Per Berlinguer, presidente del Comitato nazionale di Bioetica, «la scienza non ha limiti ma i suoi metodi sì»

«Così la vita diventa materia da brevetto»

«Nessuno può nascere in base a un criterio e per scopi diversi dalla nascita in sé»


Intervista a Giovanni Berlinguer
di
Danilo Paolini

(Avvenire, 27 novembre 2001)


Pochi divieti, ma certi, solidi, e che valgano in tutto il mondo. «Uno di questi deve riguardare la clonazione, deve affermare il principio che nessuno ha il diritto di produrre esseri umani a proprio arbitrio», sillaba il professor Giovanni Berlinguer. Sceglie un aggettivo preciso, il presidente del Comitato nazionale di Bioetica, per descrivere la notizia proveniente dagli Usa. «È scandaloso - dice - perché calpesta la dignità umana e fa della vita materia da brevetto».
Si ripropone il tema eterno dei limiti della scienza...
No, guardi, io sono convinto che la scienza non debba avere alcun limite. Lo dice anche la nostra Costituzione: «L'arte e la scienza sono libere e libero è il loro insegnamento». La scienza è sapere, accrescimento del sapere, nessuno può arrogarsi il diritto di stabilire che cosa si può sapere e che cosa no. Diverso, invece, è il discorso sui metodi che la scienza usa per arrivare a conoscere. Ormai già da oltre mezzo secolo, da quando sono venuti alla luce gli orrori dei lager nazisti, gli scienziati stessi hanno stabilito quali metodi sono rispettosi della dignità umana e quali no. Adesso un problema analogo si pone per il rispetto dell'embrione umano. Ripeto, il principio va affermato con chiarezza: un essere umano non può nascere in base a caratteri predeterminati o per scopi diversi dalla nascita in sé. E, mi permetta, va tutelato anche dopo la nascita, perché mi sembra che non ci si preoccupi abbastanza dei bambini che muoiono di fame, di stenti, di bombe.
Torniamo alla clonazione. Lei ha accennato ai lager. Siamo di fronte ai nuovi nazisti?
No, no, andiamo piano. Non faccio paragoni storici perché sono sempre arbitrari, inevitabilmente forzati. Però ribadisco che ci devono essere limiti ai metodi della scienza. Limiti che, tra l'altro, sono stati introdotti anche per quanto riguarda la sperimentazione sugli animali.
Gli scienziati americani sono riusciti a infilarsi in una crepa legislativa.
Non sono d'accordo, non parlerei di assenza di leggi. Anzi, negli Stati Uniti esiste una norma introdotta dal presidente Bush, la quale stabilisce che la clonazione umana è vietata nelle istituzioni che fruiscono di finanziamenti pubblici. Ciò vuol dire che è lecita in altri centri. Come dire, siamo di fronte a una doppia morale. Con un paradosso, per di più: i centri pubblici possono acquistare le cellule staminali prodotte da embrioni in laboratori privati.
Bush ha dichiarato di essere contrario al 100% alla clonazione.
Forse avrebbe fatto meglio a dire di essere contrario al 50%...
Il ministro Sirchia ha parlato di «brutale logica commerciale».
Che implica la brevettazione di cellule umane. È scandaloso che il nostro corpo, le sue parti, le fasi della vita a partire dalla sua origine diventino proprietà privata, coperta da brevetti. Per assurdo, poi, anche volendo ammettere questa aberrazione, l'accesso agli eventuali vantaggi terapeutici sarebbe fortemente selettivo e discriminatorio, basato sulla possibilità di pagare o meno gli alti prezzi richiesti dalle industrie.
È una risposta a chi si dice entusiasta, a chi invita a distinguere tra clonazione a scopo riproduttivo e a scopo terapeutico, a chi parla di possibilità di guarigione per milioni di persone?
Non c'è dubbio che la finalità dichiarata sia quella terapeutica, quindi astrattamente nobile. Io ricordo soltanto che le cellule staminali si possono studiare e produrre ricorrendo ad altre fonti, come è il caso delle staminali prelevate da adulti.
Non sarà che, oltre alla corsa al brevetto, proprio il timore di vedersi "superare" da questa nuova via della ricerca ha indotto i fautori della clonazione embrionale a spingere sull'acceleratore? Del resto, sembra ormai certo che le staminali adulte offrono possibilità di applicazione anche in tempi relativamente brevi...
Non sono in grado di valutare se sia in atto una reazione di questo tipo né di giudicare la concorrenza tra aziende biotecnologiche. Non sono un economista e non conosco le analisi di mercato, senza contare che molto di ciò che accade è ancora segreto. Comunque, i tempi di applicazione non sono ancora quantificabili. È importante chiarirlo, per non cadere in promesse eccessive e non seminare illusioni. Molte tappe sulla strada della sperimentazione devono ancora essere percorse. Speriamo che ciò avvenga rapidamente.






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