Origine, senso e metodologia dei Comitati Etici 1

di

Roberto Piccoli





LA NASCITA DEI COMITATI ETICI: UN SEGNO DEI TEMPI



"La nascita dei Comitati Etici e' un segno dei tempi, un segno dei cambiamenti della societa' e dei nuovi problemi emergenti in essa". Cosi scrive Charles G. Vella, responsa bile dell'Ufficio Relazioni Sociali e membro del Comitato Etico dell'Istituto Scientifico H. San Raffaele di Milano.

Il progresso delle scienze biologiche e mediche offre oggi all'umanita' nuovi poteri, risorse e mezzi. La medicina non e' piu' solo assistenza, ma e' anche un modo per intervenire sulla vita.
La manipolazione genetica, i trapianti di organi, la fecondazione in vitro, l' "embryotransfer", la predeterminazione del sesso, l'accanimento terapeutico, l'eutanasia e tanti altri problemi ci toccano da vicino. Le nuove tecnologie consentono all'uomo, in definitiva, di prendere in mano il proprio destino. Ma la scienza e la tecnica non conoscono il proprio senso, e percic' il loro progresso non può essere "a qualunque costo". Esso interpella la in primo luogo il ricercatore e il medico, gli infermieri, i parenti, i familiari, quindi il teologo, il giurista, i politici, gli amministratori, la societa' nel sue complesso.


DALL'ETICA MEDICA ALLA BIOETICA


E' da questa prospettiva che nasce la bioetica. L'obiettivo e' di permettere alla scienza e alIa tecnica, che sono preziose risorse dell' uomo, di porsi al servizio dell'uomo stesso e di promuoverne lo sviluppo integrale a beneficio di tutti.
Se l'etica medica costituiva un modo personale di applicare i codici tradizionali che regolavano la professione medica, con la bioetica Si registra una sorta di "invasione permanente" di altri fattori - teologici, filosofici, giuridici, politici e sociali - nel campo della decisione medica. Ed infatti si possono definire bioetiche tutte quelle questioni etiche, giuridiche, filosofiche e teologiche che sene poste sul tappeto per effetto dello sviluppo delle scienze biomediche.


ORIGINE E SENSO DEI COMITATI ETICI


I valori fondamentali - i diritti inalienabili della persona umana - su cui si orienta la bioetica sono gli stessi sui quali si costruiscono i C.E.O.. Questi ultimi, inseriti negli ospedali pubblici, dove il bagaglio culturali dei membri e' costituito da ideologie diverse, possono trovare in quei valori un terreno comune. (Certamente, se non c'e' questa volonta' di intesa sull'i "uomo" e' difficile che un C.E.O. funzioni in una struttura pubblica).

L'atto di nascita dei C.E.O. e' comunemente riconosciuto nella sentenza emessa negli Stati Uniti nel 1976 dalla Corte Suprema del New Jersey sul case Karen Quinlan, una ragazza in coma profonde i cui genitori domandarono il distacco dal respiratore artificiale. La sentenza faceva esplicito riferimento ad un "Comitato di Etica o organismo simile" nell'ospedale, al quale avrebbe dovuto essere sottoposto il case. Poiché non esisteva alcun comitato e tanto meno un organismo simile, la sentenza ne indusse piu' o meno rapidamente la strutturazione in vari ospedali nordamericani.


I COMITATI ETICI OGGI


Oggi, negli Stati Uniti, circa 1400 dei 620 ospedali cattolici hanno un Comitato Etico. Al di fuori della rete delle strutture cattoliche il 30-140% degli oltre 6000 ospedali per acuti" hanno un C.E.O..
Agli inizi degli anni '80 si ebbe la prima apparizione dei Comitati Etici in Europa, precisamente in Svizzera, Svezia, Spagna, Germania Occidentale.
In Italia l'interesse per i Comitati Etici aumenta costantemente (Universita', Istituti Scientifici, Ordine dei Medici, Associazione Nazionale Medici Cattolici, i Fatebene fratelli, i Camilliani, l'Istituto Scientifico H. San Raffaele, ecc.).

Da quasi 15 anni presso l'Istituto Nazionale per lo Studio e la Cura dei Tumori a Milano, il prof. Umberto Veronesi ha avviato un Comitato Etico-Scientifico. Nel 1987 il prof. Veronesi ha ritenuto necessario distinguere una fase di valutazione della scientificita' delle proposte da una fase successiva che considera esclusivamente l'eticita' della sperimentazione.
il 7 febbraio 1987 e' nato il Gruppo promotore per l'Etica in sanita' e per i Comitati di Etica Medica (GEM), di cui e' coordinatore Charles G. Vella.

