Nell'islam si diffonde una letteratura millenaristica popolare che, snobbata dai «colti», spinge le folle verso Benladen

"Terroristi da fanta-romanzo"

Opere violente in cui l'Anticristo (sostenuto da un complotto tra Usa, ebrei e Vaticano) viene sconfitto dal Mahdi, il messia.

di
Massimo Introvigne

(Avvenire, 19 ottobre 2001)


Non c'è male più grande che a New York in alcun luogo della terra abitata, e per questa ragione la sua porzione di punizione sarà più grande». Non si tratta di un testo di Nostradamus, e neppure di Osama Benladen, ma di Bashir Muhammad Abdallah, autore di testi di apocalittica popolare islamica ignoti all'islamologia colta, ma molto venduti in Egitto: la citazione è dal suo Zilzal al-ard al-azim, pubblicato al Cairo nel 1994.
In un editoriale apparso sul New Orleans Times - Picayune, la professoressa Catherine Wessinger della Loyola University (forse la maggiore specialista contemporanea di millenarismi) inquadra il movimento di Osama Benladen nella categoria del «millenarismo rivoluzionario»: quel millenarismo, cioè, che non si limita a speculare su avvenimenti apocalittici ma usa la violenza per sovvertire il presente ordine di cose e realizzarne uno nuovo e finale. Quella del millenarismo è una categoria nata per descrivere una corrente all'interno del protestantesimo (che attende dopo la sconfitta dell'Anticristo il Millennio, mille anni di regno visibile del Signore sulla Terra, prima di un'ultima tentazione del Demonio e del giudizio finale). La sua trasposizione al di fuori dell'ambito cristiano è, evidentemente, analogica, e molti hanno notato come si applichi male all'islam, dove i riferimenti apocalittici - che non mancano - raramente (almeno fino a tempi recenti) sono stati applicati alla lettura di eventi del presente e a profezie concrete e «politiche» per il futuro.
In che senso la categoria di millenarismo rivoluzionario aiuta a capire Osama Benladen e la sua capacità di influenzare e reclutare un congruo numero di persone? Per rispondere a questa domanda, occorre riflettere su una distinzione ovvia quando la si applica al mondo cristiano, ma che sembra meno evidente nei dibattiti di questi giorni sull'islam. Le dottrine millenariste in genere possono essere valutate su due piani: uno strettamente teologico e uno sociologico. Questi due piani non coincidono. Per esempio - a proposito del millenarismo e della visione dell'avvento dell'Anticristo esposta nei romanzi americani della serie Left Behind, che nel complesso hanno venduto oltre 20 milioni di copie - è possibile porsi due domande diverse: la prima, se si tratti di una forma di escatologia presa sul serio dal protestantesimo «colto» e universitario; la seconda, se abbia una reale influenza su milioni di persone. La risposta alla prima domanda è negativa; ma la seconda questione è del tutto diversa: si tratta di romanzi che, per quanto ignorati dalla teologia colta, esercitano un'enorme influenza su milioni di persone, peraltro già misurata e quantificata da indagini sociologiche.
Lo stesso è vero per la letteratura millenarista islamica (romanzi e scenari per il futuro) che è diventata popolare a partire dalla guerra dei Sei Giorni del 1967. Dal punto di vista teologico, è facile per uno studioso occidentale dell'islam (posto che la legga e se ne occupi, il che normalmente non accade) affermare che non rappresenta l'autentica apocalittica islamica; l'idea è condivisa da autorità islamiche come quelle dell'Università al-Azhar del Cairo, che hanno ripetutamente messo in guardia contro questa letteratura, non tanto per il suo estremismo quanto perché incorpora al suo interno temi che derivano dal millenarismo cristiano del protestantesimo fondamentalista. Dal punto di vista sociologico, proprio le opere degli autori più criticati come Sa'id Ayyub, Muhammad Da'ud e il citato Bashir Muhammad Abdallah sono continuamente ristampate e godono di grande popolarità in tutto il mondo sunnita.
David Cook, dell'Università di Chicago - il maggiore studioso di questo genere di letteratura popolare - ne vede il significato ultimo nell'avere sottratto temi come quelli dell'Anticristo (Dajjal) e dei tempi ultimi al secolare monopolio delle élite colte, trasformandoli in carne e sangue per le masse. La sua analisi dei contenuti e della popolarità di questi prodotti è inquietante. I due temi che emergono sono quelli dell'Anticristo e della sua sconfitta. Per identificare l'Anticristo - che è già fra noi - il millenarismo popolare non fa appello solo alle fonti islamiche, ma alla letteratura fondamentalista protestante (che questi autori dimostrano di conoscere molto bene), alla propaganda antisemita occidentale (con riferimenti tanto frequenti da diventare ossessivi agli apocrifi Protocolli dei Savi di Sion, del resto in diversi Paesi arabi ristampati e diffusi dai rispettivi governi), e perfino all'esoterismo di quart'ordine con riferimenti più o meno pertinenti a Nostradamus, agli Ufo e al triangolo delle Bermude.
L'avvento dell'Anticristo è il risultato di un complotto ebraico, che ha come principale strumento gli Stati Uniti (cui sono riferite diverse profezie tradizionali) e che finisce per allearsi - in nome della comune avversione all'islam - anche con i «crociati» cristiani e in particolare con il «Vaticano». Per esempio nell'opera al-Mahdi al-muntazar `ala al-abwab di Muhammad Da'ud (1997) leggiamo che, quando l'islam inizia il suo grande risveglio militare, il «Vaticano», d'intesa con il «governo italiano», invia sabotatori in terra islamica per distruggerne le infrastrutture. Quando le spie sono scoperte e si pentono, il «governo italiano» si vendica uccidendo i familiari dei pentiti. Lo scenario è, evidentemente, farneticante: ma non rassicura leggere, dopo New York (di cui si parla, in effetti, molto spesso), frequenti riferimenti a Roma come obiettivo della collera islamica. L'Anticristo è sconfitto dal Mahdi, il messia dei tempi ultimi che unifica i diversi Stati islamici (in molti casi, uccidendone i dirigenti che sono agenti dei «crociati» occidentali e degli ebrei - i quali controllerebbero la massoneria, e molti dirigenti arabi sarebbero massoni -, quando non ebrei sotto mentite spoglie) e distrugge i nemici dell'islam.
Naturalmente, altro è scrivere scenari di fantapolitica religiosa più o meno romanzati, altro è organizzare attentati. Tuttavia, la popolarità di questa letteratura millenarista (che - a differenza della stragrande maggioranza di quella fondamentalista protestante - è intrinsecamente violenta) aiuta a capire alcuni riferimenti di Benladen altrimenti incomprensibili, e contribuisce alla creazione di un clima in cui la prospettiva terroristica può trovare simpatizzanti e seguaci.
Sarebbe peraltro sbagliato ritenere che il millenarismo di Benladen cammini esclusivamente appoggiandosi sulla letteratura apocalittica «popolare» (dove l'aggettivo si riferisce al destinatario, non agli autori, che spesso hanno qualifiche accademiche). La seconda gamba del suo millenarismo rivoluzionario è costituita da un'interpretazione del Corano che - pur criticata dalle autorità religiose più ostili al radicalismo e considerata filologicamente scorretta da studiosi occidentali (contro i quali è fiorito peraltro un intero genere letterario di lingua araba, che deride le loro pretese di insegnare ai musulmani come leggere il testo coranico) - ha una lunga tradizione «colta», e non solo popolare.








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