Alle soglie del mistero della vita 1

di

Roberto Piccoli





Di bioetica si comincia a parlare con insistenza, sia pure un po' sottovoce. Poiché questa nuova disciplina si applica ai problemi etici sollevati dagli straordinari progressi della medicina e delle altre scienze della vita, possiamo dire che essa ci riguarda tutti e che proprio in ragione di ciò merita la massima attenzione da parte dell'opinione pubblica e di chi deve adeguatamente informarela. Una notizia recentemente rimbalzata sui giornali italiani, il 12 marzo scorso, ha recentemente scosso l'opinione pubblica: a Birmingham una ragazza si è sottoposta all'inseminazione artificiale per diventare madre senza avere rapporti con alcun uomo. Naturalmente si è subito scatenata la polemica (è giusto mettere al mondo un figlio che per definizione è senza padre? Può lo Stato legittimare un cosi radicale rifiuto dell'istituto familiare? Ecc.).

Ma questo è solo uno fra i tanti esempi che Si possono fare. Ampliando il discorso si scopre che siamo giunti alle soglie del mistero della vita, grazie alla ricerca e alla sperimentazione biomedica, alla nuova genetica, alle biotecnologie in genere. E' una svolta epocale. Ecco perché, se da una parte possiamo per ora essere soddisfatti che la bioetica sia entrata timidamente nelle redazioni dei giornali, dall'altra non possiamo non riconoscere che l'opera di informazione e sensibilizzazione deve andare avanti.

Tra le pratiche oggi "tecnicamente" possibili, occorre decidere quali siano "eticamente" lecite; e non si vede come si possa prescindere, in un paese democratico, da un grande dibattito che coinvolga la società civile in tutte le sue articolazioni, come si verifica, ad esempio, negli USA o in Francia; non si vede neppure come sia possibile che ciò avvenga senza adeguata informazione e, ancor più, "formazione". Ecco un obiettivo, uno spazio, per tutti coloro che credono e operano nella formazione, per dovere istituzionale o spontaneamente, ma con almeno un minimo di potenziale organizzativo. Un compito, quindi, anche per il Centro Tobagi di Treviso - e questo, ben inteso, è un impegno che ci assumiamo, anche alla luce di precedenti positive esperienze in materia di bioetica - che, al pari dei suoi omologhi in altre città d'Italia, ha fatto della formazione una bandiera, lanciandosi nell'avventura dei Corsi di formazione politica. E' in questa ottica che vorrei tentare di definire e proporre, appunto, un'area di impegno.

Riassumo innanzitutto, per sommi capi, quelle che sembrano essere le novità foriere delle maggiori implicazioni problematiche.

- Ideato nel 1985 negli Usa da un gruppo di biologi molecolari, tra cui Renato Dulbecco, procede a livello internazionale il progetto per la mappatura del genoma umano (Human Genome Project).
- Il 14 settembre '90, a Washington, è stato eseguito su una bimba di quattro anni il primo trapianto di geni umani, debitamente autorizzato dalla Commissione Federale per la Bioetica. Il 21 dicembre dello stesso anno il Comitato etico dell' Ospedale San Raffaele di Milano ha dato il via libera ad un intervento, il primo in Europa, in tutto simile. In entrambi i casi Si tratta di bambini che sono costretti a vivere sotto una campana di vetro perché sono completamente indifesi contro qualsiasi infezione, anche la più' banale.

- Ancora dagli Stati Uniti, il 3 gennaio scorso, è stato annunciato che in luglio alcune coppie saranno sottoposte al primo test genetico sugli embrioni (2). Dopo la fecondazione in vitro il test selezionerà gli embrioni "più sani", per poi trapiantarli nell'utero materno, limitando in tal modo il rischio di malattie genetiche.

- Decisamente sterminate sono, inoltre, le possibilita' di quella che si puo' definire "ingegneria genetica ecologica", tanto che ormai è sempre più diffuso l'uso industriale di organismi manipolati geneticamente per produrre sostanze d interesse economico.(3)


Quali sono i vantaggi connessi a queste pratiche?

Nell'ultimo caso citato i benefici possono essere economici ed umanitari: incremento della produzione agricola, lotta alla fame nel mondo, ecc.