Un discorso a parte va fatto per quanto concerne i Comitati Etici nazionali. In Francia il Presidente Mitterand il 7 dicembre 19814 ha costituito il Comitato Consultativo Nazionale d'Etica per le Scienze della Vita e della Salute. In occasione dell'anniversario della costituzione del Comitato, il presidente francese aveva affermato che "piu' veloce va il mondo, piu' forte e' la tentazione dell'ignoto e piu' dobbiamo saper prendere tempo:
il tempo della misura, che chiamerei il tempo dello scambio e della riflessione, cioè il tempo dell'etica".


FUNZIONE E COMPOSIZIONE DEI C.E.O.


Un C.E.O. e' un Comitato che si occupa delle questioni etiche particolarmente difficili che insorgono quando e' necessarie prendere decisioni 0 formulare direttive nell'am bite della pratica clinica 0 della ricerca nel contesto ospedaliero.
E' fondamentale chiarire che i C.E.O. non rappresentano una qualche ferma di controllo dell'opera del medico, quanto piuttosto un supporto qualificato per professionalita', esperienza e saggezza, in cui il medico trova risposta ai suoi problemi di comportamento e di etica professionale. Di norma, infatti, il C.E.O. e' un organo consultivo della Direzione Sanitaria o del Consiglio di Amministrazione. I suoi pareri non devono rappresentare una decisione finale, ma lasciare liberta' di scelta.

Per quanto riguarda la composizione i pareri sono vari. Secondo Charles G. Vella il C.E.O., oltre al Direttore sanitario e ai responsabili di settore, deve avere la presenza di esperti, tra questi un giurista, un teologo, un deontologo medico, uno psicologo, un rappresentante degli infermieri e degli ammalati.


METODOLOGIA DEI C.E.O.


In una societa' pluralistica come la nostra la dialogicita', tratto caratteristico della riflessione etica all'inizio della nostra tradizione filosofica, e' anche una condizione essenziale per l'esistenza e il funzionamento di un Comitato di Etica. Seconde Sandro Spinsanti "il dialogo nel Comitato Etico deve essere una ricerca per la verita'. Deve essere un dialogo socratico". Il quale, però, sempre secondo Spinsanti, deve essere accompagnato dalla fiducia tra gli interlocutori, e "la fiducia naufraga la' dove Si ritiene che gli altri giochino in mode sleale, con la presunzione di avere la risposta giusta gia' pronta, cercando solo il modo per imporla".
Ma e' chiaro che, come abbiamo gia' ricordato, tutto ciò' può' reggersi soltanto sul comune riferimento a una "medicina per l'uomo totale", che integri la conoscenza dell'uomo derivante dalle scienze biomediche con quella fornita dalle scienze umane.

"Il pluralismo sara' d'obbligo - e' la conclusione di Sandro Spinsanti - in una riflessione etica di questo genere: non possiamo illuderci che un Comitato possa giungere a conclusioni unanimemente considerate valide e obbliganti. Non potrà' per ciò' produrre regole che valgano per tutti. Ma sara' gia' un risultato considerevole sviluppare, tutti insieme, una sensibilita' che ci permetta di riconoscere i problemi etici nell'ambito della cura della salute e delle scienze della vita, di trovare soluzioni per quelli che e' possibile risolvere, e di imparare a vivere con quelli che non ammettono soluzioni".



    BIBLIOGRAFIA



    CHARLES G. VELLA, Dalla bioetica ai Comitati Etici, Milano 1988.

    SANDRO SPINSANTI (a cura di), I Comitati di Etica in ospedale, Milano 1988.

    F. FLAMIGNI e M. MENGARELLI, I Comitati Etici ospedalieri, in "Transizione" n. 9, Bologna 1987, pagg.89-94

    UMBERTO VERONESI, Intervento al Convegno: "Etica e politica alle soglie del XXI secolo", organizzato dal Club dei Club, Roma 1989, pagg.65-70.


    * Questo testo (una mia sintesi di tipo divulgativo e senza troppe pretese) è stato distribuito ai partecipanti al Convegno «Teoria e Prassi dei Comitati Etici», svoltosi a Treviso, presso la Camera di Commercio, il 20 gennaio 1990, (organizzato dal Club Città Domani(da me presieduto) in collaborazione con l' Ordine dei Medici della Provincia di Treviso. Relatori: Adriano Bompiani (che pochi mesi dopo divenne il primo presidente del neocostituito Comitato Etico Nazionale), mons. Charles G. Vella, GianGiacomo Tessari, Mario Celotto, Maurizio Fallani e Maurizio Mori.







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