"SAGGEZZA CINESE"


di
di Rino Cammilleri

(Il Giornale, 2 ottobre 2001)


Berlusconi da una parte e la Fallaci dall'altra hanno costretto tutti a smettere di girare intorno alla piaga e a metterci il dito dentro.
Tutti si sono schierati, chi per il sì, chi per il no, chi per il ni.
La civiltà occidentale è superiore o no?
E, se no, perché si prepara alla guerra?
E' vero, c'è un islam moderato; cioè, occidentalizzato.
E' quello che ci piace di più, è l'unico con cui si può convivere, è il solo con cui si possa ragionare.
L'altro, piaccia o meno ai posizionati sul "ni", subirà la "giustizia infinita" o come diavolo la si vorrà chiamare.

Questo è il punto, svelato il quale si può benissimo, e anzi si deve, distinguere l'islam dal terrorismo islamico, cosa che cercano tutti di fare, sia i commentatori sui media che i capi di stato.
I quali, tra l'altro, continuano a farlo, Dabliu Bush in primis.

Alcuni (non molti) irriducibili hanno tuttavia senza mezzi termini esplicitato che la distinzione tra islam "moderato" e islam "fondamentalista" è artificiosa, è un voler vedere le cose con gli occhiali occidentali.
Altri hanno ammesso che, sì, l'islam è proprio così perché non ha avuto il travaglio filosofico che il cristianesimo ha dovuto subire in tutta la sua storia; l'islam non ha avuto un s. Tommaso d'Aquino, un Lutero e un Voltaire.
Né, of course, un Gesù col suo "date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio".

Ma hanno aggiunto che occorrerebbe favorire quella "contaminazione" occidentale che costringerebbe l'islam ad ammorbidire le sue posizioni più estreme.
Il contatto con l'edonismo e la tolleranza occidentali, la televisione, il cinema e Internet prima o poi faranno mettere agli islamici la sordina sui passi coranici più duri; in fondo, anche i cristiani e gli ebrei hanno un "Dio degli eserciti" nella loro Scrittura, ma hanno da tempo scelto un altro degli aspetti del loro Dio.
Nel Corano c'è anche l'appello alla misericordia, dunque basta evidenziarlo e sottolinearlo; farà presto ad avere il sopravvento sul resto, in quanto, grazie ai moderni mezzi di comunicazione, l'osmosi delle idee e degli stili di vita è oggi molto più veloce che in passato.

Epperò si ribatte, dagli irriducibili, che è vano, o quanto meno pretenzioso e un po' illusorio, porre le proprie speranze in un processo del genere.
Insomma, quella "tentazione" edonistica che ha fatto passare gli occidentali dal cristianesimo al post-cristianesimo non è detto che funzioni con i musulmani.
In effetti, anche quest'ultima posizione sembra avere qualche ragione, dal momento che l'edonismo non si è affermato tra gli occidentali tramite una semplice "tentazione" ma ci sono voluti secoli di guerre e rivoluzioni.
E poi, è proprio contro questo pericolo di "tentazione" che l'estremismo islamico combatte la sua disperata battaglia. E' un bel dilemma, non c'è che dire, né il citatissimo libro di Samuel Huntington sullo "scontro di civiltà" pare fatto per gettare acqua sul fuoco.

In ogni caso, tutto quel che è accaduto e sta accadendo costringe l'opinione pubblica mondiale a interrogarsi sui propri vicini di casa, quei dieci milioni di musulmani che vivono in Europa (per non parlare di quanti risiedono in America e altrove in Occidente).

I libri sull'islam stanno andando a ruba, e il Corano sta entrando nella lista settimanale dei bestsellers.
E' stata sommessamente avanzata la proposta che l'islam approfitti della presente circostanza per rivedere la sua teologia e adeguarla ai tempi.
Credo che, sì, sia il consiglio più saggio che in questo momento si possa dare.

Solo che non è facile seguirlo, visto che la religione islamica non ha un capo né praticamente un clero.
Occorrerebbe che gli "uomini di religione" (termine che uso per comodità) seguaci del Profeta si mettessero d'accordo in tutto il mondo, e pubblicizzassero il più possibile il loro lavoro critico di approfondimento e/o revisione.
E' una cosa non facile, certo, né breve.
Ma almeno aprirebbe uno spiraglio e costituirebbe un effettivo punto di riferimento per quanti volessero adeguarsi al nuovo corso o vi si riconoscessero.
Si potrebbe, insomma, utilmente far leva su quel desiderio umano che tutti gli uomini hanno in quanto uomini, a prescindere dalle idee o dal credo: vivere e lavorare in pace, e soprattutto essere lasciati in pace.

Ma comincerei, innanzitutto, col mettermi all'opera sugli occidentali, su quei cultori del melting pot e laudatori delle "differenze" sempre e comunque, quelli per i quali ogni "cultura" è (diventata) sacra e intangibile.
Sono costoro i principali ostacoli all'integrazione e alla pacifica adozione di una mentalità - liberale, egualitaria e tollerante - che è tutta occidentale.

Ci sono scuole elementari, da noi, in cui si insegna non l'italiano ma l'arabo ai figli degli immigrati.
Qualche tempo fa, alcuni docenti benintezionati, vista la forte presenza di bambini cinesi nelle loro scuole, avevano messo in piedi, nel quadro della mai abbastanza deprecata "sperimentazione", corsi di lingua e cultura cinese per meglio "accogliere" i figli degli immigrati.
In quell'occasione, furono i padri degli accogliendi a ribellarsi, facendo presente che la lingua e la cultura cinesi i loro figli le avrebbero imparate a casa, e che li avevano mandati a scuola proprio per apprendere, e quanto prima possibile, la lingua e la cultura italiane.
Saggezza cinese.







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