Avvenire rende omaggio a Norberto Bobbio

Bobbio, la laicità: l'omaggio dei cattolici


Un editoriale ricorda la lezione di laicità del pensatore torinese : "Non la laicità che ignora, che declassa, che semina il dubbio negativo del rifiuto, ma una laicità che nobilita la ragione come voce di una coscienza libera e aperta".
Il quotidiano cattolico, inoltre, ristampa una famosa intervista, rilasciata l'8 maggio 1981 al «Corriere della sera» alla vigilia del referendum sull'aborto. Il filosofo, tra i massimi esponenti della cultura laica del dopoguerra, spiegava le sue ragioni a favore della vita.

da "Avvenire" del 13 gennaio 2004

Per l'interezza del suo pensiero

Bobbio rimanga sulla soglia della nostra ricerca
La lezione sulla laicità è di una novità grande Non la laicità che ignora, che declassa, che semina il dubbio negativo del rifiuto, ma una laicità che nobilita la ragione come voce di una coscienza libera e aperta

Vittorio Morero

Sarà un bene per tutti se la lezione di Bobbio travalicherà queste giornate di commemorazione e di analisi. Nello spirito della sua esperienza dobbiamo augurarci che l'interrogazione perduri. Ciò può avvenire a due condizioni: che Bobbio rimanga sulla soglia della nostra ricerca per la sua interezza di uomo, di filosofo, di insegnante, di testimone, di vocazione fedele alla ragione ma anche all'effetto. Non c'è da temere alcuna lacerazione, seppure oggi la settorialità ci sottragga talvolta la memoria d'insieme, la sintesi vitale, soprattutto la visione che fa armonia fra conoscenza e coscienza, fra competenza ed etica. La seconda condizione è che il suo patrimonio non rimanga accademico o mediatico, ma s'incammini, grazie ai superstiti che siamo noi, sulla strada di un mondo nuovo e più giusto. A tale proposito mi sembra che questo patrimonio si ascriva molto bene nell'attuale momento di ricerca, ricerca che ha come oggetto la laicità come valore, come espressione di libertà e come metodo di convivenza e di democrazia pacificata.

È una lezione che farà bene a tutti, cattolici e laici, sia per quanto riguarda i contenuti sia per quanto riguarda la forma, cioè lo stile, che in Bobbio era un tratto garbato e mai offensivo di affrontare gli argomenti, fino al modo così fine con cui ha lasciato nel testamento i pensieri ultimi della sua esistenza di congiunto e di amico.

La lezione sulla laicità è di una novità grande dopo i decenni di polemiche ingarbugliate. Non la laicità che ignora, che declassa, che semina il dubbio negativo del rifiuto, ma una laicità che nobilita la ragione come voce di una coscienza libera e aperta. Vorremo per tutti i testi citare l'intervista ripubblicata domenica su questo giornale in tema di aborto. Certo la sua era una laicità fiera, ma - per parafrasare una dichiarazione del nostro presidente della Repubblica - anche giusta. Ed è questo senso di giustizia che il laico Bobbio usa anche quando accetta di stare nell'impossibilità cogni tiva naturale di vedere e di comprendere il mistero che pure egli sente che esiste al di là del velo e del conosciuto.

Lezione grande pure per noi cattolici che sovente dimentichiamo che la libertà e la libera proposta si rafforzano più con la testimonianza che nei vincoli esterni. Lezione di umiltà poiché non sempre la nostra mediazione di credenti o di Chiesa è all'altezza della posta in gioco e quindi sovente lascia inalterato e magari anche un po' solitario questo incontro misterioso fra Dio e l'uomo in ricerca. La nostra mediazione è senza dubbio importante, funzionale, legata anche al carattere storico delle nostre esistenze, ma le strade di Dio sono tante, anzi sono infinite ed egli è Amore senza esclusioni, senza divisioni, senza dazi. In tutto questo si evidenzia una costante biografica di Norberto Bobbio che è stata evidenziata in questi giorni, cioè quella specie di pensiero mite che viene dall'uso onesto e fedele del proprio intelletto.



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IL DOCUMENTO

Alla vigilia del referendum sull'aborto, il «Corriere della sera» dell'8 maggio 1981 pubblicò un'intervista di Giulio Nascimbeni a Norberto Bobbio. Il filosofo, tra i massimi esponenti della cultura laica del dopoguerra, spiega così le sue ragioni a favore della vita.




Sono con Norberto Bobbio nel suo studio di Torino, fra scaffali gremiti e tavoli coperti da giornali e riviste. «Non parlo volentieri di questo problema dell'aborto» mi dice. Gli chiedo perché. «È un problema molto difficile, è il classico problema nel quale ci si trova di fronte a un conflitto di diritti e di doveri».

