Maiali, cloni, geni e panettoni

di

DARIO FO


Caro direttore,

sono fortemente angustiato e in crisi: qualche giorno fa, sul suo giornale è apparso un articolo dove l'autore (Giovanni Maria Pace) stigmatizzava severamente un mio intervento fra scienziati nel convegno "Dieci Nobel per il futuro" svoltosi a Milano. Il Pace sembra esclamare: "Ma che ci sta a fare quel burlone irriverente in mezzo a quei seri luminari?". E puntando il dito si chiede con scoperta accidia: "Il Premio Nobel autorizza forse chi l'ha ricevuto a sentenziare su qualsiasi argomento?". Come a dire: scherza con i pari tuoi ma non venire a posare i tuoi piedi sguazzanti blasfemia nel piatto sacro della scienza. Infatti puntualizza: "Il Fo ha scelto come bersaglio della sua satira le biotecnologie lanciando strali contro l'ingegneria genetica riuscendo a evocare immagini da Gran Guignol che hanno strappato un sorriso anche agli scienziati presenti ma che mostrano (nel Fo satirico) la frequentazione più dei fumetti di fantascienza che dei laboratori di ricerca".

Giusto, per Dio! Solo chi frequenta assiduamente e opera nei laboratori chimici, medici e farmaceutici, ha diritto di parola. Gli altri, a cominciare dagli "scettici informati", come li chiama il Nobel Mullis, tutti zitti e a cuccia! E a 'sto punto io vado in crisi. Come mi sono permesso così impunemente di ficcare il mio naso da clown nel sancta sanctorum delle manipolazioni genetiche, dissertando di maiali transgenici e di umani maialati con l'organo porcaro? Ma chi mi credo di essere per buttare in sghignazzo l'idea fantastica di produrre cloni di esseri umani privi del cranio e quindi del cervello, esposta con gran serietà da uno stimato ricercatore, il Prof. Lee Silver sul Time Magazine del 19.1.98? Secondo detto ricercatore questi umani clonati potrebbero procurare organi da trapianto perfetti con pericolo di rigetto ridotto al minimo. Sullo stesso giornale interveniva un illustre scienziato che dichiarava scandalizzato: "Qui siamo a Frankenstein! Dov'è finito il rispetto per l'identità umana?" - "Ma che cianci - gli rispondeva più o meno il clonatore scatenato - nel nostro caso non c'è alcuna identità umana da salvare. Il nostro clone è senza cervello, quindi non riceve stimoli di sorta, né di dolore, né di piacere. È un amorfo. Non è un essere umano. Molto probabilmente sarà privo anche di gambe e braccia, possederà solo organi vitali da trapianto. Quindi ogni morale è salva".

Durante il mio intervento al convegno dei Nobel ho commentato, seppur in chiave grottesca, questa notizia. Ma il Giovanni Maria Pace su questo argomento mi ha duramente bacchettato. Ironizzare sui trapianti di cloni non s'ha da fare, è di cattivo gusto. Io non posso permettermi, giocando sull'attenzione che le mie doti di istrione producono nel pubblico, di provocare sghignazzo su temi che mettono in gioco il progresso scientifico del futuro! Quest'ultima tirata mi ha letteralmente prostrato, ma la vera e propria mazzata mi è arrivata addosso con questa storia dei panettoni avvelenati. A parte che da antico lombardo questo spregio al mio panettone m'indigna da urlare.