Per quanto riguarda il test sugli embrioni, qualora vengano trovati caratteri genetici difettosi si evita il possibile ricorso all'aborto, in quanto è sufficiente "non trapiantare" l'embrione.

Nel caso dei trapianti genici succitati, i due bambini vengono strappati a morte certa nel giro di pochi anni. In prospettiva, inoltre, questo tipo di interventi può rivelarsi decisivo nella lotta contro le malattie ereditarie, senza escludere il diabete o le malattie cardiovascolari e neurologiche.

Per quanto concerne, infine, la mappatura del genoma umano, tenuto conto che il genoma è tutta quanta la dotazione genetica delle diverse specie e di ogni individuo, si può capire che l'obiettivo del progetto è aprire la strada alla terapia di numerose patologie.

Quali sono i rischi?
Riguardo allo sfruttamento industriale delle biotecnologie, negli USA si prevedono fatturati da 40 a 100 miliardi di dollari entro dieci anni. In questo vero e proprio "assalto alla diligenza" è fin troppo facile scorgere il pericolo di folli operazioni di saccheggio del pianeta e di manipolazione della vita umana a fini di lucro.

I trapianti genici e i test sugli embrioni, dal canto loro, possono rappresentare i primi passi verso l'eugenetica. E' doveroso, però, ricordare che se i trapianti non interessano le cellule germinali, cioè uovo e spermatozoo, non si ha quella modificazione trasmissibile ereditariamente che è giustamente la più e la più temuta per le sconvolgenti conseguenze ed implicazioni scientifiche ed etiche: la nascita in laboratorio di una sorta di "nuovo Adamo". Ciò spiega il parere favorevole, espresso il 19 marzo scorso dal Comitato nazionale di bioetica (4), istituito un anno fa dal Presidente del Consiglio, relativainente alla terapia genetica che interessa le cellule somatiche, che muoiono con l'individuo, e l'esclusione degli interventi dell'altro tipo. Non sembra campato in aria, per altro, il timore che il test degli embrioni possa consentire, col tempo, ai papà e alle mamme del futuro di scegliere, oltre al sesso dei loro bebè, anche il colore degli occhi e dei capelli.

Di altra natura è il problema rappresentato da possibili usi indebiti dei dati genetici. Talune imprese, per selezionare gli aspiranti all'assunzione, ricorrono ad uno screening genetico. E' chiaro che ciò può dar luogo a discriminazioni: chi si discosta da un tipo di modello o chi è portatore di geni ritenuti incompatibili con lo svolgimento di determinate attività, è emarginato.


A fronte di tali interrogativi non vi è, purtroppo, una consapevolezza diffusa, a livello sociale, culturale e, quindi; giuridico e politico. Si sta verificando un fenomeno già conosciuto ai tempi dell'esplosione dell'informatica, un gap tra innovazione tecnologica e risposta sociale. Si può notare che, come per l'informatica, qui la capacità di risposta sociale e legislativa è strettamente legata al1a percezione della novità. Occorre, cioè, aggiornarsi e introdurre categorie interpretative al passo con il mutamento. E' questo, appunto, il problema. Ma se per l'informatica i risultati possono considerarsi buoni, visto la ricchezza delle regole giuridiche che oggi disciplinano quel campo, ciò dipende anche dall'ampiezza della discussione sollevata dal problema a suo tempo. Ecco dunque che ritorniamo a quanto si diceva all'inizio: non si può prescindere da un ampio dibattito nazionale
Anche su di un piano più squisitamente politico, infine, credo che non vadano sottovalutati i rischi del gap di cui sopra e del conseguente vuoto legislativo. Infatti, per citare una felice metafora di Luciano Violante, tra il cittadino, il politico, il giurista, il bioetico e il ricercatore è seduto un "Convitato di pietra", come nell'ultimo atto del "Don Giovanni", che alla fine potrebbe avere l'ultima parola: il potere finanziario che sostiene l'industria impegnata in questi settori di frontiera.

Una base preziosa per la discussione da promuovere, i progressisti di matrice cattolica la possono trovare nelle parole pronunciate dal Papa a Camerino, il 19 marzo scorso. Parlando dei progressi in campo scientifico e tecnologico, ed espressamente di genetica, il Pontefice ha invitato all'ottimismo ma anche alla prudenza. Ha citato papa Giovanni: "Non dobbiamo ascoltare i 'profeti di sventura', pronti a vedere catastrofi dietro ogni angolo", ma ha nel contempo ammonito l'uomo a non farsi "prigioniero delle cose" e neppure, quindi, di una scienza che voglia ridurre l'uomo a cosa.

