POPULISMI. POLITICA ESTERA, ECONOMIA E GIUSTIZIA DI UGO INTINI


Le tre derive estremiste della sinistra


di
UGO INTINI

"Il Riformista", 5 marzo 2003



Vorrei spiegare in sintesi quanto, dal mio punto di vista, è accaduto nell'opposizione.Da tempo, vi si manifestano tre derive estremiste. Una deriva sulla politica estera, alimentata da Rifondazione Comunista, Verdi e Comunisti Italiani. Una deriva sulla politica economica e in particolare su quella del lavoro, guidata da Rifondazione Comunista, ma con un decisivo contributo iniziale di Cofferati. Una deriva sulla giustizia imposta da girotondi, dipietrismo e dagli stessi partiti dell'Ulivo prima ricordati (in minor misura da Rifondazione Comunista, che conserva una componente garantista e libertaria).

La prima delle derive è la più esplosiva per la crisi irachena. La seconda rischia di influenzare negativamente il risultato delle elezioni amministrative per la concomitanza con il referendum sull'estensione dell'art. 18. La terza è la più catastrofica sul piano psicologico, perché allontana definitivamente i militanti ex democristiani ed ex socialisti innaturalmente confluiti nel Polo. Ma comporta anche una frattura col capo dello Stato per il danno sistemico che comporta. Ostacola infatti la nascita, continuamente auspicata dal presidente Ciampi, di un compiuto sistema bipolare, dove la maggioranza e l'opposizione, anziché delegittimarsi, si legittimino e rispettino a vicenda. Con un lungo tiro alla fune, si è cercato di contrastare le tre derive che tuttavia, saldandosi tra loro, di girotondo in girotondo, di corteo in corteo e di adunata in adunata, hanno spostato gradualmente il baricentro dell'Ulivo verso l'estremismo, fino a rischiare di capovolgere il risultato del congresso diessino a Pesaro.

Infine, la corda si è spezzata. Lo Sdi è rimasto con in mano un piccolo pezzo di fune e con la convergenza dell'Udeur sulla sua stessa posizione. L'Ulivo, da un anno incapace di porre paletti verso i tre convergenti estremismi, sembra aver preso le sue decisioni. Ha sostanzialmente scelto Verdi, Comunisti, dipietristi e girotondisti, ha emarginato socialisti e cattolici moderati, mentre i riformisti di Ds e Margherita sono rimasti intrappolati e minoritari nel cosiddetto Ulivo 2.

È ormai molto difficile, quasi impossibile, almeno per il momento, invertire la tendenza. Forse è anche bene che sia giunta una scelta netta, anche se per i socialisti la peggiore. Certo, si insisterà per un chiarimento politico, ma questo ormai c'è già stato e non si vede il possibile effetto pratico di nuove, ambigue e defatiganti mediazioni. Cortei antiamericani, scioperi e occupazioni delle stazioni, come ai tempi della guerra di Corea, Cgil separata da Cisl e Uil, creano uno scenario che delizia il Polo, perché ricorda la sinistra non del 2000, bensì degli anni '50. Ma faremo lealmente la nostra battaglia per le prossime amministrative, continueremo a lavorare per l'opposizione e per un Ulivo diverso da quello che si prepara, nel quale non ci riconosciamo: per un Ulivo credibile come alternativa di governo.

Nella speranza che l'Europa, il ben diverso contesto internazionale e la divisione della maggioranza rendano i "nostri anni '50" meno lunghi di quelli toccati ai riformisti di allora. Anzi, a quest'ultimo proposito, forse non tutto il male viene per nuocere, perché le divisioni di maggioranza e opposizione tendono a svilupparsi in modo simmetrico. Se avremo più coraggio e fortuna noi nel contrastare la deriva estremista dell'opposizione, altrettanto avranno più coraggio quanti si ribellano, nel Polo, alla deriva estremista di segno diametralmente opposto.

Come post scriptum, aggiungo due osservazioni. Non preoccupa che alcuni deputati diessini votino con la sinistra più radicale, perché ciò accade in tutti i partiti socialdemocratici. Preoccupa che interi partiti dell'Ulivo lo facciano. Non preoccupa che la sinistra radicale manifesti in piazza e svolga il suo ruolo, perché questo ruolo, spesso dialettico, costituisce uno stimolo positivo in tutta Europa. Preoccupa che, in Italia, e soltanto in Italia, la sinistra pragmatica di governo non riesca a guidare quella radicale ma, al contrario, finisca per esserne guidata.





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