Quei disgraziati sforacchiatori di panettone con la loro siringa è come se avessero pompato veleno per topi nella mia mamma! Potevano incendiarmi l'albero di Natale, tingere le pecorelle del presepe di viola, fare i baffi alla statuetta della Madonna e del Bambin Gesù, mettere le corna del bue all'asinello, strappare le alette agli angeli, farmi a pezzi la stella cometa, ma il panettone no, perdio! Non si tocca! Perdipiù con quest'azione criminale da spargiveleni guarda tu in che razza di guaio hanno messo me e tutti i sostenitori di una maggior attenzione nel condurre ricerche e sperimentazioni sui geni, sperimentazioni spesso piratesche che badano solo al profitto nel mercato delle merci manipolate. Come potrò presentarmi al prossimo convegno-dibattito in programma a Milano dove mi dovrò confrontare con uno stuolo di ricercatori ed esperti in biogenetica alimentare? Già lo vedo: come mi presenterò sul palco i miei interlocutori mi assaliranno armati di panettoni e, al grido di: "Incosciente, con i tuoi velenosi interventi sarcastici sulla scienza della manipolazione delle graminacee ti sei messo a capo di questa banda di ecoterroristi avvelenatori di panettoni... e adesso mangiateli tutti tu!". Così, urlando, daranno il via al lancio plurimo di panettoni di varia misura e peso; un bombardamento pasticcioso e succulento. Sarò travolto e ingozzato di panna tenerosa all'uvetta, mandorle e canditi, con una spruzzatina di topicida alla Zaarkon! Sono terrorizzato! Alzo bandiera bianca! D'ora in poi giuro: non mi occuperò più, per nessuna ragione, di argomenti per i quali non abbia acquisito conoscenze assolute, suffragate da una laurea specifica in quel campo.

Quindi ben vengano i pomodori e le fragole con i geni dei pesci dell'Artico che si possono coltivare a temperature sotto zero, addirittura con campi situati sui ghiacciai. Che c'importa se tra vent'anni si scoprirà che sono più velenosi dei topicidi. Io ormai ho deciso, in settimana brucerò pubblicamente, forse in piazza del Duomo, tutti i testi che ho prodotto in questi 50 anni. In particolare una trentina di copioni che oggi reputo davvero pericolosi per l'umanità, a cominciare dalla commedia Morte accidentale di un anarchico che tratta satiricamente del processo per l'omicidio... pardon, del suicidio di Pinelli. Non sono né giudice, né avvocato, quindi: silenzio e mortificazione! Poi brucerò due testi sulla scoperta delle Americhe... non sono navigatore, né cartografo, né tantomeno specializzato in marineria. Quindi: zitto e a cuccia. Di seguito fra le fiamme butterò testi di satira alla medicina, satira bancaria e finanziaria, testi grotteschi che trattano di politica e dei corpi speciali di polizia e dei così detti organi deviati dello Stato.

Brucerò per finire i copioni che trattano di stragi, droga e mafia e, botto finale, i 5 testi di Mistero Buffo. Come mi sono permesso di scriverli, non sono né filosofo, né sacerdote, né storico delle religioni: al rogo! Ora di questa mia drastica autoripulitura morale e culturale devo ringraziare proprio lei Dottor Giovanni Maria Pace, lei che mi ha aperto gli occhi, anzi, me li ha spalancati fino alle orecchie, ma prima di concludere questo mio angosciato sproloquio voglio ricordarle che durante il famigerato convegno milanese uno degli intervenuti, il Premio Nobel per la Medicina, Professor Mullis, ha duramente attaccato il modo, a suo dire, spudoratamente anti-etico di condurre le ricerche da parte di certe industrie multinazionali. Un caso fra i tanti è quello intrapreso in Africa da gruppi molto efficienti alla ricerca di un medicamento che permetta di debellare alcuni virus che infestano le acque di numerosi fiumi e che sono causa di vere e proprie stragi tra quelle popolazioni. Il nostro Premio Nobel per la Medicina ha denunciato che quelle imprese scientifiche dopo breve tempo hanno abbandonato la ricerca. Si erano resi conto che quell'operazione atta a salvare milioni di esseri umani non risultava commercialmente remunerativa. In poche parole la popolazione di quelle regioni è troppo povera per comprare i vaccini che l' industria farmaceutica avrebbe posto sul mercato. Per di più, almeno per ora, l'unica popolazione aggredita da questo morbo è l'africana e qualche comunità delle Indie orientali. Clienti bianchi e facoltosi non sono per il momento previsti. Quindi i ricercatori hanno levato le tende e se ne sono ritornati a casa in attesa di tempi migliori, cioè, che quel morbo si diffonda fino a raggiungere le coste dei paesi civilizzati.

