Ian Wilmut, lo scienziato che "creò" la pecora da un embrione è convinto che ci siano troppe malattie tra i "replicanti"

L'allarme del "padre" di Dolly
"I cloni hanno difetti genetici"

L'artrite e l'invecchiamento precoce del famoso ovino Altre malformazioni: "Fermiamo gli esperimenti sull'uomo"

di RICCARDO ORIZIO


(La Repubblica, 29 aprile 2002)


LONDRA -- Tutti gli animali clonati nascono con difetti genetici che dimostrano quanto sarebbe rischioso il tentativo di clonare un essere umano. E' questa la conclusione a sorpresa di uno studio pubblicato da Ian Wilmut, il professore scozzese che ha creato cinque anni fa la pecora Dolly e noto come uno dei principali pionieri degli esperimenti sulla clonazione.

A far venire agli scienziati del Roslin Institute di Edimburgo, guidati da Wilmut, il dubbio che la clonazione avvenga in modo irregolare è stata proprio Dolly, colpita da un paio di anni fa da prematura artrite e da un innaturale invecchiamento. Wilmut e i suoi colleghi, infatti, hanno scoperto che Dolly e le altre pecore clonate nascono con cromosomi dotati di telomeri più corti del dovuto. I telomeri sono delle "capsule" di Dna che proteggono i cromosomi. Nelle pecore normali i telomeri si accorciano solo con il passar del tempo, rendendo mano a mano più vulnerabili alle malattie le cellule dell'ovino. Nel caso di Dolly il difetto è, appunto, genetico e presente sin dalla nascita.

Wilmut ritiene che il problema non riguardi solo Dolly o le pecore. Altri difetti derivati dalla clonazione sono il gigantismo delle mucche o l'esistenza nei gatti clonati di una placenta grande fino a quattro volte il normale e il loro abnorme ingrassamento. Ma ci sono anche i difetti cardiaci dei maiali. O alcuni difetti al sistema immunitario di altri mammiferi. Da mesi il professor Wilmut chiede con insistenza una "maggior trasparenza" da parte dei ricercatori che hanno clonato animali, perché ritiene che molti suoi colleghi siano in possesso di dati su difetti genetici che non vengono rivelati per non danneggiare la ricerca scientifica.

"La clonazione è un procedimento ancora imperfetto. Dobbiamo procedere in modo cauto", dice Wilmut. Un esempio citato dallo scienziato è il vitello clonato in Francia e morto all'improvviso all'età di 51 giorni per l'incapacità di produrre leucociti (le cellule bianche del sangue). O un agnello ucciso all'età di 12 giorni proprio al Roslin Institute perché i muscoli dei polmoni erano così rigidi da rendergli impossibile il respiro.

Wilmut, che ha studiato anche le possibili cause di questi difetti, ritiene che potrebbero colpire anche gli esseri umani nati dal procedimento di clonazione. Le sue dichiarazioni sono accompagnate dalla campagna anti-clonazione condotta da alcuni gruppi animalisti.

Joyce D'Silva, direttore di un'associazione chiamata Compassion in World Farming, dichiara: "La realtà della clonazione è ben diversa dalle immagini che si vedono in televisione di qualche bella pecora appena nata. Penso alle centinaia di agnelli clonati nati con terribili malformazioni al cuore, ai polmoni e ai reni. Agnelli che sopravvivono solo pochi giorni e che poi vengono uccisi tra mille sofferenze. Anche se la clonazione può migliorare, resta un processo ad alto rischio". Wilmut, che a questo punto è diventato uno dei principali avversari della clonazione umana, conclude: "Abbiamo prove che la clonazione produce difetti. Bisogna fermare gli esperimenti sulle cellule staminali umane".







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