CAMPI SEMINATI DI GENI


Le nuove piante modificate daranno buoni raccolti, ma...


Nel 2000 saranno 60 milioni nel mondo gli ettari coltivati con semi transgenici. Sono stati 35 nel '98. Nel maggio '98 la commissione per l'etica e le biotecnologie del Parlamento europeo ha emanato una direttiva (esecutiva nel '99) con linee guida per regolamentare la materia. L'evoluzione delle tecniche ha aperto nuove strade, ma solleva quesiti bioetici per la tutela dell'ambiente e la salute dell'uomo. L'ingegneria genetica modifica la materia vivente frutto di millenni di adattamento. A chi tocca raccogliere prove sulla innocuità delle piante transgeniche?
G.M.

Tante promesse

Mais: Tollera gli insetticidi, resiste a insetti devastatori, come la piralide, ma anche a virus e a larve parassite delle radici delle giovani piante, diventate con il tempo insensibili ai pesticidi.
Patata: La polpa non si annerirà all'aria, sarà resistente agli insetti, avrà amidi modificati per assorbire meno olio con la frittura. Con le biotecnologie sarà pronta a proteggersi dai funghi e a resistere ai pesticidi che distruggeranno ogni erbaccia.
Zucchina: Potrà resistere ai virus, ma potrebbe anche essere mutata e migliorata nelle caratteristiche. Già esistono melanzane senza semi, più dolci e più tenere.
Tabacco: Tollererà i pesticidi senza creare supererbacce. Si è provato inserendo il gene per la resistenza a un insetticida, il glifosato, nei cloroplasti il cui dna è diffuso dalle piante femmine. Il polline proviene invece dai maschi. Geni estranei inseriti nelle foglie le trasformeranno in fabbriche di enzimi, vaccini, emoglobina.
Riso: È già reso resistente agli insetti. Verrà soppresso con la manipolazione genetica un fattore allergico e saranno migliorate le sue sostanze nutritive. Per esempio, arricchendolo con vitamina A.
Cotone: Ci saranno piante manipolate perchè producano cotone di ogni colore (blu per i jeans). Eviterà l'uso di tinture coloranti. Sarà reso resistente con più tossine batteriche agli insetti devastatori.
Pomodoro: In commercio ci sono quelli che maturano in ritardo, che si conservano più a lungo e resistono alla siccità. Presto saranno anche resistenti a virus e insetti, consentendo raccolti migliori.
Caffè: Sarà manipolata la pianta perchè venga eliminata la caffeina.
Colza: L'olio ricavato dalla colza e anche dalla soia, manipolate geneticamente, potrà avere proprietà salutari per il cuore. E ci saranno cavoli modificati in grado di assorbire nickel, cadmio, rame dai terreni contaminati.

Rischi da valutare

Passaggio con i pollini all'habitat selvatico circostante (contaminazione genetica) della resistenza agli erbicidi e creazione di supererbacce: per estirparle occorrerrebbero dosi maggiori di pesticidi.
Le piante manipolate con geni contro gli insetti devastatori possono eliminare anche quelli benefici che si posano su di esse. La tossina insetticida nel mais si è dimostrata letale per le coccinelle.
Possibile comparsa di superinsetti, resistenti agli effetti dell'insetticida di cui ogni cellula della pianta transgenica è munita: un gene tossico ricavato da un batterio della terra, Bacillus Thuringensis (Bt).
Conseguenze imprevedibili sia nella catena alimentare di uccelli e roditori che sul comportamento di insetti impollinatori. Potrebbero cambiare i segnali della pianta transgenica alle api domestiche.
Tossicità per l'uomo? A meno di verifiche, è difficile dimostrare l'assenza di rischi per l'uomo dell'accumulo della tossina del Bacillus Thuringensis (Bt), il cui gene è integrato nelle piante.
Potrebbe cambiare il valore nutrizionale dei prodotti transgenici o provocare controindicazioni, esponendo i consumatori a nuovi allergeni.
Le piante manipolate con tossine ricavate da più batteri potrebbero produrre un'accelerazione nella resistenza degli insetti alle tossine introdotte.
Il gene per la resistenza all'ampicillina, un antibiotico, inserito nelle piante transgeniche, potrebbe aumentare la resistenza agli antibiotici di batteri patogeni per l'uomo.
Piante manipolate con geni virali (si fa con le patate) che le rendono resistenti ai virus da cui provengono potrebbero ricombinarsi con altri virus, creando nuovi ibridi e, quindi, nuove malattie.
La diffusione delle piante transgeniche, preferite per le loro elevate qualità produttive, potrebbe rendere artificiale il processo evolutivo impoverendo la biodiversità.
(Panorama, 1/1/1999)