L'inviato della Repubblica Giovanni Maria Pace era presente al momento di quelle denunce, è strano che non ne abbia fatta alcuna menzione nel suo articolo. Il Professor Mullis ha pure accusato molti famosi scienziati di ciarlataneria, è arrivato addirittura, facendo nomi e cognomi, a definirli "millantatori che esibiscono risultati inesistenti e indimostrati". Certo il Pace non poteva azzardarsi ad usare lo stesso linguaggio che aveva usato nei miei confronti e liquidare le dichiarazioni del cattedratico americano definendole una esibizione di gustosa cialtronaggine farsesca degna di fumetti fantascientifici sparati tanto per strappare qualche risata ai convenuti. È proprio in quell'occasione che il Professor Mullis premiato dall'Accademia di Stoccolma per le sue strepitose scoperte sul gene umano ha ribadito che bisogna essere molto cauti nell'accettare con eccessiva fiducia le dichiarazioni degli scienziati e delle industrie farmaceutiche che li sovvenzionano. E ha concluso: "Ogni scoperta deve sottostare al controllo degli scettici informati". Le spiace dottor Pace se anch'io, in un rigurgito di presunzione, mi reputo a mia volta uno scettico abbastanza informato?

Le auguro buon Natale. A proposito, io non credo che gli ecoterroristi oltre a quei due panettoni che hanno inviato all'agenzia Ansa ne abbiano siringati altri, tant'è vero che ce ne siamo comperati sette da un chilo anche per essere solidali con i 400 operai che rischiano di perdere il posto, anzi perdimostrarle che personalmente non nutro alcun risentimento nei suoi riguardi ho deciso di inviarne due anche a lei. Litroverà in redazione. Noterà che sull'involucro ci sarà scritto: "Prodotto privo di topicida ma forse manipolatogeneticamente come la maggior parte dei cibi industriali checonsumiamo oggi".

Buon appetito.

( Repubblica 15 dicembre 1998 )


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Le biotecnologie non bastano,

serve un brevetto per salvare la ricerca

di

Renato Dulbecco


Il progresso delle scienze biologiche avviene in una serie di rivoluzioni, ciascuna delle quali riflette lo sviluppo di un nuovo campo tecnologico e di conoscenza. In questo secolo abbiamo avuto la rivoluzione biochimica che ha spiegato il funzionamento degli organismi viventi, poi quella dell'ingegneria genetica che ha spiegato come questo funzionamento è controllato dai geni, e più recentemente quello del Progetto Genoma, che sta apportando una conoscenza dettagliata dei geni.

Nel campo della medicina la biotecnologia si indirizza sia alla produzione di proteine da usare come farmaci per compensare difetti in qualche gene, sia alla preparazione di Dna che possano direttamente compensare un difetto genico. La produzione di proteine e lo sviluppo di farmaci mirati a proteine è oggigiorno la parte più importante della sua attività. Usando le tecnologie sviluppate dall'ingegneria genetica, il gene viene isolato, e lo si fa funzionare in sistemi artificiali di vario tipo, da cui si ottiene la proteina.

