Una riflessione sulle parole della signora Fallaci



Ho letto con incredulità le pagine della signora Fallaci.

Un'incredulità che spesso si è tramutata in rabbia, costernazione, disprezzo e forse per le mie radici cristiane si è risolta in pietà tanto da farmi ritornare in mente le parole del Cristo sotto tortura “Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno!” Ma è possibile perdonare le parole scritte dalla signora Fallaci?! Quanto odio istigheranno, quanti massacri giustificheranno, quanti orrori si aggiungeranno forti delle “ragioni” deliranti espresse con il coraggio di chi sa che tanto nulla può modificare la sua bronzea certezza! Inoltre io chi sono per oppormi alle parole di una donna della cultura del nostro tempo. Sono solo un uomo qualunque nato a Roma e migrato a Milano, anche per lavoro, che si dibatte in mille dubbi sulla sua identità: mi attribuisco l'identikit di sinistra, non credente, democratico, laico e responsabile e quotidianamente scopro mie azioni e pensieri che il più reazionario, feroce, integralista e dittatoriale forse non ha mai avuto perché neanche capace di pensarle. Non posso farmi ascoltare da milioni di individui, che ritengono autorevole il mio pensiero, né sono stato in grado finora di elevare il mio parlare da quello di un qualsiasi altro cittadino di Milano. Non appartengo ad una famiglia che mi ha mai illuminato con la sua storia o il suo potere e le stanze degli intellettuali le guardo con una certa reverenza quasi dovessi lavarmi il capo per accederci. Le mie insicurezze sono palesi quanto le mie sicurezze e la mia strategia di apparire ciò che non sono mi ha comportato drammi e problemi di svariato genere anche comico-grotteschi. Tuttavia ho sempre ritenuto valido il faro del pensiero per capire, comprendere e magari scoprire di aver sbagliato non solo su ciò che ritenevo giusto o sbagliato, ma perfino su come mi rappresentavo a me ed agli altri. Ed ora leggendo quanto la signora Fallaci ha scritto mi rendo conto che non è il pensiero ad aiutarmi a capire anzi potrebbe portarmi in luoghi pericolosi.

Appena ho posato sul tavolo le pagine scritte dalla signora Fallaci la seguente immagine si è materializzata davanti a me: masse inferocite di miei concittadini che vanno casa per casa a cercare i pakistani, i libanesi, i siriani, i palestinesi, gli egiziani, gli iraniani, gli irakeni, gli algerini, i sauditi, i filippini, gli indiani, i turchi, i siriani, i sudanesi, i marocchini, tutti gli stranieri (migranti) che vivono per le strade e le piazze di Milano e sono associabili all'Islam per poi cacciarli oltre le frontiere (magari solo cittadine) in nome della difesa dalla guerra santa che alcuni di loro (?) tra le montagne di un paese dal nome improbabile dicono di aver proclamato contro di noi.

Ed ora come un documentario nella mia mente appaiono le immagini delle retate delle orde di coloro che nella storia hanno massacrato inermi esseri umani solo perché facevano paura od invidia, oppure per togliergli ogni potere anche quello di essere vivi. Orrori storici, antropologici e culturali che hanno contrassegnato la storia della nostra civiltà come quella di altre, ma non di tutte: ad esempio in Colombia le civiltà precolombiane del rio Magdalena non producevano alcuna arma, poiché si dedicavano solo all'agricoltura, all'allevamento, all'industria artigianale ed al commercio ed hanno convissuto in pace (vera non armata) per circa mille anni prima dell'arrivo del cattolicissimo Cortez.

Ma probabilmente l'immaginario della signora Fallaci (mi verrebbe di ironizzare sul cognome, poiché le cose scritte sono proprio “fallaci” e chissà che non ci sia un perverso destino in ognuno di noi legato anche al proprio nominativo) non contiene simili immagini.

Ella ha ricordato il suo contributo alla libertà del nostro paese ma anche quel suo nobile ricordo diventa strumentale per giustificare la sua rabbia e fortificare il suo orgoglio (e perfino Vasco Rossi ha cantato a squarciagola che l'orgoglio uccide più del petrolio).

