Si vuole approvare il finanziamento a esperimenti su embrioni

L'Unione europea dice no ma lascia una porta aperta


di
Franco Serra

(Avvenire, 27 novembre 2001)


BRUXELLES. La Commissione europea si è unita al coro di condanne dell'esperimento di clonazione realizzato dalla società americana 'Act'. Ha tuttavia lasciato un margine di incertezza: non nelle dichiarazioni, in particolare del commissario alla ricerca Philippe Busquin e dei suoi portavoce, bensí nella politica che essa segue nel finanziare questo settore. All'europarlamento, che il 14 novembre ha dato la sua approvazione in prima lettura, la Commissione ha proposto un programma di ricerca 2003-2006 che finanzi la sperimentazione -dove le leggi nazionali lo consentano- anche su embrioni e cellule staminali: purchè non si tratti di embrioni prodotti con l'intenzione di ucciderli usandoli nella ricerca. Il che, forse al di là delle intenzioni, lascia una porta aperta agli abusi.
Reagendo ieri all'annuncio della 'Act', Busquin ha spiegato che le proposte della Commissione sulla ricerca ''escludono la ricerca per la clonazione riproduttiva umana, quella per creare embrioni umani a fini di ricerca o ricavarne cellule staminali, sia quella per modificare il patrimonio genetico degli esseri umani''. Viene esclusa cosí anche la clonazione di embrioni umani a fini terapeutici, e la portavoce di Busquin ha spiegato che la Commissione condanna l'esperimento della 'Act' per aver ''prodotto un embrione prevedendo di distruggerlo'' prelevandone cellule. La Commissione vuol finanziare solo ricerche con ''embrioni già esistenti, rimasti in sovrannumero o perchè risultanti da aborti''. Quegli embrioni ''in sovrannumero'' dopo operazioni di fecondazione artificiale, o frutto di interventi di aborto, sono conservati in congelatori: ''sono conservabili solo per un certo periodo, scaduto il quale muoiono comunque''. Ciò conferma semplicemente che la Commissione intende finanziare esperimenti su embrioni: che poi siano davvero 'in sovrannumero' o ricavati da aborti sarà poi quanto meno difficile stabilire. A parte, naturalmente, le considerazioni etiche su cio` che è veramente un embrione umano, terreno su cui la Commissione esita a entrare.
Ecco quindi la «porta lasciata aperta» di cui parla Francesco Fiori (Ppe) nella relazione su etica e genetica che nell'Europarlamento verrà discussa a giorni, nella speranza di condizionare il voto di seconda lettura sul piano di ricerca 2003-06. Esiste comunque la Convenzione del Consiglio d'Europa firmata a Oviedo nel 1997, che vieta la clonazione a fini riproduttivi e la creazione di embrioni per la ricerca: con l'Italia, l'hanno ratificata Grecia e Spagna. Hanno firmato ma non ancora ratificato sette paesi fra cui Danimarca e Francia. Austria e Germania non hanno firmato la Convenzione perchè già hanno leggi molto restrittive. In Irlanda poi queste ricerche sono vietate dalla Costituzione.






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