Sulla base dei risultati ottenuti, quali sviluppi possiamo aspettarci nel futuro? Cominciamo dal campo della medicina, considerando le malattie con deficienza genica: ci si può aspettare progresso in due direzioni. La principale è nel campo delle proteine: proteine semplificate e più efficaci di quelle naturali saranno costruite per compensare deficienze nell'attività di geni; molti farmaci capaci di modificare o sostituire l'azione di proteine specifiche saranno disegnati sulla base della loro struttura. Ci saranno sviluppi anche nel campo del Dna: possiamo prevedere lo sviluppo di nuove direzioni per la terapia genica, e anche, ma non nell'immediato futuro, la correzione diretta di difetti congeniti di geni a livello delle cellule germinali. Nel campo della terapia genica potrà avere notevole importanza la costruzione, che è già in atto, di minicromosomi umani da usare per trasportare geni nelle cellule. Essi avranno il grande vantaggio, sopra i metodi usati oggi, di mantenere il gene nel suo ambiente cromosomico naturale, connesso a tutti i suoi apparati di controllo, in modo che esso possa funzionare normalmente. Per capire il significato di questo sviluppo, consideriamo il diabete mellito: perché non si introduce nei malati il gene dell'insulina? La ragione è che, con le tecniche esistenti, non sarebbe controllato e produrrebbe o troppo o troppo poco ormone; ed entrambe le situazioni sono pericolose.

Nel campo delle malattie neurodegenerative, quali l'Alzheimer, il Parkinson, la Corea di Huntington, la conoscenza delle proteine coinvolte, attraverso lo studio dei geni, potrà portare a sviluppi importanti, perché in tali malattie proteine di struttura alterata hanno spesso un ruolo nella patogenesi; ed è possibile che le alterazioni si possano risolvere. Sarà anche possibile in alcuni casi, per esempio nel Parkinson, introdurre cellule staminali, totipotenti, di origine animale nell'area danneggiata del cervello, dove si possono differenziare sostituendo le cellule morte.

Si faranno molti studi sulla possibilità di trapiantare nell'uomo cellule e organi di animali, specialmente di maiali, per rimpiazzare strutture irreparabilmente alterate; esse includono cuore, polmone, fegato, rene. Il maggior problema, il rigetto acuto dell'organo trapiantato, è già in via di soluzione con l'uso della terapia genica; una grave incognita però persiste, ed è la possibilità che virus animali presenti nell'organo trapiantato possano essere attivati, infettando il paziente, e da esso possano passare ad individui sani, dando luogo a gravi epidemie. La possibilità di tale complicazione è oggetto di intensi studi, e verrà chiarita; se verrà riconosciuta non esistente, si potrà iniziare un nuovo tipo di terapia di cui c'è molto bisogno.

Tutti questi sviluppi dipendono però da un fatto: la brevettabilità dei geni. Infatti il cammino da una scoperta di laboratorio ad un prodotto commerciale è molto lungo e costoso. Per un farmaco di uso umano può corrispondere a 6-10 anni di lavoro e una spesa di 100-400 milioni di dollari; e il successo è tutt'altro che certo. Nessuna ditta potrebbe intraprendere l'impresa se non fosse sicura di avere un ritorno adeguato, che solo il brevetto può garantire. Negli Stati Uniti questo problema è stato superato già da tempo: i geni di qualsiasi specie, inclusi quelli umani, sono brevettabili, purché certe condizioni chiave siano rispettate. In Europa finalmente sembra si segua la stessa strada, come indicato dalla proposta di Direttiva Europea: ora bisogna lottare per la sua approvazione.

CORRIERE DELLA SERA, 12 maggio 1998

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L'etica del futuro non si fonda sul "no"

