Alla corte di Blair non c'è sinistra

Segretissimo Il caminetto dell'ex Ulivo mondiale coperto da strettissimo riserbo. Sul tavolo, il superamento della terza via. Ospite d'onore Clinton



di
Orsola Casagrande


"il manifesto", sabato 8 giugno 2002



LONDRA -- Ha un che di carbonaro l'assise (seminario? incontro tra amici?) che si è aperta ieri nella lussuosa (e costosa) Hartwell House, nel cuore del Buckinghamshire. Carbonara non tanto perché segreta: da un pezzo è ormai di dominio pubblico. Quanto piuttosto perché gli organizzatori (Policy Network, think-tank di cui è presidente Peter Mandelson) mantengono un ostinato e inspiegabile riserbo su un seminario che parla di temi pubblicissimi, come lo stato della sinistra in Europa. Sia come sia, il meeting vedrà riuniti nella campagna inglese oltre al premier Tony Blair, l'ex presidente americano Bill Clinton con alcuni dei suoi fedelissimi, il leader dell'Ulivo Francesco Rutelli, Giuliano Amato, qualche esponente europeo (non meglio identificato) e poi una schiera di personaggi più o meno famosi inglesi.

Il settimanale Observer, in quello che è stato forse l'unico articolo dedicato dai media britannici all'incontro, ignora gli ospiti italiani e si sofferma invece sui giovani «leoni» del governo Blair, quelli che «vedremo all'opera nell'arena politica tra una decina d'anni», come alcuni giovani sottosegretari di fresa nomina. Al centro dell'incontro, come ci conferma il direttore e fondatore di Policy Network, Frederic Michel, «lo stato di salute del centro sinistra in Europa» e poi «scambio di idee e opinioni sul futuro». Poche e vaghe indicazioni ma che, scorrendo il nome degli invitati, fanno pensare da una parte al tentativo di rimettere in gioco (e in un gioco europeo) Bill Clinton e dall'altra alla volontà di tastare il polso del centro sinistra in Italia, Germania e Francia soprattutto.

Tutto utilizzando come modello di riferimento il successo di Tony Blair. In altre parole, per quello che riguarda l'Europa si tratta di capire (e forse il new Labour si assumerà il compito di suggerire rimedi) che cos'è che non funziona nel modello che invece in Gran Bretagna sembra viaggiare tutto sommato bene. Il modello è solo in parte quello indicato dal direttore della London School of Economics, Anthony Giddens, cioè la «Terza Via». Infatti, sono in molti a pensare che il new Labour stia operando, rispetto alla «Terza Via», una virata verso qualcosa che è ancora sconosciuto o comunque ancora senza nome.

Per il premier italiano Silvio Berlusconi è «l'adesione di Blair alle politiche thatcheriane», ma forse al premier inglese la definizione non va troppo a genio. Certo è che Blair e il suo new Labour (del quale proprio Mandelson è uno dei papà) si stanno scostando dalla teorizzazione di Giddens, almeno per quanto riguarda uno dei tre punti chiave che hanno portato il new Labour al successo nel '97 (no all'aumento di tasse, no ad un approccio morbido nei confronti della criminalità, niente ostilità nei confronti del business): quello sulle tasse. Non a caso Giddens sembra essere particolarmente preoccupato di questa inversione di marcia operata dal ministro del tesoro Gordon Brown, che ha annunciato un aumento delle tasse per consentire un maggior investimento nei servizi pubblici. Dall'altra parte è proprio alla Thatcher e alle sue politiche «oltraggiose», al suo «coraggio di osare dove nessuno aveva mai osato» che si riferiscono anche quei critici della Terza Via che sostengono che la strada del successo duraturo per il new Labour starà proprio nella sua capacità di osare.

Una prima importante scommessa il governo Blair la farà presto e riguarda il referendum sull'ingresso della Gran Bretagna nell'euro. Ieri l'ultimo sondaggio parla di un 57% di inglesi ancora contrari alla moneta unica: solo il 21% è in favore. Particolarmente ostili sono i gallesi (65%) e l'East Midlands (68%). I più favorevoli i londinesi (25%) e gli scozzesi (28%). Il governo continua a ripetere che non è stata ancora decisa alcuna data per il referendum e che comunque l'economia inglese dovrà superare i famosi cinque test (è un bene per l'occupazione, l'investimento straniero e la City entrare nell'euro, e ancora l'economia britannica sta marciando al passo del resto d'Europa e che margini avrà) enunciati dal ministro del tesoro, Gordon Brown, prima di qualunque decisione. E' probabile che al seminario di questo fine settimana si finirà col parlare anche di questo aspetto, che è cruciale nell'idea di Europa che hanno in mente i socialdemocratici del continente.




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