi che in passato richiedevano tempi lunghissimi, e non erano perciò percepiti dai singoli individui, ora si svolgono, in tutti i settori, con rapidità travolgente.

Negli ultimi venti o trent’anni il mondo è cambiato più che in tutto il settimo e ottavo secolo dopo Cristo. Ora la trasformazione potrebbe coinvolgere, grazie alla bioingegneria, non solo la società e la cultura ma anche la biologia, la natura stessa dell’uomo. La mappatura del genoma umano, la scoperta dell’alfabeto della vita umana, potrebbe contribuire a questa trasformazione, dare la possibilità di ricombinare in modo diverso le lettere di quell’alfabeto e di scrivere dunque un nuovo testo, di creare un uomo diverso. Una scoperta scientifica - come questa, di straordinario rilievo - non va valutata in base all’uso che se ne potrebbe fare; pure un crocefisso di bronzo può essere usato per rompere la testa a qualcuno, ma non è una buona ragione per vietare la fabbricazione di crocefissi.

La ricerca scientifica non può e non dev’essere ostacolata in nome di preoccupazioni morali, perché altrimenti ci sarebbe sempre un buon motivo per proibire qualsiasi cosa; nel caso particolare, inoltre, la mappatura del genoma umano offre grandi possibilità di aiuto all’umanità, ad esempio di prevenire e curare gravissime infermità. Era già possibile agire parzialmente sul genoma; ora la conoscenza della sequenza completa permette certo di agire con maggior fondamento. Tuttavia è innegabile che, quando una cosa - e ogni suo uso - è possibile, prima o dopo essa diviene realtà. La bomba atomica è stata fabbricata ed è stata gettata su due città. Le armi da sole non uccidono nessuno, dicono i repubblicani americani per giustificarne la libera vendita pure ai bambini, ed è vero che sono le persone e non le armi a sparare, ma se i bambini portano a scuola le pistole, prima o dopo qualcuno spara al compagno di banco, così come noi ci davamo in testa le cartelle e le righe da disegno.

Per la prima volta nella storia, c’è la possibilità di manipolare intenzionalmente e direttamente la vita, di agire volutamente. Esplicitamente e con fulminea rapidità sull’individuo, di modificarlo. La clonazione umana, se verrà praticata - e lo sarà, se non lo è già stata - non potrà non incidere profondamente sul nostro modo di essere; il giorno in cui si potranno avere tre gemelli uguali al proprio nonno cambierà fatalmente il senso della famiglia e delle generazioni e con esso cambieranno i sentimenti umani e le rappresentazioni poetiche che quel senso implicava.

Come nelle bizzarrie della fantascienza, l’ingegneria genetica potrebbe domani creare esseri viventi intermedi fra l’uomo e altre specie, creature che non sapremmo come considerare e con le quali non sapremmo come comportarci. Sappiamo che i gatti vanno trattati con benevolenza e affetto, ma non pensiamo di dar loro il diritto di voto, perché la nostra civiltà - la nostra morale, la nostra essenza - si fonda sulla radicale distinzione tra l’uomo e gli animali o gli altri animali, gli altri esseri viventi. Un grande naturalista come Lorenz definiva questo atteggiamento «sciovinismo dell’umanità», perché sapeva che, per la natura, l’uomo è solo una specie fra le tante - come, fra gli uomini, un popolo rispetto agli altri - ma senza questo sciovinismo dell’umanità non possiamo vivere, pensare, decidere.

Domani, nuove forme viventi potrebbero metterci dinanzi alla difficoltà o impossibilità di dire «se questo è un uomo». Proprio tali possibilità hanno indotto pressoché dovunque a vietare ogni modifica ereditabile del patrimonio genetico, ma l’esistenza stessa di questa legge presuppone la coscienza della pericolosità di ciò che essa proibisce.

La scoperta del Dna è probabilmente la scoperta più grande, più rivoluzionaria della storia. Essa non tocca Dio o la natura, per i quali la vita è da sempre una continua creazione e manipolazione della vita, che forma e distrugge specie viventi, i dinosauri come l’uomo e domani l’«oltre-uomo» vaticinato da Nietzsche, il nostro eventuale discendente creato in laboratorio, come Homunculus da Faust nel poema di Goethe. È l’umanesimo, la fede nella centralità dell’uomo, che potrebbe vacillare; è l’uomo così come lo conosciamo, e il nostro volto che potrebbero venire alterati come nelle metamorfosi del mito antico.

Forse per questo il Galileo di Brecht - uno scienziato vittima dell’oscurantismo - dice che «il progresso non sarà che un progressivo allontanamento dall’umanità». Comunque, pur nel vertiginoso susseguirsi di scoperte sconvolgenti, tante cose continuano ad andare lentamente; si clonano le pecore - e forse gli uomini - ma il raffreddore e la calvizie continuano imperterriti a resistere, invitti, agli assalti della scienza. È difficile dire se sia una consolazione.






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