Il Novecento italiano secondo Bedeschi: estremistico e antiliberale

Sotto il tallone delle ideologie



di
Giuseppe Galasso


"Corriere della Sera", Domenica 9 giugno 2002



Lo sviluppo del pensiero politico italiano del '900 tracciato da Bedeschi non si ispira certo all'ottimismo. Al suo liberalismo quel pensiero appare «profondamente intriso di miti politici e di ideologie» e di una carica rivoluzionaria ed estremistica in linea con la frequente traumaticità dei mutamenti di potere. Perciò, egli nota, «la democrazia liberale, fondata su un esame sobrio e realistico della società e ispirata da una mentalità riformistica che fa tutt’uno con l’ingegneria sociale, ha condotta sempre vita grama nel nostro paese, e i suoi difensori sono stati sempre largamente minoritari». Né gli si può dare molto torto. Inoltre, ciò non ostacola, bensì stimola un pathos che accresce la pregevole qualità interpretativa del libro.

Va pure detto, però, che, nel coltivare miti e ideologie, si è anche trovata la via di molti echi internazionali (si pensi solo, ahimé!, alle fortune mondiali del termine «fascismo»); che qualcosa in più si può riconoscere ad alcuni (Croce, ma non solo); e che il pensiero italiano ha pur retto il regime libero a lungo prima e dopo del fascismo.

La riconversione dall'ideologia al pensiero è stata difficile. Ne è un esempio (qui illustrato bene) Bobbio, mediatore fra cultura liberale e cultura marxistica (ma anche, credo, attento al momento istituzionale del liberalismo più che a quello etico e dinamico).

Ancor più difficile, come Bedeschi mostra in belle pagine, è stata la ricerca di vie nuove (con Salvemini, con la «rivoluzione liberale» di Gobetti e di Dorso o il «liberal-socialismo» di Rosselli, con Ernesto Rossi). Quanto ai cattolici, egli insiste a ragione sulla loro oscillazione fra liberal-democrazia (Sturzo, De Gasperi) e integralismo (Dossetti).

Dagli anni '50 c'è poi l'eclisse liberale, malgrado le fortune del «Mondo» di Pannunzio, e una netta prevalenza marxistica, fino alla «contestazione» e alla crisi del marx-comunismo, in cui campeggia Colletti intorno a un filo liberale ormai esile, rovine e macerie, dunque, da Gentile «organico» al fascismo fino agli ultimi esiti marxistici, tanto che sono poi due storici come Romeo e De Felice a dare a Bedeschi il modo di fissare il senso della sua ricostruzione. Nella quale non figurano o sono appena accennati temi di primario rilievo (così Nitti e Olivetti). Ma questa è una scelta. Retto da un saldo criterio di ricerca e giudizio, il libro interessa e istruisce, svelando nessi e significati, fratture ed equivoci spesso ignorati, mentre i suoi autori preferiti (De Ruggiero, Romeo, De Felice) sono una garanzia del suo spirito liberale.


GIUSEPPE BEDESCHI
La fabbrica delle ideologie. Il pensiero politico
nell'Italia del Novecento

Editore Laterza
pagine 442, euro 25,00





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