Maurizio Mori, intervista di ANTONIO GNOLI

"Ritengo obbligatorio pensare a una nuova carta dei doveri, sia perché il mondo che ci circonda, le circostanze storiche che lo hanno determinato, sono profondamente cambiate e sia perché la stessa nozione di etica non è più la stessa che avevamo in passato", dice Maurizio Mori, uno dei massimi studiosi italiani di bioetica.
"Le priorità che segnalerei in campo bioetico sono almeno tre. Riguardano la nascita (che implica il dovere della fecondazione assistita); la morte (il dovere di diminuire le sofferenze terminali); infine la salute, alla cui base c'è il dovere di un'equa distribuzione delle risorse sanitarie. Un tempo se qualcuno nasceva con una malformazione ai reni o al cuore poteva solo rassegnarsi. Oggi, grazie ai successi della tecnica, si può intervenire salvando quelle vite. E' chiaro che questo discorso ci pone problemi sociali ed etici.
"Ma il compito della bioetica non è, come alcuni ritengono, di porre barriere o paletti all'avanzamento scientifico. Bensì quello di trovare una nuova gerarchia di valori nel rispetto del pluralismo. Un discorso sui doveri, e naturalmente sui diritti, a mio avviso, non può prescindere da un'etica della libertà. Nonostante tutto, l'etica è una disciplina giovane. C'era una vecchia etica fondata sul divieto assoluto, sul "no". Ora i doveri ammettono eccezioni. Il matrimonio, che nella vecchia etica era considerato indissolubile, oggi ammette il divorzio. Così è per l'aborto, o per la contraccezione.
"La vecchia etica sottolineava l'aspetto sacrale della vita, un sistema più o meno complesso di regole la riteneva intangibile, qualunque cosa accadesse. La nuova etica sottolinea invece la qualità della vita. La sua attenzione si sposta su di un adeguato benessere e sul rispetto delle scelte autonome. Si controbbatte che questo discorso indebolisce l'etica. In realtà ciò che si indebolisce è solo l'etica della legge. Mentre si rafforza il senso di responsabilità delle persone.
"Attaccato alla vita vedrei un altro problema che fa da sfondo: l'ambiente. Esso è l'habitat vitale dentro il quale viviamo. Definire anche qui i doveri non è semplice. Vedo due scenari. Quello ambientalista, che dice che qualunque azione umana deve tendere a conservare l'ambiente così come è. E aggiunge che il vero problema è oggi la sovrappopolazione. Sei o sette miliardi di persone sono troppe per le risorse del pianeta.
"L'altro scenario, che trovo più convincente, è che la tesi per cui l'ambiente deve restare ciò che è, sia falsa. L'ambiente cambia sia in relazione che indipendentemente dall'azione dell'uomo. Il punto è che le specie animali sono finite, tutte, anche quella umana. Il problema, allora, è la sopravvivenza della specie. Da questo punto di vista, la ricerca scientifica e l'evoluzione della tecnica, sono componenti essenziali dell'esistenza, e della sopravvivenza umana. La scienza non è né buona, né cattiva. Il dovere è usarla per migliorare la qualità della vita. Tanto tempo fa ci siamo staccati dalla natura e abbiamo cominciato a volare. Non possiamo interrompere, pena lo sfracellarsi, dobbiamo continuare a farlo".

Repubblica, 16 gennaio 1998.

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LA NUOVA LEGGE SUI TRAPIANTI


Sintesi giornalistica (Repubblica online, 2 febbraio 1999) di una legge che farà molto discutere ...

Tutti i cittadini italiani al di sopra dei 18 anni saranno chiamati a dire se, in caso di morte, intendano o meno donare i propri organi per i trapianti. E se il "sì" mancasse, ma fosse dimostrato che il cittadino è stato informato sui suoi diritti a apporsi all'espianto, varrà il cosiddetto "silenzio-assenso". Questo il nodo centrale della legge sui trapianti approvata oggi dalla Camera, 27 articoli che stabiliscono i criteri guida per regolare la complessa materia.

Ecco i punti qualificanti della nuova legge.

Il silenzio-assenso
Su richiesta delle Asl tutti i cittadini italiani saranno chiamati a esprimere la propria volontà e saranno informati affinchè la scelta sia "libera e consapevole". Verranno fornite informazioni anche sulla prevenzione, su tutte le misure utili per prevenire patologie che possono richiedere, per essere curate, anche il trapianto. Asl, medici di base a anche la pubblica amministrazione - quando si andrà a chiedere un documento di identità - solleciteranno più volte, con criteri e tempi che saranno stabiliti da un decreto del ministero della Sanità, a esprimere la propria opinione con un sì o un no. Solo se risulterà che il cittadino è stato informato, il silenzio potrà essere considerato un sì implicito.