E' sempre l'ansia per l'uomo che ha spinto il capo della Chiesa a mettere le pratiche di manipolazione genetica e di fecondazione artificiale all'ordine del giorno del Collegio cardinalizio, convocato ai primi di aprile. Un gesto, questo, di grande significato, pratico e simbolico, che richiama il mondo al dovere di vigilare e di fare tutto quanto e' possibile per salvaguardare la dignità dell 'uomo.

Da questo punto di vista, nessuno dovrebbe gridare allo scandalo se si proponesse di mettere in discussione anche l'indipendenza della ricerca. Viene da domandarsi, infatti, se dopo secoli di battaglie, da Galileo in poi, si possa concludere che i ricercatori sono troppo presi da quel che fanno, e troppo specializzati, per poter dare un giudizio sereno sulle conseguenze dei loro studi. Sono concetti che circolano già tra i "verdi", Gianni Mattioli in testa. Ma in questo momento sto pensando al francese Jaques Testard, pioniere della fecondazione in vitro, che invece ha deciso di andare controcorrente, autoimponendosi di sospendere le sue ricerche fino a quando non ci sara' un accordo internazionale su direttive etiche esplicite. Paradossalmente, proprio Testard conferma i nostri timori, con l'eccezionalita' del suo gesto e la solitudine che gliene deriva.

Tutto questo, a ben vedere, non ha nulla a che fare coi fondamentalismi di certi ecologisti troppo catastrofisti, e neppure con le varie forme di integralismo; ivi compreso, naturalmente, quello dei cultori delle "magnifiche sorti e progressive", costi quel che costi.






NOTE


(1) Questo è il testo-base da cui ho tratto due articoli, uno apparso sul Gazzettinonel febbraio '91 e l'altro, nel marzo dello stesso anno, su Avvenire.
(2) Per quanto concerne l'embrione umano è disponibile in rete una ricostruzione delle posizioni emerse nel dibattito svoltosi tra gli studiosi italiani.
(3) Negli anni successivi (al 1991, quando scrissi questa nota) vi sono stati ovviamente ulteriori progressi, che così si possono riassumere:
  • 1993 Ricercatori americani clonano un embrione umano e lo fanno sviluppare per diversi giorni.
  • 1995 Ricercatori americani trapiantano cuori da maiali geneticamente modificati in babbuini. I cuori sopravvivono per alcune ore, dimostrando che il trapianto tra specie diverse è possibile.
  • 1997 All' istituto Roslin, Ian Wilmut clona la pecora Dolly. L'anno dopo nelle Hawaii vengono clonate diverse generazioni di topi partendo da cloni di una cellula adulta.
  • 1998 Due équipe di ricercatori coltivano embrioni partendo da cellule indifferenziate pluripotenti : il primo passo verso la «fabbrica degli organi». Scienziati giapponesi clonano otto vitelli partendo da una cellula di mucca. I coreani clonano un embrione umano.
Si possono ricordare, inoltre, le tappe iniziali dell'ingegneria genetica, a partire dalla scoperta fondamentale di James Watson e Francis Crick, vale a dire la struttura a doppia elica del dna, la molecola che contiene il codice genetico (1953) :
  • 1973 Stanley Cohen e Annie Chang inseriscono il gene di un rospo africano nel dna di un batterio.
  • 1976 Nasce a San Francisco la Genentech, prima industria biotecnologica a quotarsi in borsa.
  • 1978 Scienziati della Genentech e del centro medico di Duarte clonano il gene per l'insulina umana, che entra in commercio quattro anni dopo.
  • 1980 Martin Cline crea un topo transgenico trasferendo geni da un animale all'altro. E inserisce nel midollo osseo di due malati di talassemia geni manipolati di emoglobina per correggere il difetto genico.
  • 1986 La Fda (Food and Drug Administration) approva il primo vaccino messo a punto con l'ingegneria genetica contro il virus dell'epatite B.
  • 1988 Harvard University ottiene il primo brevetto per un animale transgenico.
(4) E' in rete il sito ufficiale del Comitato Nazionale per la Bioetica






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