SECONDO ANTHONY GIDDENS «BISOGNA RIFORMARE IL MERCATO ED ESSERE IMPLACABILI CONTRO IL CRIMINE»
«Lavoro e sicurezza, ricetta per la nuova sinistra»
Il teorico di Tony Blair: perde chi si allontana dalle alleanze di centro



di
Anthony Giddens


"La Stampa", Domenica 5 maggio 2002



LA vittoria certa di Jacques Chirac alle elezioni presidenziali è l´ultimo episodio del ritorno della destra al potere in Europa. Per la prima volta si è assistito a una contesa «destra contro destra» in un evento elettorale di questa importanza. Comunque Chirac avrebbe potuto essere rieletto anche se al secondo turno avesse affrontato Lionel Jospin.

La geografia politica dell´Europa è in fase di mutamento. Meno di tre anni fa, governi di sinistra erano al potere in undici Stati dell´Unione europea su quindici. Se le legislative francesi in giugno e quelle tedesche in settembre andranno in un certo modo, quel numero potrebbe scendere a cinque o sei.

Oltretutto, non stiamo assistendo al ritorno della destra moderata, ma al riaffacciarsi della destra estrema, come simboleggia il progresso elettorale di Le Pen.

Che interpretazione dobbiamo dare a questi cambiamenti? Assistiamo a una transizione ideologica paragonabile a quella della fine degli Anni 70, allorché cominciò a salire la marea conservatrice e liberista di Margaret Thatcher?

A questa domanda risponderei negativamente. Per capire come mai la destra è tornata al potere in numerosi paesi dell´Ue, dobbiamo analizzare le ragioni per cui a metà degli Anni 90 gli stessi paesi hanno dato la maggioranza alle sinistre. La ragione non fu uno spostamento a sinistra dei corpi elettorali. Gli studi condotti a quell´epoca non mostrarono alcuna evoluzione in questo senso. I partiti socialdemocratici ottennero buoni risultati elettorali perché rividero i loro programmi politici al fine di sedurre corpi elettorali più larghi, abbandonando certi bagagli ideologici che avevano loro interdetto, fino quel momento, l´accesso al potere.

Il Labour britannico divenne così New Labour, i socialdemocratici tedeschi si misero a parlare di «nuovo centro» e così via. Ma ci sono state anche ragioni più contingenti. In Gran Bretagna e in Germania i conservatori erano stati al potere per più di vent´anni, la gente era stufa di vederli e reclamava facce nuove. In Italia la destra si divise proprio mentre la sinistra, sotto l´Ulivo, riusciva a comporre le sue divergenze. La stessa cosa succedeva in Francia, dove i conflitti intestini della destra le alienarono l´elettorato permettendo a Jospin di cogliere un successo a sorpresa. Se c´è una logica generale in politica è che uniti si vince e divisi si perde.

Il ritorno della destra oggi è in certa misura una replica a parti invertite dei precedenti successi della sinistra. In Spagna il centro-destra di José Maria Aznar è arrivato al potere essenzialmente per la disillusione dell´elettorato dopo un lungo periodo di governo socialista, la cui popolarità era stata minata da una serie di scandali legati a fatti di corruzione.

La sinistra italiana non ha più saputo sormontare le sue divergenze interne dopo essere stata per un po´ al potere, così si è frammentata e si è trovata senza dirigenti nello stesso momento in cui la destra sotto la guida di Berlusconi riusciva a ricomporre un´immagine unitaria.

In Danimarca i socialdemocratici sono caduti dopo aver perso un referendum sull´euro che avevano fortemente sostenuto. Negli Stati Uniti Bush ha ottenuto una risicata vittoria solo perché il candidato verde Ralph Nader ha sottratto voti al democratico Al Gore.

Chiaramente, la caduta dei governi di sinistra è stata anche dovuta ai loro fallimenti politici. È la questione cruciale che ora attende risposta. Molti commentatori ritengono che i socialdemocratici siano stati sconfitti nei vari paesi perché si sono spostati troppo al centro. La terza via, sostengono, è finita in un vicolo cieco. L´unica soluzione per la sinistra è ritornare a quelle politiche che sono state rigettate per rincorrere la modernizzazione: più intervento pubblico nell´economia, più tasse e più politiche redistributive.

Ma questo punto di vista non regge all´analisi. Oggi gli elettori sfuggono in massima parte alla tradizionale dicotomia ideologica. Oltre il 50% di loro, in Europa come negli Stati Uniti, non si definisce né di sinistra né di destra. I partiti che hanno conservato un programma di sinistra conforme alla tradizione non raccolgono che una piccola minoranza dei suffragi - in genere meno del 10% - e tale percentuale tende ad abbassarsi.

L´errore politico dei governi di sinistra è stato in realtà l´opposto: l´incapacità di modernizzarsi abbastanza. La terza via aveva due priorità. La prima era la riforma del mercato del lavoro e del sistema di protezione sociale, in modo da mettere l´accento sulla creazione di impiego. La seconda era la necessità per la sinistra di affrontare con efficacia i temi tradizionali della destra, come la delinquenza e l´immigrazione.

Ma i socialdemocratici in molti paesi dell´Ue sono stati politicamente incapaci di procedere a questi adattamenti, cedendo così il passo alle destre. Così, in Francia, in Germania e in Italia, ma non nella Gran Bretagna di Tony Blair, continua a esserci un problema di disoccupazione di lunga durata, particolarmente forte fra i giovani che hanno votato in misura non trascurabile per Le Pen.

Mentre la politica implacabile di Tony Blair contro la criminalità è stata un fattore fondamentale del perdurante successo del New Labour.
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