Quando il prelievo è consentito
Quando i medici accertano che la persona abbia dato il proprio assenso. Il sì dovrà risultare dal sistema informativo in cui sono confluiti i dati nazionali, o dalla tessera sanitaria. Nel caso in cui non risulti il sì, si dovrà accertare che il cittadino sia stato debitamente informato, ma che non si sia espresso. In quel caso il silenzio varrà come assenso.

Campagna d'informazione
Partirà massiccia, interessando tutte le strutture del Servizio sanitario nazionale, ma anche la scuola, gli enti locali, il volontariato. Oltre, ovviamente, giornali e tv.

Tre mesi per decidere
Una volta partita la richiesta di esprimere la propria opinione, ogni cittadino avrà tre mesi di tempo prima di riconsegnare alla Asl il modulo.

Carta sanitaria
Il "sì" o il "no" alla donazione dei propri organi dovrebbe essere inserito nella carta sanitaria nelle otto regioni e nella provincia di Bolzano in cui è prevista la sperimentazione del sanitometro: Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto, Emilia- Romagna, Toscana, Abruzzo, Sicilia.

Regole per l'espianto
Una legge del 1993 ha stabilito che si ha la dichiarazione di morte quando cessano in modo irreversibile tutte le attività dell'encefalo. La condizione che sarà accertata da parte di un collegio medico.

La famiglia
Prima dell'espianto, i medici sono tenuti a fornire ai familiari informazioni sulle opportunità terapeutiche per le persone in attesa di trapianto e sulla natura e la circostanza del prelievo degli organi.

Organi non espiantabili
Gonadi ed encefalo.

Si potrà sempre cambiare idea
Un decreto ministeriale stabilirà come modificare la propria dichiarazione presso le strutture pubbliche. In ogni caso basterà una dichiarazione autografa che chiunque, non solo un familiare, potrà presentare ai medici per dare l'alt al prelievo.

Autopsie
Potranno essere espiantati organi dai cadaveri sui quali l'autorità giudiziaria ha ordinato l'autopsia o su cui siano stati eseguiti accertamenti diagnostici dopo la morte.

Minorenni
Per i minorenni, il "sì" o il "no" sarà deciso dai genitori. Se uno dei due non è d'accordo l'espianto non potrà essere effettuato.

Nascituri e orfani
I nascituri sono esclusi dalle nuove norme: nessuno può esprimere intenzioni per chi ancora non è nato. La legge esclude gli orfani affidati ad istituti pubblici o privati.

Stranieri e immigrati
Sarà un decreto ministeriale a stabilire i criteri in base ai quali gli stranieri con regolare permesso o coloro che chiedono la cittadinanza italiana dovranno dichiarare la propria volontà.

Centro nazionale trapianti
Le nuove norme istituiscono il centro nazionale per i trapianti, presieduto dal direttore dell'Istituto Superiore di Sanità. Sarà proprio questo centro a tenere le liste, differenti per tipologie, delle persone in attesa di trapianto, liste stilate sulla base dei dati trasmessi dai centri regionali. In base a queste liste saranno assegnati gli organi da trapiantare. I criteri di accesso alle liste di attesa dovranno essere trasparrenti e di pari opportunità tra i cittadini, determinate in base a parametri clinici e immunologici. Il centro sarà collegato in via telematica 24 ore su 24 con i centri regionali e interregionali. I prelievi verranno effettuati nelle strutture sanitarie accreditate dotate di reparti di rianimazione.

Anonimato e privacy
I dati sia del donatore che del ricevente dovranno essere anonimi. E il prelievo degli organi dovrà essere effettuato in modo tale da assicurare il rispetto per il deceduto.

Trafficanti d'organi
Arresto e multe molto salate per chi traffica in organi. Per i medici è prevista l'interdizione dalla professione.



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