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BLAIR FERMA IL CIBO-FRANKENSTEIN

Consumatori in rivolta, Londra costretta a bloccare per 3 anni gli alimenti transgenici


La democrazia dei consumatori funziona. Il "cibo di Frankenstein", cioè prodotto con innesti e modificazioni genetiche, potrebbe essere sospeso per tre anni in Gran Bretagna, in attesa che la scienza veda più chiaro nei rischi che corrono gli uomini che lo mangiano e l'ambiente in cui cresce. L'accordo - così segreto da essere ufficialmente negato - prevede che la moratoria avvenga senza nessun provvedimento da parte del governo, che oltretutto cozzerebbe con le regole comunitarie. La moratoria sarà decisa volontariamente e unilateralmente dalle società impegnate nella ricerca e nella produzione del cibo geneticamente modificato. In questo modo, Tony Blair salverebbe la faccia, avendo ripetuto appena un mese fa che non intendeva bloccare la ricerca, perché non esisteva nessuna prova di rischi per la salute pubblica. Ma da allora una vera e propria rivolta dell'opinione pubblica - sostenuta da una campagna terroristica dei giornali - è esplosa in Gran Bretagna. Tutti i sondaggi segnalavano l'allarme degli inglesi, soprattutto per le insufficienti informazioni sulle etichette di questi alimenti. Un vero e proprio "business" del cibo organico si stava diffondendo in tutto il paese, offrendo pomodori e insalate "sicuri" a prezzi astronomici. Le scuole cominciavano ad escludere di loro iniziativa gli alimenti sospetti dai pranzi dei bambini. E perfino nel grande "Millennium Dome", la cupola che ospiterà le feste del Duemila, era stato annunciato il bando al cibo genetico. Poiché il "Millennium Dome" è l'orgoglio del New Labour, quest'annuncio era sembrato il colpo di grazia alla trincea di resistenza in cui si era acquartierato Tony Blair. Così, per un'ironia della storia, è toccato proprio a Lord Sainsbury, ministro della Scienza, annunciare la nuova linea: congelamento per tre anni della coltivazione commerciale del cibo di Frankenstein, "perché ogni nuova tecnologia contiene dei rischi, e prima di diffondere i nuovi alimenti su un'ampia scala è meglio che la scienza ci dica con sufficiente certezza quali saranno le conseguenze". Dichiarazione imbarazzante per il miliardario Lord, proprietario della più grande catena di supermercati del paese, che ha versato ingenti somme alle compagnie impegnate nella ricerca sui cibi modificati. Al punto che deve regolarmente uscire dalla stanza per "conflitto di interessi" ogni volta che si affronta il problema nel comitato scientifico da lui presieduto.
Il fatto è che - per quanto ci si lamenti del carattere orwelliano e antidemocratico delle nostre società post-moderne - i consumatori votano ogni giorno con le loro scelte di acquisto. E stavolta hanno votato contro. Il dirigente di una delle maggiori compagnie private impegnate nelle ricerche - la Novartis Seeds - l'ha detto chiaro e tondo: "Se i consumatori non hanno fiducia nel comprare questi cibi, noi non abbiamo mercato. E nessun contadino vuole coltivare qualcosa che non riesce a vendere".