Mi sento colpito, ferito nei valori fondati sulla nostra storia, perché il sangue versato per la libertà e la democrazia a più di cinquant'anni possa ora servire solamente a giustificare azioni di orrore. Qualcosa si è rotto in maniera drammatica non l'11 settembre 2001 ma molto prima.

Probabilmente quando i costrutti ideologico-sociali del secolo scorso sono crollati su se stessi. Non c'è più una direzione: tutto è deregolamentato ed affidato ad un generico diritto individuale che non ha più base nella società e nei suoi conflitti, ma nel terrore di perdere quel benessere materiale (non certo spirituale), di cui la parte più o meno ricca del pianeta gode. Tuttavia anche se ne faccio parte mi sento totalmente alieno da questo terrore.

Potrebbe essere molto egotista attribuire la lacuna al fatto che sono di sinistra, non credente, democratico, laico e responsabile. Ed invece credo che sia dovuto alla semplice considerazione che mi piace tanto capire e comprendere anche a costo di perdere me stesso. Per cui inferisco che la signora Fallaci non ha questo più piacere (ammesso che l'abbia mai avuto) ed mi duole tanto da averne pietà. Infatti, se mi togliessero questo piacere potrei collezionare tanta rabbia da divenire fanatico di me stesso al punto di fare la guerra a chi me lo impedisce. Ma so anche che il piacere è un fatto individuale e nessuno può negarmelo se non me stesso. Quindi sono sicuro che nessun circostanza od evento potrà mai condurmi ad aderire allo scritto della signora Fallaci.

Le sue “ragioni” mi risultano deliranti quindi non passibili di commento ossia di pensiero. L'unica cosa da farsi è contrastare questo delirio con la ricerca delle cause del suo delirio. Ma ritengo ciò compito di un medico delle coscienze, ed io non lo sono.

Pertanto vorrei solo umilmente consigliare alla signora Fallaci un viaggio (Lei che può permetterselo) in un qualsiasi campo profughi o in una slums sparsa nel nostro mondo per vedere cosa è la rabbia e l'amore per la propria terra. Magari potrebbe scoprire che Ella dopo aver scritto quelle parole ha compiuto un vero atto di guerra contro se stessa e contro tutto quello che voleva difendere con tanta rabbia ed orgoglio. Per inciso la signora Fallaci deve ringraziare la insipienza dei responsabili della cd. Intelligence perché se io fossi un uomo impegnato nella ricerca dei terroristi avrei preso in seria considerazione il suo scritto come un apologia degna di un fiancheggiatore di quella banda di criminali che aspirano al potere assoluto con il terrore.

In conclusione credo che sia utile perdonare la signora Fallaci perché non è in condizioni di capire quello che scrive. Ci si può limitare ad assaporarne la prosa e la fantasia delirante, cosa che non rientra nelle mie competenze ed io wittegsteinamente “di ciò che non conosco non parlo”.

In coda una annotazione faceta e maliziosa: perché il finale della sua lettera è identico da quello che ci ripeteva come un ritornello l'attuale Presidente del Consiglio nel 1994 ? Chi ha mai impedito alla signora Oriana Fallaci di lavorare? Inoltre lo scrivere non è il suo mestiere? Ed in tal caso è stata retribuita per l'intervento? Se così non fosse il messaggio sibillino sarebbe diretto al direttore del Corriere della Sera. Nell'ipotesi di prestazione gratuita ed occasionale mi chiedo se la signora Fallaci retribuita per il suo scritto avrebbe modificato il tono e i contenuti, poiché anch'io mi arrabbio quando non mi pagano per un lavoro consegnato. Ma facendo vere tante astruse ipotesi: cosa c'entra la Jihad con la eventuale mancata retribuzione della signora Fallaci? Ritengo affascinante che la Cia possa aprire un fascicolo a riguardo.

Rocco Santoro
Milano
8 ottobre 2001






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