Quali diritti e quali doveri sono in conflitto?
«Innanzitutto il diritto fondamentale del concepito, quel diritto di nascita sul quale, secondo me, non si può transigere. È lo stesso diritto in nome del quale sono contrario alla pena di morte. Si può parlare di depenalizzazione dell'aborto, ma non si può essere moralmente indifferenti di fronte all'aborto».

Lei parlava di diritti, non di un solo diritto
«C'è anche il diritto della donna a non essere sacrificata nella cura dei figli che non vuole. E c'è un terzo diritto: quello della società. Il diritto della società in generale e anche delle società particolari a non essere superpopolate, e quindi a esercitare il controllo delle nascite».

Non le sembra che, così posto, il conflitto fra questi diritti si presenti pressoché insanabile?
«È vero, sono diritti incompatibili. E quando ci si trova di fronte a diritti incompatibili, la scelta è sempre dolorosa».

Ma bisogna decidere.
«Ho parlato di tre diritti: il primo, quello del concepito, è fondamentale; gli altri, quello della donna e quello della società, sono derivati. Inoltre, e questo per me è il punto centrale, il diritto della donna e quello della società, che vengono di solito addotti per giustificare l'aborto, possono essere soddisfatti senza ricorrere all'aborto, cioè evitando il concepimento. Una volta avvenuto il concepimento, il diritto del concepito può essere soddisfatto soltanto lasciandolo nascere».

Quali critiche muove alla legge 194?
«Al primo articolo è detto che lo Stato "garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile". Secondo me, questo diritto ha ragione d'essere soltanto se si afferma e si accetta il dovere di un rapporto sessuale cosciente e responsabile, cioè tra persone consapevoli delle conseguenze del loro atto e pronte ad assumersi gli obblighi che ne derivano. Rinviare la soluzione a concepimento avvenuto, cioè quando le conseguenze che si potevano evitare non sono state evitate, questo mi pare non andare al fondo del problema. Tanto è vero che, nello stesso primo articolo della 194, è scritto subito dopo che l'interruzione della gravidanza non è mezzo per il controllo delle nascite».

E se, abrogando la legge 194, si tornasse ai «cucchiai d'oro», alle «mammane», ai drammi e alle ingiustizie dell'aborto clandestino? L'aborto è una triste realtà, non si può negarla.
«Il fatto che l'aborto sia diffuso, è un argomento debolissimo dal punto di vista giuridico e morale. E mi stupisce che venga addotto con tanta frequenza. Gli uomini sono come sono: ma la morale e il diritto esistono per questo. Il furto d'auto, ad esempio, è diffuso, quasi impunito: ma questo legittima il furto? Si può al massimo sostenere che siccome l'aborto è diffuso e incontrollabile, lo Stato lo tollera e cerca di regolarlo per limitarne la dannosità. Da questo punto di vista, se la legge 194 fosse bene applicata, potrebbe essere accolta come una legge che risolve un problema umanamente e socialmente rilevante».

Esistono azioni moralmente illecite ma che non sono considerate illegittime?
«Certamente. Cito il rapporto sessuale nelle sue varie forme, il tradimento tra coniugi, la stessa prostituzione. Mi consenta di ricordare il Saggio sulla libertà di Stuart Mill. Sono parole scritte centotrent'anni fa, ma attualissime. Il diritto, secondo Stuart Mill, si deve preoccupare delle azioni che recano danno alla società: "il bene dell'individuo, sia esso fisico o morale, non è una giustificazione sufficiente"».

Questo può valere anche nel caso dell'aborto?
«Dice ancora Stuart Mill: "Su se stesso, sulla sua mente e sul suo corpo, l'individuo è sovrano". Adesso le femministe dicono: "Il corpo è mio e lo gestisco io". Sembrerebbe una perfetta applicazione di questo principio. Io, invece, dico che è aberrante farvi rientrare l'aborto. L'individuo è uno, singolo. Nel caso dell'aborto c'è un "altro" nel corpo della donna. Il suicida dispone della sua singola vita. Con l'aborto si dispone di una vita altrui».

Tutta la sua lunga attività, professor Bobbio, i suoi libri, il suo insegnamento sono la testimonianza di uno spirito fermamente laico. Immagina che ci sarà sorpresa nel mondo laico per queste sue dichiarazioni?
«Vorrei chiedere quale sorpresa ci può essere nel fatto che un laico consideri come valido in senso assoluto, come un imperativo categorico, il "non uccidere". E mi stupisco a mia volta che i laici lascino ai credenti il privilegio e l'onore di affermare che non si deve uccidere».



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