Segnali altrettanto preoccupati provengono dalla americana Monsalto, aziende leader del settore, la quale ha riconosciuto ieri che l'ingente sforzo pubblicitario per convincere i consumatori ha ottenuto l'effetto opposto: "Dobbiamo ammettere che Greenpeace e le altre organizzazioni ambientaliste stanno facendo un lavoro molto migliore del nostro".
Gli ecologisti, infatti, chiedono un bando di cinque anni della produzione e del commercio di semi di colza, mais, barbabietola da zucchero e foraggio geneticamente modificati, il cui raccolto dove partire nelle prossime settimane. In realtà, la scienza non è stata finora in grado di rilevare nessun rischio per la salute umana. Ma quando si inserisce il gene di un animale in una pianta, o di una pianta in un'altra pianta, si compie un'operazione delle cui conseguenze si sa ancora troppo poco. "Si gioca a fare Dio", avverte il principe Carlo, che ha fatto della difesa della campagna inglese il suo cavallo di battaglia. Anche quando si cominciò a cibare le mucche - in natura vegetariane - con proteine animali provenienti dalle pecore, la scienza disse che non c'erano pericoli. Poi arrivò la mucca pazza, e gli inglesi sperimentarono sulla loro pelle quanto è rischioso sconvolgere gli equilibri di Madre Natura. In più, gli ecologisti temono per gli effetti che le modificazioni genetiche possono avere sull'eco- ambiente, sul suolo, sugli insetti, una volta che siano diffuse coltivazioni che - tanto per fare un esempio - sono sterili, affinché i contadini non possano riutilizzare i semi e debbano comprarli direttamente dalle imprese che li producono.
I sostenitori del cibo di Frankenstein segnalano giustamente che le nuove tecnologie potrebbero dare una grande spinta all'agricoltura, avviare una nuova "rivoluzione verde", sia nei paesi sviluppati accrescendone l'efficienza, sia nei paesi che hanno carestie agricole. Un vertice internazionale ha di recente fallito nel tentativo di stabilire una regola su scala globale per queste ricerche, perché gli Stati Uniti si sono opposti a fermarle e hanno trovato l'accordo di paesi in via di sviluppo come l'Argentina, preoccupati di tenersi aperta la strada a una agricoltura più moderna e produttiva.
Ma, evidentemente, i tempi non sono maturi, almeno nel ricco Occidente, che ha imparato a sfruttare il suo benessere per difendere la sua salute. Così l'Inghilterra ha suonato la campana per la nuova industria agricola, per giganti come l'americana Monsanto, la britannica Zeneca, la svizzera Novartis, la tedesca AgrEvo, la francese Rhone- Poulenc. Nomi che sembrano usciti da un racconto di fantascienza e che lì dovranno restare almeno per un po', finquando non ci avranno convinti che l'interesse del loro profitto è compatibile con la sicurezza delle nostre cene.

