«Sì alla ricerca nel rispetto dell'uomo»
Sgreccia: la Chiesa incoraggia gli sforzi di chi cerca di alleviare le sofferenze
«Gli organismi transgenici? Occorre accertare i rischi per la salute»


di
Enrico Negrotti

(Avvenire, 14 febbraio 2001)


Milano. «La Chiesa incoraggia la ricerca scientifica purché sia orientata al bene dell'uomo e al rispetto di ogni singolo uomo». Monsignor Elio Sgreccia, vicepresidente della Pontificia Accademia per la Vita respinge le accuse di ostacolare il lavoro degli scienziati e, dai microfoni della Radio Vaticana, puntualizza la posizione della Chiesa a proposito dei temi di più stretta attualità, dall'impiego di organismi geneticamente modificati alla ricerca sulle cellule staminali.

«È ben noto il pensiero ufficiale della Chiesa cattolica, che ha manifestato ripetutamente il suo apprezzamento e incoraggiamento per la ricerca scientifica», specialmente quando è rivolta «alla cura delle malattie e al sollievo dell'umana sofferenza» spiega monsignor Sgreccia ricordando anche il sostegno espresso dal Papa nello scorso agosto intervenendo al Congresso internazionale sui trapianti.

Nonostante ciò si ripetono «gravi accuse» alla fede religiosa e in particolare alla Chiesa cattolica «come se volesse ostacolare la ricerca nel campo della cura delle malattie». Monsignor Sgreccia ricorda anche i fondamenti teologici della bontà della ricerca scientifica, a partire dal testo della Genesi (1, 28; 2, 15), con il comando di Dio «che ha voluto chiamare l'uomo a cooperare con Lui nell'opera della creazione». E dopo un breve richiamo storico al monaco Gregorio Mendel, che ha dato il via allo studio dei geni, monsignor Sgreccia ricorda i molti istituti di ricerca, facoltà mediche e ospedali dipendenti dall'autorità ecclesiastica che coltivano la ricerca con impegno e risultati significativi.

Ma la scienza non è neutra, e su questo occorre vigilare, ammonisce il presule: infatti «l'impiego deteriore della scienza ha scritto pagine buie nella storia non lontana e tale ricerca non può essere fatta rinascere, perché non sarebbe soltanto contro Dio, ma anche contro l'uomo e la civiltà». A questo proposito occorre dunque non trascurare il fatto che «anche la scienza sperimentale, come ogni attività umana deve essere orientata al bene dell'uomo e al rispetto di ogni singolo uomo, sia quanto ai fini che persegue sia quanto ai mezzi che impiega». E questo in ogni fase e in ogni tipo di sperimentazione: «Una ricerca scientifica che pretendesse di prescindere - sottolinea Sgreccia, che è anche direttore dell'Istituto di Bioetica dell'Università Cattolica di Roma - dall'esame rigoroso di carattere etico sugli obiettivi, sui metodi e sulle conseguenze, non sarebbe degna dell'uomo e si esporrebbe al rischio di essere impiegata contro i più deboli e indifesi».

Facile a questo punto ricordare il tentativo di manipolare e sopprimere embrioni umani nella ricerca sulle cellule staminali: una tale forma di scienza «si squalificherebbe e si macchierebbe di inumanità». «La sperimentazione biomedica selettiva e discriminatoria - sottolinea Sgreccia - non può essere giustificata, neppure di fronte a ipotetici vantaggi, che per altro sono raggiugibili con altre metodologie». A questo proposito, monsignor Sgreccia ricorda l'incoraggiamento espresso dalla stessa Accademia per la Vita «alla ricerca sulle cellule staminali prelevate dall'organismo dell'adulto, o, alla nascita, dal cordone ombelicale, come anche dai feti abortiti involontariamente». Così come il giudizio negativo sulla clonazione, «impropriamente definita terapeutica», è motivato dal punto di vista di un'etica razionale e non per un'istanza della sola fede religiosa: «L'embrione umano vivo - ribadisce Sgreccia - è un essere umano, un individuo umano cui si deve il rispetto che si deve a qualsiasi uomo, senza discriminazione alcuna».

Per quanto riguarda le biotecnologie animali e vegetali, monsignor Sgreccia ricorda la necessità di «cautele relative all'accertamento previo dei rischi per la salute», specialmente per semi e vegetali che intervengono «nella preparazione degli alimenti derivati dai cosiddetti "organismi transgenici"». Resta peraltro l'obbligo di «informare i cittadini e di salvaguardare l'equità» economica nei confronti dei Paesi in via di sviluppo.






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