Chiesa, Stato e fecondazione
DISCUSSIONE. Lo scrittore cattolico interviene sulle tesi di Vattimo e don Zega
Messori: prima la fede poi la morale

MI chiedo a volte se il mondo cattolico esiste ancora, o non è soltanto una scatola vuota, e dentro non c'è niente". Vittorio Messori, il più noto scrittore cattolico, commenta la "provocazione" lanciata lunedì mattina sulla Stampa dal filosofo Gianni Vattimo e da don Leonardo Zega. Punto di partenza era la fecondazione artificiale, con le polemiche connesse; i commentatori - riassumendo brutalmente - mettevano in dubbio l'ampiezza del consenso cattolico e popolare contro la fecondazione eterologa; esprimevano la sensazione, presente in molti fedeli, di un coinvolgimento eccessivo della Chiesa versus il potere politico quando le convinzioni cattoliche non sembrano abbastanza difese; e infine si chiedevano se una posizione "rigida" della Chiesa non fosse poco aderente allo spirito evangelico.
Messori è sferzante. "Siamo di fronte a un cristianesimo capovolto dove si annuncia la morale, l'etica cristiana, dimenticando che se prima non riannunci Cristo a un mondo che l'ha dimenticato o rifiutato, provochi rivolta". L'autore (con il Papa) di Varcare le soglie della speranza non può essere certo sospettato di sinistrismo; ma è convinto che l'"inversione della Chiesa", così la chiama, abbia condotto a dimenticare che "deve venire prima la fede, poi la morale". Se non c'è fede, le battaglie sono inutili: "Così come i clericali del ''No'' all'aborto, al divorzio, alla contraccezione, al preservativo, all'ingegneria genetica, questi clericali del ''No'' provocano soltanto rivolta, non adesione; fastidio, la continuazione dell'equivoco secondo cui il prete è sempre e comunque un rompiballe. Il parroco che ti mette il naso in camera da letto. E poi questo frugare clericale negli uteri, negli spermatozoi, fra i perservativi, ma è possibile, dico io? Questo mettere il naso in camera da letto...".
"Credo che oggi più che mai bisognerebbe prendere l'invito del Papa a una nuova evangelizzazione. Soltanto riannunciando il Vangelo e aiutando la gente a riscoprire una certa prospettiva puoi, dopo, parlare di conseguenze etiche". E la Chiesa ha responsabilità pesanti: "Questa logorrea clericale, l'affanno di pubblicare tre documenti al giorno, è un brutto segno; parla molto l'istituzione in crisi. Disquisiscono su tutto, ma dando per scontata una fede che non lo è affatto. Sostanzialmente credo che don Zega non abbia torto".
Ma si tratta solo di convinzioni cattoliche? Il cardinale Ersilio Tonini lo nega, e cita Kant: "Ogni coscienza è naturale salvo che può avere a suo fondamento una legge soprannaturale o rivelata". Osserva: "Se dalla carta costituzionale dovessimo togliere tutto ciò le cui radici sono cristiane dovremmo eliminarla quasi totalmente". Secondo il porporato, non è a difesa della fede che la Chiesa interviene in questo momento per escludere la fecondazione eterologa. "Non c'è nel Vangelo qualcosa che dice: fecondazione eterologa no. Ma c'è un diritto sacrosanto del futuro bambino di sapere a chi si appoggia. E il principio che la paternità e la maternità abbiano la loro ragione nella derivazione biologica fa parte della nostra civiltà. Anche del pensiero romano, precristiano". Il desiderio di avere un figlio "è legittimo, ed è bellissimo. Ma per la sua realizzazione gli strumenti devono essere buoni". E si giunge a un paradosso: "La Chiesa in realtà si trova a difendere il matrimonio civile, un'istituzione che certamente non le appartiene". Ma lo fa per difendere i diritti dei figli.
La legge in discussione in Parlamento è da criticare: "Nessuno l'ha ancora detto: quella legge non fa altro che sanzionare la irresponsabilità di chi dà il seme. Potrebbe avere dieci, quindici figli in giro per l'universo, lui però non ne è responsabile". Le polemiche politiche: "Tiriamo fuori il rapporto Stato-Chiesa in questioni dove quel rapporto non c'entra proprio per niente. Siamo ancora in un'ottica ottocentesca, qui".
Ma è comunque un problema che tocca tutti, al di là delle fedi, dice don Vittorio Morero, direttore dell 'Eco del Chisone : "Discutiamone civilmente, senza di nuovo vedere la Chiesa che fa la crociata. No, queste cose qua la Chiesa le ha sempre dette. Poi ci sono i cristiani che fanno politica, e che hanno dei ruoli pubblici, e sono legislatori, mediano con la loro coscienza. Anche se io ritengo, come teologo, che questo sia un argomento da approfondire; su questo tema della fecondazione non è finita la discussione".
Ma la Chiesa non è troppo rigida nella sua posizione verso le coppie di fatto "stabili"? "E' vero che il Vangelo è un messaggio di guarigione, e non un messaggio di giudizio; però a un certo momento come è possibile che io predichi un'etica senza chiedere alla gente di raggiungere l'ottimale? Penso che nella vita di ognuno di noi ci siano momenti di abisso per i quali vale la compassione; ma io devo predicare l'optimumun, devo mirare in alto. La Chiesa non può predicare la mediocrità o l'escamotage, o anche quell'equilibrio sottile che entra nella vita di tutti noi. Perché corre il rischio di predicare non l'optimum, ma il mediocre".

Marco Tosatti (La Stampa, Martedi' 16 Febbraio 1999)





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