(Tratto da Repubblica del 16 marzo 1999)







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BIOTECNOLOGIE : UNA CROCIATA ANTITRUST

Jeremy Rifkin: in pericolo la libertà di cibo


NEW YORK — La battaglia sarà epocale, perché dal suo esito si determinerà il futuro per l'economia di mercato, «...che rischia oggi di essere distrutta e superata dai network industriali». È questa, ci ha spiegato ieri l'economista Jeremy Rifkin, la vera posta in gioco dietro l'annuncio di molteplici cause antimonopolio contro tutti i più importanti produttori o distributori mondiali (inclusi gli italiani) di sementi geneticamente modificati.
La crociata di Rifkin, autore di un controverso libro sulla «Fine del lavoro», ha già fatto scalpore negli ambienti politici e imprenditoriali transatlantici. Ci sono i miliardi di dollari richiesti in risarcimento; una causa contro il rischio di un "monopolio" genetico-agricolo; l'importanza dei nomi coinvolti: dalla Monsanto, alla Du Pont, alla Novartis, alla Astrazeneca o alla Aventis. C'è la forza d'urto di un'alleanza inattesa: all'organizzazione guidata da Rifkin, la fondazione per le tendenze economiche, si sono anche uniti la coalizione nazionale delle famiglie agricole e agricoltori in rappresentanza dei cinque continenti. Alcuni dei più importanti studi legali americani, inoltre, hanno annunciato che lavoreranno ai processi in più di 30 Paesi, accettando compensi solo in caso di vittoria. Quel che più conta, dice Rifkin, la nuova crociata «avrà un impatto sugli incontri di novembre a Seattle, dove i capi di Stato e di Governo di alcune decine di Paesi lanceranno un nuovo giro di negoziati commerciali con al centro la liberalizzazione del commercio agricolo».
«Mi domando come si possa parlare di liberalizzazione quando fra cinque anni cinque aziende avranno il controllo del 100% delle sementi; e non mi riferisco soltanto alle sementi geneticamente modificate, ma a tutte la sementi — continua infervorato Rifkin, celebre per le sue osservazioni provocatorie sulle contraddizioni implicite in alcuni degli sviluppi portati dalla "nuova economia" —. Presto non avremo il controllo delle nostre necessità primarie, quelle per l'approvvigionamento di cibo; se così sarà diventeremo degli schiavi. Questo diventerà l'argomento dominante a Seattle, mi auguro che il vostro primo ministro Massimo D'Alema, che conosco, sarà fra quelli che recepiranno il messaggio».
Rifkin dà un contenuto teorico e ideologico a una minaccia molto sentita dagli agricoltori in tutto il mondo, quella di dover dipendere dai produttori di sementi per il loro approvvigionamento. Da alcuni anni infatti, ai cosiddetti semi convenzionali si sono aggiunti sul mercato semi preparati e semi modificati geneticamente per aumentare l'efficienza dell'output e la resistenza alle malattie e agli insetti. Le grandi aziende agricole hanno adottato con soddisfazione i nuovi semi fino a quando non hanno realizzato che le aziende produttrici chiedevano un prezzo salato: in virtù della componente "ingegneristica" del loro lavoro, infatti, le aziende possono brevettare le modifiche ai semi prodotti da Madre Natura e rivendicare un'esclusiva perenne sui "diritti" di utilizzo. Poco importa se Madre Natura, una volta incassate le modifiche, produce naturalmente frutti con i nuovi semi che possono essere riutilizzati, come avviene da qualche millennio.
Al momento dell'acquisto, infatti, gli agricoltori si devono impegnare a non riutilizzare i semi, consentendo così alle aziende chimiche o genetiche di garantirsi un flusso di reddito continuo e sicuro. E per fare rispettare l'accordo, i produttori e distributori di semi modificati hanno chiesto in alcuni casi interventi legali in loro difesa. In altri casi hanno messo a punto iniziative per scoraggiare la tentazione dell'agricoltore a riutilizzare i semi frutto del suo lavoro. Fra queste le più eclatanti sono state quella del «seme suicida», il cosiddetto progetto "terminator" della Monsanto. In questo caso il seme modificato geneticamente viene dotato di un ulteriore meccanismo genetico che ne impedisce la riproduzione, costringendo così l'agricoltore a riacquistare i semi dal produttore. Un altro meccanismo è ancora più astuto: i semi non sono programmati per il suicidio ma, una volta riprodotti e riutilizzati, richiedono speciali fertilizzanti chimici per potersi sviluppare al meglio.
Per questo Rifkin e i suoi legali hanno identificato in questi metodi, già attaccati dagli agricoltori, l'evidenza di un comportamento monopolistico. Tanto più pericoloso perché riguarda un bene primario come il cibo e perché, come ci spiega in dettaglio l'economista, anticipando le tesi del suo prossimo libro, rappresenta un «classico esempio di evoluzione dall'economia di mercato all'economia dei network, delle reti, dove non ci saranno più venditori e acquirenti di beni tangibili, ma soltanto venditori e acquirenti di diritti... e questo provocherà la concentrazione di enorme potere nelle mani di pochi, con l'inevitabile conseguenza di far scomparire le dinamiche dell'economia di mercato».
Le aziende colpite respingono le accuse. Per loro il mercato domina eccome. È vero che sono in dieci a controllare una fetta pari al 40% del mercato dei semi e in cinque a controllare il 97% del mercato dei semi modificati geneticamente, ma la battaglia è lo stesso durissima per prevalere, per difendersi dalle innovazioni della concorrenza e per finanziare la ricerca, carissima, destinata a migliorare l'attuale produzione. Rifkin reagisce con una risata forte e decisa: «È questa la loro difesa? Spero che la porteranno in tribunale, così la loro sconfitta sarà assicurata».

Mario Platero


(Il Sole 24 Ore, Martedì 14 Settembre 1999)


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